Radioattività reale

LA RADIOATTIVITÀ NELLA VITA DI OGNI GIORNO

(Pubblicazione a carattere divulgativo del Gruppo di ricerca di ingegneria del pianeta dell’Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo)

La radioattività non è un problema astratto ne purtroppo è limitato agli incidenti nelle centrali nucleari.

La radioattività è un’insidia che ci tocca giornalmente in modo subdolo proprio perché sconosciuta.

Questa pubblicazione del gruppo di ricerca di tutela ambientale dell’Università Anglo Cattolica San paolo Apostolo intende divulgare in modo semplice ed efficace come difendersi da questo pericolo invisibile.

Alcuni elementi presenti in natura sono instabili e si degradano senza soluzione di continuità rilasciando radiazioni che chiamiamo radioattività.

La ra­dioattività è invisibile, ad alti livelli uccide rapidamente e a bassi dosaggi i suoi effetti si accumulano nell’organismo sino a raggiungere livelli tossici anche in lassi di tempo lunghi divenendo irreversibilmente leta­li.

Pensiamo all’esposizione solare o a quella di una lampada abbronzante perico­lose quando l’esposizione è troppo lunga ma anche quando è ripetuta troppe volte o, nel caso della lampada troppo vici­no.

Al momento non percepiamo nulla ma subiamo successivamente gli effetti negativi che possono es­sere pesanti sino a divenire ustioni importanti.

Quindi l’esposizione disattenta di 8 ore in una sola giornata senza protezione al sole estivo sulla spiaggia provoca danni alla pelle ma gli stessi danni sono causati anche dall’esposizione dello stesso numero di ore complessive in giorni diversi.

Quando parliamo di nu­cleare pensiamo subito alle bombe e alle centrali atomiche, ma i pericoli non sono solo lì come vedremo e
conoscerli ci permette di difenderci.

La valutazione efficace dei pericoli viene definita dal prodotto di due numeri: uno rappresenta le conse­guenze, l’altro la probabilità che l’evento si verifichi.

Quindi l’inge­stione di una dose massiccia di ve­leno, evento di probabilità infinitesimali, è meno pericolosa ri­spetto all’ingestione frequente di dosi pur piccole di sostanze anche meno nocive.

È raro che qualcuno beva un bicchiere di detersivo o di varechina ma è purtroppo invece frequente toccare il cibo senza essersi prima lavato correttamente le mani, portando in bocca germi e microorganismi pericolosi.

In pratica le conseguenze di eventi facili da verificarsi possono essere più pericolose di un grande evento poco probabile.

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Chernobyl

L’intensità delle radiazioni si misura in Sievert (Sv) e più frequentemente in mille­simi di Sievert (mSv).

Contraria­mente a quanto pensiamo siamo continuamente esposti a fonti ra­dioattive naturali e la dose che un organismo sano può tollerare è di 6 mSv.

Le ricerche condotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno stabilito che un esposizione a radioattività elevata in un tempo breve provoca con:

  • 1.000 mSv alterazioni nel sangue;
  • 2.000 mSv nausea, caduta di capelli ed emorragie;
  • 4.000 mSv tumori, linfomi e leucemia e il 50% di casi mortali;
  • 6.000 mSv decesso immediato.

Per la sovrapposizione degli effetti già illustrata, esposizioni inferiori o ripetute possono agire anche dopo decenni.

Le radiazioni possono essere ionizzanti o non e quelle ionizzanti, di gran lunga le più pericolose, sono classificate in tre gruppi tipo:

  • Alfa: a bassa penetrazione possono essere fermate dalla pelle;
  • Beta: possono essere schermate da protezioni metalliche leggere;
  • Gamma: sono rese inoffensive solo da pesanti strati di piombo.

Tutti i tre tipi sono pericolosissimi per ingestione che può avvenire consumando alimenti esposti alle radiazioni.

Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare assorbiamo costantemente radioattività:

  • l’11% viene ingerito con il cibo;
  • il 14% con esami clinici;
  • il 32% da raggi di derivazione cosmica e terrestre;
  • il 43% dal radon;
  • l’1% deriva dalla dispersione nell’atmosfera di prodotti di test atomici e incidenti nelle centrali.

Gli eventi così noti e pubblicizzati dai media costituiscono quindi solo una parte minima del problema della radioattività che costituisce proprio perché sconosciuto un pericolo estremamente letale.

Possiamo difenderci conoscendo il problema e attuando semplici ma importanti precauzioni.

Gli esami clinici

 

Prima di tutto dobbiamo limitare all’essenziale i test clinici radioattivi: moltissime persone si fanno prescrivere da medici di base troppo timorosi esami diagnostici assolutamente non necessari solo per “sentirsi tranquilli”.

Anche se la moderna diagnostica conta su apparecchiature a bassa emissione di radiazioni è sciocco e dannoso sottoporsi ad esami radiografici e nucleari non necessari.

La diagnostica non necessaria è inutilmente invasiva per l’organismo, aumenta inutilmente i costi del servizio sanitario e in alcuni casi, come quella nucleare o radioattiva, fa assorbire al corpo dosi di radiazioni deleterie che si accumulano.

Un allarme importante è stato lanciato dall’autorevole Società Italiana di Radiologia Medica che denuncia come circa il 40% degli esami radiografici sia inutile, dannoso economicamente e rischioso per il paziente.

In Italia ogni anno vengono eseguite circa 145 milioni di € di prestazioni radiologiche inutili che impoveriscono i Cittadini senza nessun beneficio e con conseguenze dannose per il paziente e aumentando del 400% il rischio di operazioni chirurgiche inutili.

Le diagnostiche ai primi posti nella classifica dell’inutilità sono: la risonanza magnetica lombosacrale, dell’encefalo e del ginocchio insieme alle radiografie toraciche e del cranio.

Se la direttiva Europea 97/43 e la sua derivata in Italia 187/2000 hanno arginato l’esposizione radioattiva medicale molto si deve fare educando pazienti e medici all’utilizzo corretto e saggio della diagnostica.

Le indagini di questo tipo vanno eseguite solo quando effettivamente necessarie evitando isterismi da “malato immaginario” e l’assurda pratica dei medici timorosi che intendono cautelarsi dalla propria incompetenza con test clinici non necessari.

La radioattività in casa

 

Altrettanto importante è evitare i pericoli radioattivi domestici, sconosciuti e diffusi.

L’Unione Europea, sempre molto attenta alla sicurezza, certifica i prodotti sicuri e qualsiasi cosa si intende acquistare è indispensabile che sia approvato dalla CEE e abbia ben visibile il relativo marchio sulla confezione.

Ad esempio il disastro nucleare di Cernobyl ha reso radioattiva una vasta zona, ricca di foreste e miniere e purtroppo ogni oggetto prodotto con quei materiali è radioattivo e pericoloso da utilizzare.

In particolare minerali ferrosi per la produzione di pentolame e legno per mobili, utensili, accessori oltre al legname e al pellet da riscaldamento provenendo da quelle zone vengono offerti a costi più bassi ma non vanno acquistati e utilizzati.

Riconoscere i prodotti radioattivi o i manufatti realizzati con essi è quasi impossibile ma questi prodotti non hanno il marchio CEE e per questo è fondamentale acquistare ed utilizzare solo prodotti certificati evitando in questo modo di cuocere alimenti in pentole radioattive o far entrare in casa mobili altrettanto pericolosi.

Altrettanto pericoloso è utilizzare in cucina cibi esposti alle radiazioni e il recente disastro nucleare in Giappone suggerisce di verificare attentamente la provenienza di pesce, molluschi e materiale ittico in generale evitando i prodotti di provenienza giapponese, in modo particolare il surimi e il sushi.

Molto importante è evitare gli effetti negativi del radon un gas radioattivo prodotto dal terreno che si deposita e accumula sotto gli edifici, la cui presenza ne impedisce la normale dispersione nell’atmosfera.

È necessario scegliere abitazioni che possiedono solai areati e non vespai a contatto con il terreno, preferire i piani superiori e se risulta indispensabile utilizzare ambienti direttamente a contatto con il suolo o interrati questi vanno arieggiati frequentemente e molto più dell’ordinario per evitare accumuli di radon che risultano essere particolarmente pericolosi per i bambini, gli anziani e per quanti soffrono di patologie respiratorie e di origine allergica.

Radioattività dallo spazio

 

Chi viaggia spesso in aereo, come assistenti di volo e piloti, dovrebbe eseguire periodici controlli di routine in quanto con l’altitudine diminuisce l’efficacia dello scudo atmosferico e aumenta proporzionalmente l’effetto delle radiazioni cosmiche.

Un lungo volo intercontinentale fa assorbire radiazioni in quantità tripla rispetto alla dose normale che assorbiamo al suolo e un volo trans polare una quantità 9 volte maggiore perché in corrispondenza dei poli e comunque alle latitudini elevate lo schermo del pianeta che ci protegge dalla radioattività di origine cosmica è meno efficiente.

Non è però necessario allarmarsi perché ogni giorno assorbiamo una dose di radiazioni cosmiche e per quanti non lavorano ma semplicemente viaggiano, anche frequentemente, in aereo l’incremento annuale è quasi insignificante.

Assistenti di volo e piloti che lavorano in aereo devono occuparsi del problema senza drammi ne allarmismi.

Considerando pari ad 1 la quantità di radiazioni assorbite normalmente a livello del mare in un ora e assumendo questo dato come riferimento, la quantità annuale assorbita da tutti è di 1 x 24 x 365 = 8.760 unità che diventano 700.000 nel corso dell’intera aspettativa media di vita.

Il personale di volo delle compagnie aeree trascorre ad alta quota circa 900 ore all’anno che incrementano quindi di 1.800 unità il totale annuale e di 54.000 unità in 30 anni di servizio.

Questo dato aumenta complessivamente di circa l’8% il valore rispetto a chi svolge altre occupazioni.

Si tratta quindi di un aumento poco percettibile e in assoluto estremamente basso.

Anche un viaggiatore abituale e molto attivo nelle rotte a lungo raggio potrà incrementare la dose di radiazioni assorbite di circa lo 0,1% nel corso della vita: una percentuale insignificante.

Uno studio dell’Istituto aereomedicale civile degli U.S.A. ha determinato che a livello del mare i raggi cosmici ci irradiano per circa 0,04 uSv/h micro Sievert per ora e alla quota di volo di 7.000 metri questo valore sale a 0,9 uSv/h ma è necessario anche considerare che la quota, affatto trascurabile, di radiazioni generate dal suolo terrestre è notevole a livello del mare con circa 0,35 uSv/h mentre il loro effetto ad alta quota è quasi nullo.

Questo dato ridimensiona molto l’effetto dell’aumento delle radiazioni cosmiche portando l’incremento complessivo ai valori presentati.

Raggi cosmici in quota
Il diagramma mostra l’aumento della quantità di raggi cosmici con l’aumentare della quota che raggiungono un picco intorno ai 16.000 metri di altezza dal suolo.

Ad alta quota si possono anche subire gli effetti di emissioni di particelle energetiche solari ma questi eventi pur raggiungendo valori anche di 200 uSv/h sono rarissimi e normalmente si verificano solo tre volte in un decennio.

In conclusione è molto importante fare attenzione a cosa mangiamo in particolare alla provenienza degli alimenti, limitare all’indispensabile i test clinici evitando quelli inutili e preoccuparci di acquistare solo prodotti con il marchio CEE che ne garantisce la qualità e la sicurezza.

Tutti quando devono uscire o fare attività all’aperto si informano sul tempo ed evitano ad esempio una gita quando è prevista pioggia. Ma è anche importante informarsi sull’attività solare tenendo conto che quando è minima si verificano le emissioni più massicce di raggi cosmici.

Informarsi è semplice: esistono app gratuite per gli smartphone e siti web che forniscono informazioni sull’attività solare monitorata dai satelliti e dal telescopio spaziale che ci possono indicare quando è preferibile restare al chiuso piuttosto che all’aperto per assorbire meno radiazioni.

In molti Paesi vengono diffusi giornalmente previsioni sulle radiazioni solari con scale semplici che indicano quando proteggersi gli occhi con occhiali da sole e contenere in ore o in minuti l’esposizione al sole senza protezione durante la giornata.

È importante tenere conto di queste previsioni perché gli effetti solari negativi variano da zona a zona in funzione di molti fattori.

Radiazioni e tipologia

 

Le radiazioni sono emissioni di energia che interagiscono con la materia in modi e con effetti diversi.

Ai fini della sicurezza vengono distinti in diversi tipi:

  • ionizzanti
  • non ionizzanti
  • laser
  • ottiche.
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Il simbolo di pericolo internazionale che indica la presenza di radiazioni ionizzanti.

Le radiazioni ionizzanti sono quelle comunemente chiamate nucleari.

Il simbolo che avverte del pericolo è un disco contornato da tre settori circolari disposti a 120° quando lo vediamo dobbiamo agire con estrema cautela e allontanarci immediatamente.

Gli effetti sono gravissimi e in alte concentrazioni rapidamente letali ma possono causare tumori e uccidere anche a distanza di tempo o trasmettere effetti pericolosissimi geneticamente ai figli.

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Il simbolo di pericolo internazionale che indica la presenza di radiazioni non ionizzanti.

Le radiazioni non ionizzanti sono emissioni elettromagnetiche di potenza non sufficiente a ionizzare gli atomi, di qui il nome, ma che possono causare effetti biologici.

Il simbolo è un’antenna stilizzata che emette onde ai due lati ormai ben conosciuto come simbolo del Wi-Fi.

Queste radiazioni possono essere ad alta frequenza come quelle emesse da dispositivi radio o senza fili (wireless) o a bassa frequenza come le emissioni elettromagnetiche dei cavi elettrici, dei trasformatori e delle linee ad alta tensione.

E’ necessario evitare di vivere o passare molto tempo vicino a linee o centrali elettriche, ed evitare soprattutto durante il riposo notturno la vicinanza di apparecchiature elettriche che generano campi in grado di danneggiare il sistema immunitario e le sue corrette funzioni.

Evitiamo inoltre di utilizzare troppo telefoni cellulari e apparecchi wireless preferendo se necessario l’uso di cuffie e auricolari con cavo di connessione per mantenere lontano dalla testa le antenne contenute in questi dispositivi.

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Il simbolo di pericolo internazionale che indica la presenza di radiazioni generate da laser.

Le radiazioni generate da laser sono indicate da un simbolo è una specie di sole con un raggio lungo e diverso.

Il laser produce una tipo particolare di luce definita coerente che possiede la caratteristica di rimanere estremamente concentrata.

Al contrario di un normale fascio luminoso che si apre a ventaglio rapidamente diminuendo presto di intensità la luce emessa dal laser rimane concentrata e può trasportare quantità di energia elevate.

Un laser industriale è in grado di tagliare facilmente lastre di acciaio di notevole spessore, può tagliare diamanti cioè la sostanza più dura conosciuta e molto altro.

Esistono in commercio molti dispositivi laser per uso diverso da piccoli laser per indicare oggetti durante presentazioni agli strumenti di misura alle livelle.

Tutti strumenti molto efficaci e comodi da utilizzare ma potenzialmente pericolosi perché il fascio laser anche di bassa potenza che inavvertitamente colpisce l’occhio è in grado di arrecare danni permanenti o accecare.

Utilizzando questi dispositivi è necessario agire con estrema cautela e con i più potenti indossare occhiali protettivi specifici.

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Il simbolo di pericolo internazionale che indica la presenza di radiazioni ottiche naturali e artificiali.

Le radiazioni ottiche non derivate da laser possono essere naturali (luce solare) o no (luce artificiale).

Le radiazioni ottiche sono simboleggiate da un sole con pochi grandi raggi.

La loro pericolosità dipende dal tipo (visibile, UV e infrarossa) e dall’intensità e i danni possono essere diretti e indotti agli occhi alla pelle ma anche a materiali non biologici.

La luce si distingue in visibile e non visibile in riferimento all’occhio umano: ka luce che riusciamo a percepire è definita appartenente allo spettro visibile. Esistono radiazioni luminose che noi non riusciamo a vedere come quelle ultraviolette cioè oltre il viola e quelle al di sotto del rosso infrarosse.

Della luce UV spesso vediamo alcune derivazioni bluastre mentre di quella IR infrarossa percepiamo la sensazione di calore.

La luce visibile può provocare lesioni fotochimiche e termiche della retina e ustioni della pelle ma quelle invisibili UV e IR patologie ancora più gravi dell’occhio sino alla cataratta e la bruciatura della cornea, eritemi della pelle, ustioni, tumori e invecchiamento precoce della pelle.

La cioccolata è squisita, agisce come antibatterico e migliora l’umore ma abusarne causa molti problemi: tutto dipende dalla quantità e questo vale anche per le radiazioni.

La luce di qualsiasi tipo può essere facilmente concentrata e creare danni enormi.

Un piccolo specchio concavo o una lente può concentrare la luce sino a provocare combustione e incendi e di questi effetti collaterali possibili dobbiamo tenere conto con attenzione.

Un paio di occhiali persi o gettati via senza criterio possono provocare un incendio e la distruzione di un bosco.

Una scelta saggia è pensare sempre alle possibili conseguenze di quanto facciamo vivremo meglio e tuteleremo noi stessi e l’ambiente.

Gli occhiali sono una protezione importante

 

L’importanza degli occhiali è aumentata moltissimo per molti motivi.

La luce solare è cresciuta d’intensità per effetto di una maggiore attività del sole ma anche per la diminuzione della capacità dell’atmosfera di esercitare una efficace azione di filtro.

Molti Paesi cominciano a diramare giornalmente bollettini che avvertono la popolazione della quantità di radiazioni ultraviolette emesse nella giornata e previsioni per i giorni successivi.

Attraverso semplici scale colorate la popolazione viene avvertita del pericolo per occhi e pelle relativo all’esposizione alla luce solare in modo da proteggersi quando necessario con occhiali da sole e creme protettive.

Gli occhiali da sole aumentano la loro importanza e vengono realizzati in modo sempre più sofisticato, con materiali migliori e di costo inferiore.

Tralasciando naturalmente quelli firmati, l’attenzione deve essere posta alla forma e alla qualità delle lenti.

Possono essere in vetro o in polimeri ma la qualità deve essere sempre elevata per non rischiare di danneggiare anziché proteggere i nostri preziosi occhi.

Per scegliere consapevolmente gli occhiali fissate una linea sottile, come ad esempio un palo, attraverso le lenti tenute in mano lontane dall’occhio spostandole e ruotandole lentamente: se la linea diritta viene anche impercettibilmente distorta dalle lenti in movimento non acquistateli perché indipendentemente dal costo o dalla notorietà del produttore hanno lenti inadeguate.

La forma è importante perché gli occhiali da sole devono proteggere gli occhi quindi sono da preferire i modelli con lenti grandi che offrono maggiore protezione.

Alcuni tipi hanno lenti unite che proseguono lateralmente e offrono la maggiore protezione.

Se le lenti sono polarizzate consideratelo un vantaggio perché questo tipo di lenti eliminano i riflessi e stancano gli occhi molto meno.

Gli esseri umani utilizzano per la vista sino a quattro quinti delle proprie risorse quindi evitare di affaticarli produce benessere e benefici tangibili.

Anche gli occhiali da vista sono sempre più utilizzati in quanto l’aumento della vita media ha comunque un prezzo. Spesso dopo i quarant’anni si comincia ad aver bisogno di occhiali da lettura e a volte si dimostrano utili anche molto più presto.

Ma attenzione uno specialista serio e professionalmente preparato eviterà di prescrivere precocemente l’uso di occhiali se non in casi indispensabili e vi suggerirà di limitarne l’utilizzo proprio per preservare la vostra vista.

In termini semplici si può dire che all’interno dell’occhio esiste una lente biologica in grado di cambiare la propria forma per mettere a fuoco oggetti a distanze diverse.

Soprattutto da giovani si tende ad utilizzare troppo spesso la vista a distanze sempre uguali rendendo pigro l’occhio.

Ad esempio studiare, leggere e utilizzare il computer, i videogiochi e la televisione troppo spesso tendono a diminuire l’acutezza visiva da lontano (miopia).

In questi casi opportuni esercizi, come distogliere lo sguardo e fissare oggetti lontani ad intervalli frequenti e qualche giornata passata all’aperto senza utilizzare telefono e tablet, risolvono il problema molto più efficacemente di un paio di occhiali da vista.

L’uso sconsiderato e troppo precoce degli occhiali da vista peggiora sempre i problemi, al contrario sforzare gli occhi ed eseguire esercizi corretti può spesso riportare ad una visione ottimale.

Allo stesso modo quando si comincia a non vedere più bene da vicino è bene non gettarsi subito nelle braccia della sirena ammaliatrice degli occhiali cercando di utilizzarli il minimo indispensabile.

Un uso troppo intenso degli occhiali da vista peggiora sempre la situazione costringendo ad aumentare periodicamente e irreversibilmente la loro gradazione.

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Gli occhiali oversize non sono solo una moda ma un esigenza specifica di proteggere gli occhi nel modo più completo dalle radiazioni solari nocive

Alcuni studi dei nostri ricercatori hanno puntato il dito su patologie specifiche della luce blu sia visibile che ultravioletta quindi sono assolutamente da evitare occhiali azzurri o blu che peggiorano queste patologie.

Per gli occhiali da sole la scelta migliore sono le lenti marroni o verdi il più possibile neutre.

È sufficiente provare ad osservare con o senza occhiali oggetti di diverso colore che non devono risultare troppo diversi o trasformati dal colore delle lenti degli occhiali di buona qualità.

Una lente con una venatura ambrata all’interno esalta la densità dei colori con un bellissimo effetto cromatico ma è meglio che questo effetto non sia comunque troppo pronunciato.

Anche la cataratta, una patologia multifattoriale dell’età avanzata che rende opaco il cristallino diminuendo l’efficacia visiva è legata ad effetti collaterali generati dalla luce ultravioletta quindi l’uso frequente degli occhiali da sole permette di allontanare la minaccia della cataratta.

Se gli occhiali da vista devono essere utilizzati solo quando è realmente indispensabile e sotto controllo medico, al contrario è opportuno utilizzare estesamente gli occhiali da sole con lenti marroni e di qualità elevata.

Per salvaguardare la vista è sempre bene evitare forti contrasti affidandosi a luci diffuse con tende alle finestre e paralumi e diffusori adeguati per le luci artificiali.

Proteggere gli occhi da fonti luminose intense, a forte contrasto e poste di fronte; evitare i riflessi fastidiosi e di svolgere attività di precisione, leggere, scrivere o disegnare in condizioni di luce scarsa.

Con il passare degli anni i nostri occhi necessitano di una sempre maggiore quantità di luce per la lettura e le luci a led da pochi watt ne forniscono di qualità eccellente con consumi energetici irrisori.

Sono disponibili anche occhiali di protezione per chi usa troppo i video terminali compresi computer e videogiochi ma evitare di usare questi sistemi troppo è sempre una scelta oculata.

Un discorso specifico per gli ebook i libri digitali che offrono un controllo accurato della dimensione dei caratteri e del livello di illuminazione evitando di stancare gli occhi se lo schermo viene regolato in modo ottimale e che non inquinano ne fanno tagliare alberi e foreste per essere stampati.

Chernobyl, 26 aprile 1986

 

Uno dei più grandi disastri nucleari si è verificato 30 anni fa nell’allora Unione Sovietica con l’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina.

In poco tempo una serie di  esplosioni in successione sollevarono dense nubi di materiali radioattivi espandendosi verso l’Europa orientale, la parte occidentale dell’URSS e la Scandinavia.

Immediatamente la centrale stessa e le aree limitrofe vengono pesantemente contaminate e questo renderà necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 350.000 abitanti ma l’evacuazione non viene decisa subito e questo creerà una strage di dimensioni ancora sconosciute.

Nel 1986 quella di Chernobyl era una centrale della dittatura comunista a grafite e idrogeno un binomio letale creato per produrre testate nucleari belliche e solo come sotto prodotto energia elettrica.

Un tipo di centrale bellica, una fabbrica di armamenti pericolosa e instabile come una fabbrica di fuochi artificiali clandestina.

Ma siamo in un periodo dominato dal muro di Berlino, dai carri armati sovietici schierati contro l’Europa e dominato dalla censura indispensabile ad ogni dittatura per mantenere il controllo sulla popolazione.

L’impianto era articolato su quattro reattori, complessivamente in grado di produrre 4 Gwatt di energia elettrica e 13 Gwatt di energia termica attraverso gli scambiatori di calore dei circuiti di raffreddamento.

Chernobyl era in grado di produrre circa il 10% del fabbisogno elettrico dell’Ucraina con un impianto costruito fra il 1977 ed il 1983  con ulteriori due reattori sempre del medesimo tipo e potenza in fase di costruzione al momento della catastrofe.

Tutti i reattori erano di tipo RBMK-1000 a canali, moderato a grafite e refrigerato ad acqua ideale per la produzione del plutonio-239 destinato agli impieghi bellici.

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Tutto questo per produrre testate nucleari: ne valeva la pena? Certamente no!

La potenza elettrica prodotta dai reattori era notevole ma come già detto la produzione di energia elettrica era un sottoprodotto di un impianto grafite/idrogeno concepito per la produzione su larga scala di testate nucleari tattiche e strategiche.

Questa scelta dell’URSS militarista diminuiva sensibilmente la produzione di energia che avrebbe potuto essere di 1,6 Gwatt per ciascun reattore e rendeva i reattori stessi molto più instabili e pericolosi.

In quegli anni un accurato studio internazionale definiva le centrali nucleari estremamente sicure a condizione che fossero concepite esclusivamente per usi civili, ben progettate e ben realizzate, sottolineando al contempo i grandi rischi insiti nelle centrali create per usi militari con particolare riferimento ai sistemi idrogeno/grafite definiti i più pericolosi in assoluto.

Il 26 aprile 1986 all’una 23 minuti e 58 secondi durante l’effettuazione di un test, definito di sicurezza, ufficialmente eseguito per verificare se la turbina potesse continuare a produrre energia per inerzia anche con il circuito di raffreddamento incapace di produrre vapore, furono disabilitati alcuni circuiti di emergenza dell’impianto di raffreddamento secondario e poi di quello principale.

Poco dopo il disastro.

 

La leadership militare dell’URSS cercò di tenere nascosta la catastrofe main questo caso neppure la censura poteva essere mantenuta.

Il giorno dopo i controlli di routine sugli indumenti degli addetti alla centrale elettrica nucleare di Forsmark in Svezia rilevarono particelle radioattive.

Questo fece scattare immediatamente l’allarme nella centrale ma le verifiche accurate si rivelarono tutte negative rivelando che non esisteva alcuna perdita nell’impianto svedese.

Quindi tecnici e ispettori iniziarono una approfondita analisi in cerchi concentrici sempre più ampi e un’analisi delle condizioni meteorologiche e dei venti nei giorni  precedenti che portarono alla soluzione del mistero.

Il pulviscolo radioattivo proveniva senza dubbio da una centrale in Unione Sovietica e la notizia del disastro cominciò a diffondersi.

Da quel momento iniziano ad essere formulate ogni genere di ipotesi ma le cause del disastro non sono mai state chiarite pur se esistono due ipotesi con maggiori probabilità rispetto a tutte le altre.

La prima viene ufficialmente formulata e resa nota nel 1986 ad agosto dopo circa tre mesi e  attribuisce ogni responsabilità ad errori dei tecnici che operavano nell’impianto.

La seconda ipotesi viene proposta nel 1991 a distanza di cinque anni da Valeri Legasov che attribuisce l’incidente a precise carenze e difetti progettuali del reattore RBMK.

Legasov si riferisce in particolare alla progettazione del sistema delle barre di controllo in grafite che definisce inefficaci a fermare la reazione a catena in tempi adeguati e specificatamente in occasione di un evento d’emergenza.

Indipendentemente dalle cause il disastro fu immane.

La gestione della catastrofe e delle sue conseguenze da parte del governo dell’Unione Sovietica deve essere considerato addirittura criminale.

Allo scopo di contenere la inevitabile propaganda sfavorevole non vengono fornite informazioni e supporto adeguato ne alla popolazione mondiale e neppure alla popolazione locale e ai soccorritori direttamente coinvolti nel disastro di proporzioni bibliche.

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Macerie a Pripyat

Le squadre di bonifica, gli operatori sanitari, i vigili del fuoco, la protezione civile e tutti i soccorritori senza distinzione non vengono avvertiti dei pericoli derivanti dalle emissioni di ogni genere del reattore esploso.

In questo modo si lasciano esposti al contagio radioattivo e a morte certa soccorritori e tecnici che immediatamente e persino nei mesi successivi vengono coinvolti nelle indispensabili operazioni di contenimento.

Questo è reso possibile dalla dittatura che utilizza in modo irresponsabile la censura e il personale quasi tutto militarizzato che viene impiegato senza alcuna informazione sui rischi e senza essere dotati di dispositivi di sicurezza e tute protettive, esponendoli irrimediabilmente al contagio radioattivo.

I detriti contaminati dalla radioattività vengono riportati dentro quanto rimane del reattore esploso e spesso questa operazione viene compiuta addirittura a mani nude.

Dopo questa operazione  tesa a rimettere il “genio” nella lampada i resti del reattore vengono seppelliti da un bombardamento di oltre 5.000 tonnellate effettuato con sacchi di sabbia lanciati da elicotteri.

Quindi il reattore viene sigillato da un sarcofago di cemento e acciaio.

Infine l’impianto viene ultimamente sigillato da una colossale struttura ad arco in acciaio, una sorta di capannone alto più di cento metri e lungo 150.

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Quel che resta di Chernobyl in un immagine del 2013 che illustra i lenti progressi della costruzione della struttura di contenimento ad arco, gigantesca ma forse tardiva e inutile.

Ma cosa è successo alla popolazione?

 

I dati sono ancora incerti, contraddittori e tutto sommato inattendibili e naturalmente grazie alla censura dell’epoca probabilmente non sapremo mai la vera entità del disastro.

I dati “ufficiali” parlano di circa 200 persone ricoverate immediatamente con 30 decessi per la maggior parte in seguito all’esposizione diretta alle radiazioni e 135.000 evacuazioni.

Ma sappiamo che la contaminazione si è estesa  in vaste zone della Russia e i soccorritori e gli operatori per la bonifica che hanno operato per mesi senza protezione sono certamente rimasti vittime delle radiazioni in tempi successivi e in zone lontane.

Chi ha bevuto il latte o altri prodotti delle zone colpite ha ingerito iodio-131 e altre sostanze altamente radioattive e contaminanti.

Molti studi hanno rilevato che l’incidenza del cancro in Bielorussia, Ucraina e Russia è aumentata sensibilmente.

È stato accertato che oltre 600 mila persone, quasi tutti militari, hanno partecipato alla realizzazione del rivestimento di cemento e acciaio.

Fra questi è enormemente aumentata l’incidenza dei tumori e delle leucemie.

Probabilmente il numero effettivo delle vittime di Chernobyl a breve e a lungo termine salirà oltre le 10.000 unità ma si tratta di una stima certamente per difetto perché a Chernobyl la quantità delle radiazioni letali disseminate sembra sia stata 100 volte maggiore di quelle disperse dalla bomaba di Hiroshima.

Anche considerando che la densità di popolazione a Chernobyl era estremamente più bassa non risulta quindi credibile una valutazione così bassa di perdite soprattutto considerando l’inqualificabile, criminale comportamento dell?Unione Sovietica che mandò senza protezioni 600.000 operatori e addirittura diede ordine di far sfilare un gruppo di bambini a Chernobyl nella zona più contaminata dopo la catastrofe per dimostrare al mondo che non era successo nulla.

Ma Chernobyl ha avuto ripercussioni mondiali con danni alle persone che non saranno mai quantificati esattamente.

La lettera di un sopravvissuto

 

Assiduo lettore di giornali e da sempre convinto dell’importanza dell’informazione seppi di Chernobyl appena le notizie cominciarono a trapelare e la mia formazione scientifica mi rese subito chiara la portata del disastro.

Fortunatamente non avevo vissuto gli orrori della seconda guerra mondiale se non attraverso i racconti dei miei genitori e dei loro amici.

Racconti terribili come terribile era la situazione di allora con il mondo diviso in tre blocchi: Occidente, URSS e Cina.

La Cina e la Russia si fronteggiavano e si riavvicinavano in un altalena devastante che si cercava di esorcizzare con l’umorismo.

La barzelletta più in voga narrava della guerra scoppiata, con la Russia che il primo giorno cattura 100 milioni di prigionieri cinesi, il secondo giorno ne cattura 400 milioni e il terzo giorno (la Russia!) si arrende.

La guerra fredda imperversa e non è poi tanto fredda visto che dalla notte nella quale Berlino viene divisa in due parti dal muro comunista erano già 116 le guerre combattute nel Mondo.

Nel 1980 le Olimpiadi di Mosca a molti ricordarono quelle di Berlino che nel 1936 furono la vetrina di una dittatura che sconvolse il Mondo con la guerra totale pochi anni dopo.

Poco prima avevo visitato il Giappone, un Paese allora fiorente e non ancora devastato dallo smog, che mi era piaciuto moltissimo sino alle soglie di Hiroshima.

Hiroshima è stata la prima città e fortunatamente la sola insieme a Nagasaki a sperimentare gli orrori nucleari.

Arrivando la trovai totalmente nuova, evento però non insolito nel Giappone dei 2.600 terremoti annuali che ricostruisce frequentemente le zone devastate.

Ma Hiroshima era diversa. Nell’enorme parco della memoria che sorge nel centro della città, proprio dove esplose la bomba A, mi resi conto che tutto in effetti era diverso.

Il museo del parco racconta che queste esplosioni atomiche hanno si causato centinaia di migliaia di vittime, ma anche creato le condizioni per la resa del Giappone che altrimenti avrebbe resistito sino alle estreme conseguenze.

Gli storici giapponesi hanno stimato che l’invasione del Giappone avrebbe causato mezzo milione di perdite americane e oltre dieci milioni e mezzo di vittime giapponesi.

Il loro rapporto strano e per noi incomprensibile con la morte accetta il fatto come un danno collaterale che ha scongiurato un olocausto da 11 milioni di vittime: il doppio di quello ebraico.

Le cifre sono talmente grandi da essere addirittura poco percepibili ma quello che strazia sono le cose di ogni giorno come le stoviglie lasciate in cucina e fuse dall’immane calore o “l’ombra” delle persone vaporizzate istantaneamente che hanno protetto con il loro corpo la pietra dell’edificio alle loro spalle e sulla quale ora rimane solo una tragica silhouette non degradata dal flash nucleare.

Camminare su quel prato vedendo i resti del palazzo semidistrutto che è diventato un simbolo mondiale e il fiume dove la gente impazzita dalle ustioni si gettava trovando una morte senza sollievo significò per me, in quel 1981 sotto la minaccia dell’Armageddon nucleare, un esperienza agghiacciante perché ero consapevole che la folle situazione mondiale avrebbe potuto creare una Terra senza più esseri umani.

Al centro del parco ricordo il monumento ai bambini nuclearizzati pieno di piccoli origami ad uccello.

In Giappone l’origami uccello si prepara e si dona ad un ammalato per dirgli, con questo semplice gesto: ti voglio bene, mi dispiace che stai male, guarisci al più presto.

Le radiazioni nucleari uccidono anche dopo molto tempo e persino chi non era lì per via genetica. Anni dopo l’esplosione una bambina viene ricoverata in ospedale e chiede ai medici quando guarirà. Uno di essi le risponde che quando avrà piegato mille uccelli origami tornerà a casa.

La bambina troppo debole per la malattia piega lentamente i suoi origami e dopo aver completato il 999° muore.

Da allora tutti i bambini che visitano il monumento ai bambini nuclearizzati di Hiroshima ne lasciano lì uno.

Ricordo perfettamente il cumulo di uccellini di carta grande quanto un covone di fieno, un numero enorme di uccellini lasciato lì in poche ore perché un nubifragio, tre giorni prima, aveva spazzato via il precedente mucchio.

Nel 1986 quando si diffuse la notizia del disastro di Chernobyl il Ministero della Sanità Italiano vietò vendita e consumo di verdura a foglia larga perché più ricettiva delle altre a raccogliere e assorbire pulviscolo radioattivo.

Ma questa misura, pur efficace e tempestiva, poté solo limitare i danni del disastro che si sono manifestati molto dopo.

Il colpevole silenzio del regime comunista ha creato migliaia di vittime anche in terre lontane da Chernobyl.

Ho subito l’asportazione della tiroide piena di tumori causati dalle ricadute radioattive di Chernobyl e sono molto fortunato ad essere sopravvissuto perché per molti invece non è stato così.

Le stime e i bilanci sui disastri nucleari dovranno essere riviste perché le ricadute pericolose viaggiano per interi continenti.

Oggi la dittatura in URRS è crollata e la guerra fredda finita ma esistono Nazioni potenti e poco controllabili come Corea del Nord, Iraq e India che dispongono o cercano armamenti nucleari.

L’arsenale atomico ha agito da deterrente e ha impedito lo scoppio della terza guerra mondiale nello stesso secolo ma rigurgiti dittatoriali e fanatismi religiosi possono ancora creare disastri atomici e l’ultimo in Giappone è stato causato dal malcostume delle tangenti e degli appaltatori che risparmiano sui materiali per lucrare di più e non sappiamo ancora che effetti avrà visto che il pesce pescato in Giappone viene esportato ovunque.

Quanto ci sono costati e ci costeranno gli sconsiderati test nucleari eseguiti da USA, Francia, Inghilterra, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord?

C’è un arsenale nucleare enorme capace addirittura di distruggere molte volte l’intero pianeta che ormai è divenuto obsoleto ma diventa ogni giorno più pericoloso perché la caduta del blocco sovietico e la crisi economica mondiale lo sta facendo finire in mano a terroristi e a mercanti d’armi.

Dimenticare gli orrori della guerra, gli errori nucleari e Chernobyl sarebbe lo sbaglio più grande dell’umanità perché siamo tutti dei sopravvissuti.

Lettera firmata

(Pubblicazione a carattere divulgativo del Gruppo di ricerca di ingegneria del pianeta dell’Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo)