Il sistema Pan-STARRS 1

 

Il telescopio Pan-STARRS 1 (acronimo di Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System cioè telescopio a visione panoramica e sistema a risposta veloce) è gestito dalla facoltà di astronomia dell’Università delle Hawai’I nell’ambito di un consorzio scientifico internazionale.

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Lo spaccato del sistema astronomico Pan-STARRS 1 disponibile nel sito ufficiale pan-starrs dell’organizzazione: http://pan-starrs.ifa.hawaii.edu/public/home.html

Questo sistema di osservazione astronomico osserva l’intera volta celeste attraverso una combinazione di fotocamere digitali ad alta risoluzione e sensori molto estesi combinate con specchi newtoniani relativamente piccoli che creano una combinazione in grado di catturare immagini da porzioni di cielo enormemente estese rispetto a quelle dei telescopi tradizionali.

Un sistema efficace ed economico creato per realizzare un sistema di allarme preventivo contro la minaccia che asteroidi e comete rappresentano da oltre 4 miliardi di anni per la Terra.

La Terra dalla sua formazione è infatti stata colpita varie volte da bolidi spaziali che vengono ora definiti NEO (Near Earth Objects cioè oggetti vicini alla Terra) rappresentano un enorme pericolo per il nostro pianeta e per la sopravvivenza stessa della razza umana.

Collisioni cosmiche sono frequenti ma generalmente i bolidi sono piccoli frammenti che chiamiamo meteoriti che si distruggono bruciando per attrito quando vengono in contatto con l’atmosfera.

Vengono efficacemente distrutti dal nostro scudo atmosferico i bolidi sino a qualche metro di diametro e di massa inferiore a qualche decina di tonnellate.

A volte questi bolidi consumati dall’attrito atmosferico che genera enorme calore bruciano in modo visibile o esplodono nell’alta atmosfera e la frequenza dei loro impatti è elevata ma rappresentano un fenomeno da osservare ma del quale non ci si deve preoccupare.

Purtroppo quando questi bolidi sono di dimensioni più grandi il transito nell’atmosfera non riesce a distruggerli e colpendo la Terra causano distruzioni proporzionali alle loro dimensioni.

Questi impatti hanno causato o svolto un ruolo importante nelle estinzioni di massa sul nostro pianeta come ampiamente documentato dai reperti fossili.

Nel 1994 abbiamo assistito, quali spettatori interessati, all’impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 contro il pianeta Giove.

Se solo uno di questi bolidi, anche tra quelli piccoli di un km di diametro, avesse colpito la Terra il disastro sarebbe stato di dimensioni bibliche.

Conseguenze di un impatto cosmico sulla Terra

 

Le conseguenze di un impatto dipendono dalla velocità e soprattutto dalle dimensioni.

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L’evento che nessuno vorrebbe mai si verificasse.

L’impatto di un bolide di diametro pari a:

  • 100 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 100 megatoni in grado di distruggere una città (avvengono ogni millennio circa)
  • 250 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 2.500 megatoni in grado di cancellare in un istante un’area delle dimensioni di una provincia (avvengono ogni 5.000 anni circa)
  • 500 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 50.000 megatoni in grado di distruggere una regione o un piccolo stato (avvengono ogni 50.000 anni circa)
  • 1.000 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 1.000 megatoni in grado di distruggere un grande stato con conseguenze terribili per l’inimmaginabile quantità di polveri sollevate che possono rimanere nell’atmosfera per anni coprendo la luce del sole e creando un inverno perenne sulla Terra non più riscaldata e senza sintesi clorofilliana si arriva alla morte della vegetazione e alla conseguente estinzione degli animali per l’interruzione della catena alimentare e quasi certamente della razza umana (avvengono ogni 200.000 anni circa).

Per questo è stato creato un sistema di allarme mondiale per scoprire con il massimo anticipo possibile l’eventuale arrivo di bolidi cosmici.

La disponibilità di missili a lunga gittata armati con testate nucleari ci consente di tentare una difesa della Terra.

Oggi la comunità scientifica si divide fra due ipotesi d’intervento.

Ii fautori del colpo diretto ritengono che questo distruggerebbe l’asteroide o quantomeno lo dividerebbe in frammenti più piccoli e quindi inoffensivi.

I fautori del colpo di prossimità invece sostengono che generando una esplosione molto vicina questa muterebbe significativamente, per effetto della pressione generata dall’esplosione, la traiettoria dell’asteroide evitando l’impatto con la Terra o facendolo rimbalzare senza danno contro l’atmosfera.

L’esplosione di prossimità lascerebbe intatto il bolide evitando di generare enormi quantità di bolidi con traiettorie impossibili da predeterminare e potenzialmente pericolose.

I nostri ricercatori sostengono che la soluzione migliore debba essere determinata caso per caso in funzione della traiettoria, velocità, massa, dimensioni e costituzione dell’asteroide e non esista allo stato attuale una soluzione efficace in ogni circostanza.

L’impatto devastante della cometa Shoemaker-Levy 9 contro Giove ha dimostrato come questi eventi catastrofici sono purtroppo possibili anzi statisticamente certi anche se non siamo in grado di predire quando avverranno.

Il preavviso fornito dagli attuali strumenti di rilevazione astronomica può essere estremamente breve e per questo l’intera razza umana deve cominciare a cooperare e collaborare per il proprio futuro senza perdersi in inutili e meschine guerre piccole e grandi combattute non per i motivi sbandierati dalla propaganda ma in realtà sono per fini meschini economici e di potere.

La scoperta di 2016 HO3

 

Il sistema Pan-STARRS 1 ha scoperto 2016 HO3 un asteroide che orbita intorno al Sole.

HO3, come verrà da noi familiarmente chiamato, è un asteroide che descrive un orbita intorno al nostro Sole e alla Terra ed è stato osservato per la prima volta il 27 aprile 2016 di qui la sua denominazione che indica l’anno della sua scoperta prima della sigla attribuita.

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Il possibile aspetto di 2016 HO3 troppo lontano dalla Terra e troppo piccolo per essere visto con chiarezza le ipotesi sulle sue dimensioni le classificano fra i 40 e i 100 metri circa di diametro.

Si tratta di un “sasso” irregolare con dimensioni comprese tra un diametro minimo di 40 metri e uno massimo di 100 metri.

HO3 possiede un’orbita abbastanza stabile e relativamente molto vicina a quella della Terra anzi quasi sovrapponibile in termini astronomici e accompagna la Terra nel suo viaggio intorno al Sole variando la sua distanza dalla Terra sino ad un valore minimo pari a circa 14 milioni di Km.

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Illustrazione grafica dell’orbita che HO3 (in rosso) descrive attorno al Sole (in giallo) in confronto a quella della Terra (in azzurro). L’immagine non è in scala, per una più efficace rappresentazione grafica le dimensioni dei corpi celesti sono spropositate.

14.000.000 di Km sono un’inezia in astronomia ma HO3 non può essere considerato un satellite della Terra come la Luna che orbita ad una distanza media molto inferiore con un’orbita centrata sul nostro pianeta e non attorno al Sole.

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Le missioni Apollo della Nasa dalla 11 in poi hanno portato sulla Luna 16 uomini che hanno lasciato anche dei sistemi di riflessione per laser utilizzati per valutare con precisione la distanza tra la Terra e la Luna.

Grazie a questi sistemi sappiamo che la distanza media Terra-Luna è 384.403 Km e che il nostro satellite si allontana da noi di 3,8 cm ogni anno.

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La Luna è il satellite per ora unico della Terra ma non è escluso che in futuro altri corpi potrebbero essere catturati dalla gravità terrestre e accompagnare il nostro pianeta nel suo viaggio nello spazio profondo.
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In rosso il dominio dell’orbita descritta da HO3 attorno alla Terra globo blu non rappresentato in scala. L’orbita può essere definita abbastanza regolare e alcuni attribuiscono a HO3 il rango di “quasi” satellite della Terra.

Quando HO3 si trova alla sua distanza minima dalla Terra questa corrisponde a 36 volte circa la distanza Terra-Luna media.

Il grafico mostra il dominio dell’orbita di HO3 che si comporta come un oggetto molto vicino ad essere definito come satellite del nostro pianeta anche se in realtà non lo è.

È stato ipotizzato che HO3 accompagna nello spazio la Terra da circa un secolo e che continuerà a farlo per molto tempo.

Esistono molti asteroidi o satelliti naturali che condividono l’orbita dei pianeti del sistema solare senza entrare in collisione che vengono definiti asteroidi troiani.

Sono conosciuti molti asteroidi troiani di Giove, quattro di Marte, due di Saturno e uno solo rispettivamente per la Terra, Venere e Urano. Nettuno ne conta nove ma probabilmente quelli di Urano e Nettuno sono molti di più anche se ancora non rilevati dai sistemi astronomici dei quali disponiamo.

Gli asteroidi troiani mantengono una distanza fissa dal pianeta di riferimento invece HO3 possiede caratteristiche diverse ma la sua rotazione intorno al nostro pianeta non è sempre stabile e subisce spostamenti annuali irregolari e di un ordine di grandezza completamente diverso da quello della Luna.

In definitiva 2016 HO3 orbita attorno al Sole ma si mantiene relativamente vicino alla Terra e descrive anche orbite complesse intorno al nostro pianeta mantenendosi tra la Terra e il Sole per circa metà dell’anno e spostandosi oltre la Terra nel tempo residuo.

La sua posizione e il suo comportamento non lo rendono pericoloso ma lo identificano come quanto di più simile ad un satellite cioè un quasi satellite della Terra.

                   Gruppo di ricerca USP11IDP
Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo