Il grido dei popoli

di Ludovico Allegretti

Mentre la vecchia Europa, sul finire del primo ventennio del terzo millennio, stava affrontando il rifiorire di nazionalismi all’assalto dell’ideologia comunitaria, l’insorgere della globalizzazione pandemica ha fatto apparire all’orizzonte la certezza che un altro mondo stava nascendo. Si assisteva ovvero all’affannosa rincorsa tra una realtà mondana in un inarrestabile cambiamento e le istituzioni che, tramite le norme giuridiche, sono chiamate e volute dai popoli per guidarla e renderla maggiormente responsabile dell’intera umanità. E «rilevare l’universalità di alcuni sommi princìpi è essenziale, non per redigere codici cosmopolitici, ma solo per mostrare la fondamentale capacità di comunicazione di tutte le culture e di conseguenza di tutti gli individui» 1 , infatti, «escluso dalla partecipazione al mio stesso essere, e quindi dal dialogo, non più degno in sé di rispetto, l’altro viene ridotto o a materia bruta, oggetto passivo della mia volontà calcolante e dominante, o a nemico non redimibile» 2 . Già la storia dell’uomo ha troppe volte conosciuto che «la giustizia riesce a sopraffar la violenza, quando si giunge alla fine; e l’improvvido impara dopo aver sofferto» 3 .
La mutua violenza all’interno dell’Occidente per accaparrarsi i vaccini, l’incurante marginalizzazione dei paesi poveri dalle terapie nella logica della mors tua vita mea, il profitto sui brevetti divenuto premessa per comprarsi futuri consensi, la sostanziale violenza insomma dell’escludere l’altro dal proprio orizzonte esistenziale, per un’estenuata cultura comporta imprevedibili valenze positive, «può divenire il tramite d’un nuovo conferimento di senso, quando ogni senso sia logorato e trasformato in inutile rito; può presentarsi come il benefico, anche se brutale, motore della storia, che chiede d’essere apprezzato come il necessario rigeneratore delle forze vitali del mondo, prezioso come il movimento del vento che preserva il mare dalla putrefazione. Il paradigma della violenza costitutiva e rigeneratrice delle forze vitali del mondo […] già emerge in tutta la sua compiutezza in uno dei più celebri frammenti di Eraclito: il conflitto è padre di tutte le cose e di tutte è re: e gli uni fece dei, gli altri uomini: gli uni servi, gli altri liberi» 4
L’attuale globalizzazione pandemica conduce a un’inaspettata consapevolezza: «il concetto di sicurezza non viene più inteso come associato alla sola difesa dell’integrità nazionale, bensì come insieme di misure preventive tese al mantenimento della stabilità internazionale e a fronteggiare […] qualsiasi minaccia» 5 . Paiono qui riecheggiare luttuosi i versi dell’antico poeta di Ascra: «e così ad Ares che trapassa gli scudi Citerea partorì lo Spavento e il Terrore, terribili dei, i quali scompigliano nella guerra agghiacciante le fitte schiere degli uomini, assieme ad Ares distruggitor di città» 6 . E proprio ad Ares, dio della guerra, che nel tentativo di vendicare Cicno fu ferito e stava soccombendo, «subito lo Spavento e il Terrore spinsero accanto […] il cocchio dalle belle ruote e i cavalli, e su
dalla terra dalle larghe vie lo alzarono sul cocchio molto lavorato; quindi senza indugio sferzarono i cavalli, e giunsero al
grande Olimpo» 7 .

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