La piena equiparazione dei titoli Universitari

EQUIPOLLENZA ED EQUIVALENZA

DEI TITOLI UNIVERSITARI:

LA PIENA EQUIPARAZIONE DEI TITOLI

UNI SAN PAOLO

Particolare attenzione nel mondo degli studi superiori, riveste l’argomento della equipollenza dei titoli universitari, soprattutto tenuto conto dei risvolti giuridici, scientifici e pratici che tale tema riveste nell’Unione Europea.

I mutati e continui cambiamenti degli ordini sociali, influiscono essenzialmente anche sulla percezione del valore di un titolo universitario acquisito in qualunque punto della comunità europea e in tutto il mondo. Ciò non di meno, incide essenzialmente sulle mutate ed in continuo “divenire” dinamiche del mondo del lavoro.

La chiarezza didattica e scientifica sull’argomento “equipollenza”, comporta automaticamente l’esigenza di fare chiarezza sui punti cardini che nel tempo e nella storia, a partire dal secondo dopo guerra in poi, ne hanno scandito la rilevanza e l’importanza giuridico – accademica.

  1. Convenzione europea firmata a Parigi il 14 Dicembre 1959, in tema dei titoli rilasciati da Università straniera: perfetta equipollenza e cioè equiparazione piena di un titolo accademico rilasciato da un istituto superiore di studi di Nazione straniera. La Università dovrà valutare con il vaglio del Ministero dell’istruzione superiore, la perfetta esaustività dei titoli accademici acquisti all’estero, conferendo equipollenza ed equivalenza agli stessi;

  1. Tale convenzione trova sviluppo ulteriore e definitivo con il trattato della convenzione di Helsinki per “La sicurezza e la cooperazione in Europa”, del 01.Agosto.1975;

  1. Ulteriore ampliamento legislativo di stampo pattizio, fu apportato tramite la Convenzione di Parigi del 21. Dicembre.1979, e ratificata in Italia con Legge del Giugno 1982, n.376.

  1. Lo Stato Italiano, muovendo in questa direzione, ha dunque accettato di ratificare la convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore in tutta la regione europea , fatta a Lisbona l’11.Aprile 1997, (Legge 11 Luglio 2002, n.148), e che attribuisce in modo esplicito ed inequivoco all’indice dell’art.2, a tutte le Università, la relativa competenza per il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti anche all’estero e dei titoli di studio stranieri ai fini dell’accesso all’istruzione superiore, del proseguimento degli studi universitari ed accademici in genere e nello specifico, del conseguimento dei titoli universitari italiani;

  1. Con riguardo al nodo dell’impiego pubblico, l’art.5 prevede che: “il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all’estero e degli stessi titoli, è operato dalle amministrazioni dello Stato nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti in materia di riconoscimento ai fini professionali e di accesso ai pubblici impieghi, secondo procedure da stabilire con successivo e pertinente regolamento di esecuzione”;

  1. La convenzione di Lisbona, stabilisce ulteriormente che ogni parte può subordinare il riconoscimento dei titoli accademici stranieri che operano fattualmente sul territorio a requisiti specifici di legislazione nazionale, propria, o ad accordi specifici firmati con la parte a cui appartengono tali istituti;

  1. La Sez. III° del Consiglio di Stato con Sentenza n.378 del 16.Marzo.1994 , secondo cui la licenza in Teologia Sacra è titolo valido per la partecipazione ai concorsi di ricercatore, funge da spartiacque, facendo rilevare che ad una formale corrispondenza di livello tra un titolo accademico ecclesiastico ad uno accademico italiano, si conseguono gli stessi effetti giuridici sia in ambito scolastico sia in quello lavorativo, senza che vi sia alcun bisogno di apprezzamenti discrezionali delle amministrazioni pubbliche, con il solo limite della sostanziale corrispondenza didattica delle materie del cursus honorum essendo essenziale avere nel piano di studi svolto ad esempio diritto per un avvocato, anatomia per un medico e scienza delle costruzioni per un ingegnere;

  1. In merito al sopra citato principio della “corrispondenza di livello” tra titoli accademici stranieri e/o titoli accademici ecclesiastici nonché statali, le università italiane, nel pieno vigente assioma giuridico della “assoluta equipollenza ed equivalenza dei titoli accademici”, possono conferire i seguenti titoli: a) Laurea (cioè dottorato triennale), b) Laurea magistrale (dottorato triennale integrato da master annuale, biennale o triennale in relazione alla facoltà), c) diploma di specializzazione (master post laurea o diploma specialistico), d) Dottorato di ricerca (simile al PhD che prevede una laurea triennale integrata da master opportuni e da tesi specifiche di elevato livello);

  1. Tale classificazione è stata applicata in seguito alla normazione apportata dal Decreto ministeriale del 22.0ttobre.2004 n.270 all’art.3 che si è reso necessario per applicare anche in Italia le convenzioni internazionali sui titoli accademici. Ad esempio l’Italia non prevedeva il dottorato triennale e i master post-laurea ma direttamente lauree da 4,5,6 anni. I corsi di laurea sono stati spezzati quindi in un dottorato triennale propedeutico al successivo livello definito in Italia, con scelta poco felice e cacofonica, “laurea magistrale” e non master (post laurea) come avviene ormai in tutto il resto del mondo;

  1. All’interno di questo quadro normativo, si pone la questione del possibile ampliamento del novero delle discipline ecclesiastiche conferendo agli atenei di stampo religioso la possibilità del riconoscimento della equipollenza dei titoli anche estendendole alle discipline scientifiche “laiche”. Tale possibilità è stata riconosciuta anch’essa dalla Convenzione di Lisbona.

Una considerazione ulteriore è da svolgere in merito alla Università Uni San Paolo in relazione ai Patti Lateranensi del 1929.

Fatte le premesse doverose inerenti ad un quadro normativo di massima, è di grande importanza notare che il riconoscimento dello Stato italiano dei titoli accademici universitari in genere, ed ecclesiastici accademici in particolare, avviene con la “summa” delle normazioni che si susseguono dal 1923 in poi e che vedono come passi determinanti, appunto, la sottoscrizione dei Patti Lateranensi del 1929 e le loro successive modificazioni. Particolarmente significative sono anche le ulteriori leggi che si hanno con la sottoscrizione del concordato del 1984.

Sostanzialmente analizzando l’evoluzione scientifica di talli patti, si nota come partendo dall’analisi proprio di quelli Lateranensi del 1929 sino ad arrivare allo studio dell’art.10.2 del concordata del 1984, si attribuisca chiaramente la necessità per lo Stato italiano del riconoscimento amministrativo dei titoli accademici provenienti da facoltà che sono proprie di atenei ecclesiastici in virtù della materia “pattizia e concordataria”.

Determinante in tal senso, è stata la ratifica dell’Accordo, con protocollo addizionale della L.25.Marzo.1985, n.121.

Da tutto questo discende la piena equipollenza cioè equiparazione ed equivalenza dei titoli universitari della Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo ad ogni effetto di legge per la normativa specifica Italiana e per i trattati internazionali in vigore in tutti i 137 Paesi firmatari (elencati nel sito ufficiale UniSanPaolo) e che tali prerogative sono estese anche al riconoscimento dei titoli di tutte le prestigiose università che per fornire una concreta risposta a quella condivisione senza discriminazioni della cultura cooperano con UniSanPaolo in tutti i continenti.

Infine, occorre rammentare che l’Ente religioso ecclesiastico non è una ONLUS. In tal senso è appena il caso di accennare per dovere scientifico di completezza, che in base al concordato del 1984 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel 1985 , art.7 (che opportunamente inserisce tra le attività svolte dagli enti ecclesiastici anche quella dell’istruzione superiore), gli enti ecclesiastici possono accedere al regime giuridico – tributario di favore previsto per le ONLUS, solo a condizione che esercitino le attività specifiche previste dalla lettera a) comma 1 secondo quanto specificato dalla circolare ministeriale n.168/1998, e cioè:

  1. Siano tenute separatamente le scritture contabili previste dall’art.20 bis del DPR N.600/1973;

  2. Siano rispettati i vincoli statutari e sostanziali imposti dall’art.10 del DLG 460/1997;

  3. Ferme restando le deleghe previste dal comma 7 dell’art.10 stesso, nonché l’onere della comunicazione ex.art.11.

Gli Enti ecclesiastici dunque, non possono essere ricondotte alla categoria delle ONLUS , di diritto come è agevole notare dall’analisi dell’art.8 , poiché la qualifica di Ente ecclesiastico, non può da sola sostanziare la condizione propria delle ONLUS , di operare nel settore della solidarietà sociale, anche se lo stesso DLGS 460/1997 che si rubrica come “ Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” all’art.10 ammette implicitamente la possibilità che un Ente ecclesiastico – religioso, possa di fatto, essere ONLUS, per lo specifico delle attività che in concreto pone in essere.

Prof. Daniele Franciosi

docente di Diritto internazionale canonico

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