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L’universalità della conoscenza

Scienza e Coscienza per il benessere psicofisico e spirituale

Riteniamo che la nostra Università debba essere esempio di un Ateneo Internazionale che, in quanto tale, deve fornire l’Universalità della Conoscenza; tutto ciò al di là delle razze, delle religioni, del colore della pelle e della multiculturalità.

La nostra Università non intende produrre solo ed esclusivamente titoli formali che conferiscono ruoli o professioni lontani dalle reali competenze e conoscenze funzionali al benessere psicofisico e spirituale di ogni essere umano della Terra.

Sono questi titoli, vuoti di contenuto scientifico, che hanno danneggiato il mondo. Sembrava bastasse essere dottori nelle varie discipline per essere investiti di ruoli che spesso, invece, risultano estranei alle competenze e conoscenze che tali titoli dovrebbero garantire. Per converso, la nostra Università, insieme al titolo, intende offrire Scienza e Coscienza, poiché anche la Coscienza nel nostro caso fa parte della Scienza.

Una Coscienza che sviluppa Conoscenza attraverso la ricerca della verità può assumere qualsiasi ruolo, poiché guidato appunto da tale consapevolezza. Ognuno deve dimostrare ciò che afferma ed eliminare dalla propria logica le ipotesi, le probabilità, i vari “è possibile” e “non è possibile” e affermare soltanto ciò che sa con certezza, affidando alla ricerca tutto ciò che non è ancora conosciuto.

Immaginate che la Logica della Natura, invece che l’Intelligenza Genetica, utilizzi l’intelligenza astratta, ovvero quella delle probabilità, nella fotosintesi, nel metabolismo, nel DNA, nell’RNA, nella sintesi degli enzimi, delle proteine, nella ricerca degli aminoacidi… Cosa accadrebbe se la Natura utilizzasse tale metodo “pseudo-scientifico”? Certamente noi non esisteremmo e tanto meno il piacere, la gioia, l’amore, la giustizia, la libertà, il libero arbitrio.

E allora tutti insieme diciamo “basta con la stupidità” ed iniziamo finalmente a parlare di una Scienza Multidisciplinare ed Integrata, il cui scopo in tutto lo scibile disciplinare deve essere la ricerca della verità, riconosciuta in via di principio come dinamica ed integrata, la cui logica è in sé stessa genetica, ontogenetica, filogenetica, universale.

La mia attività scientifica, dinamica e integrata, e i ruoli attuali di Presidente del Comitato Scientifico e di Preside della Facoltà di Neuropsicofisiologia dell’Università Unisanpaolo, di Presidente dell’International Society of Neuropsychophysiology, non sono certo onorifici o solo formali, ma mi sono stati riconosciuti in quanto, come scienziato, mi sono adoperato per ridare dignità alla ricerca scientifica, fornendo conoscenze sulle funzioni superiori del cervello umano, integrando tutto ciò che nella ricerca era stato disintegrato dall’ignoranza, la quale ha creato tante discipline e teorie pseudo-scientifiche dalle quali emergono, con la valutazione statistica, altr’e tanti modelli razionali astratti e fini a sé stessi con i quali si tenta di spiegare la biodiversità e gli esseri umani, e il loro valore è solo ed esclusivamente probabilistico, quasi sempre lontano dalla verità.

Mentre oggi sappiamo chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo: non siamo più “orfani” ma figli di un Amore Immenso, a cui potete dare il nome che volete, che ha dato vita alla biodiversità e a tutti noi esseri umani, ai quali è stato consentito di scoprire, attimo per attimo, le grandi verità trasportate dalle varie forme di energia ai nostri organi di senso, riconoscibili, identificabili dai nostri geni che, in quanto tali, possono creare a loro volta la vita.

Per converso, aumenta l’inquinamento ecologico, biofisico, psicologico, chimico-fisico, mentre la Logica della Natura tenta in tutti i modi di conservare il proprio dinamismo in base alle leggi fisiche, che non commettono mai errori e che agiscono sempre in base ad un principio, negato dalle scienze statistiche: il principio causa/effetto.

Qualsiasi microrganismo contiene fisica, chimica, biologia e via di seguito; quindi non si possono scindere le discipline scientifiche l’una dall’altra, perché il dinamismo della realtà reintegra tutte le discipline che sono state separate dall’ignoranza.

Questo all’interno delle Università dovrebbe essere ben conosciuto, in quanto Università equivale a Universalità della Conoscenza, per cui nelle Università si deve insegnare solo e soltanto ciò di cui siamo certi, eliminando tutto ciò che è stato smascherato come non vero, non utile, non giusto.

E’ inutile continuare, nelle Università, a riproporre teorie astratte e prive di valore conoscitivo, sia dell’essere umano che dell’Universo, poiché queste non fanno altro che aumentare il caos conflittuale all’interno e all’esterno dei vari cervelli, danneggiano i rapporti umani e sociali.

Tutti coloro che insegneranno in questa nostra Università devono acquisire la Logica della ricerca scientifica multidisciplinare ed integrata, affinché l’uomo non si discosti dalla Logica Genetica che gli dà la vita e possa adoperarsi per recuperare tutti quegli squilibri prodotti dalla grande ignoranza del dinamismo della vita che imperversa su tutto il Pianeta.

Basta pensare che sempre di più nella scienza si parla di Fisica Quantistica, di Meccanica Quantistica, di Energia; e questo dimostra che ci stiamo avvicinando sempre più alla Logica della Natura, alla Logica dell’Universo.

Infatti, la comunicazione tar particelle atomiche, tra atomi e molecole o tra cellule è sempre e comunque prodotta da informazioni e da messaggi elettromagnetici, e l’elettromagnetismo è il fondamento della comunicazione tra particelle atomiche, tra atomi, molecole, cellule, organi, organismi, esseri umani, stelle, Pianeti.

La ricerca scientifica deve sempre e comunque porsi un obiettivo e dimostrare il percorso che utilizza per raggiungerlo, senza fantasie e senza interpretazioni astratte, dimostrando di volta in volta la veridicità e l’utilità di ciò che si afferma, per incrementare qualitativamente lo stile di vita e l’armonizzazione sociale.

Basta con le elucubrazioni mentali poiché ormai offendono la nostra Intelligenza Genetica e aumentano sempre più l’entropia, ovvero lo squilibrio energetico nei vari cervelli, i quali diventano pericolosi per l’intero genere umano.

L’ottimismo è in noi, in quanto siamo certi che la storia non finisce qui e ciò viene dimostrato dal contenuto di questo articolo, poiché abbiamo gli strumenti per preparare gli uomini capaci di educare: educere le potenzialità infinite contenute nei geni di ogni singolo uomo della Terra, che non chiede altro che di essere rispettato, amato, affinché anch’esso possa fare altr’e tanto. Creiamo questa società dove le pari dignità diventino scienza esatta, politica, economica ed ecologica.

Prof.  Michele Trimarchi

(Presidente del Comitato Scientifico, Preside delle Facoltà di Neuropsicofisiologia)

Leggi italiane che riguardano le piante Officinali

A cura del Team del progetto di ricerca Dafne UNISANPAOLO

L’importanza delle piante officinali è elevata perché in esse sono comprese anche le piante medicali utilizzate in farmacologia.

Per questo motivo negli ultimi 90 anni sono state diverse le leggi e i regolamenti che si sono occupate del problema a cominciare dal Regno d’Italia e i suoi Regi Decreti.

Nel gennaio del 1981 una specifica circolare del Ministero della Sanità chiarisce l’argomento ma di fatto le norme e i regolamenti precedenti rimangono in parte ancora vincolanti e per questo motivo il Team del progetto di ricerca Dafne hanno inteso realizzare un compendio di tutta la normativa reperita.

Legge 6 gennaio 1931 n° 99

Disciplina della coltivazione, raccolta e commercio delle piante officinali

Art.1

Chiunque raccoglie piante officinali deve ottenere la carta di autorizzazione; chi utilizza altresì dette piante deve conseguire il diploma di erborista. Per piante officinali si intendono le piante medicinali aromatiche e da profumo, comprese nell’elenco che sarà approvato con regio decreto, su proposta del Ministro per l’agricoltura e le foreste, di concerto con quello per le corporazioni, udita la commissione consultiva di cui all’art.10 della presente legge.

Art.2

La carta di autorizzazione conferisce la qualità di raccoglitore e viene rilasciata dal podestà, su parere dell’associazione sindacale (fascista) a cui il richiedente appartiene. Con il regolamento per la esecuzione della presente legge verranno stabilite le condizioni per poter ottenere la carta di autorizzazione.

Art.3

La carta di autorizzazione, oltreché dal podestà, deve essere firmata dal rappresentante dell’associazione indicata nel precedente articolo e deve specificare le piante officinali delle quali viene consentita al titolare la coltivazione e la raccolta, nonché l’epoca e le modalità per la raccolta medesima, secondo quanto verrà disposto con decreto reale su proposta del Ministro per l’agricoltura e foreste, udita la commissione consultiva di cui all’art.10. La conformità delle norme trascritte sulla carta di autorizzazione a quanto è stabilito dal competente ministero, deve essere accettata da un diplomato in erboristeria che abbia a ciò avuto la delega dalla commissione anzidetta.

Art.4

La carta di autorizzazione deve essere esibita ad ogni richiesta delle autorità ed agenti preposti all’applicazione della presente legge. La mancanza di essa, da parte del raccoglitore, è punita con un’ammenda da lire 40.000, che in caso di recidività, è aumentata sino alla metà del suo ammontare.

Art.5

Chiunque arreca danni alle piante di cui all’art.1 è soggetto, qualora il fatto non sia considerato reato più grave da altre disposizioni di legge, all’ammenda da lire 2.000 a lire 20.000.

Art.6

Il diploma di erborista viene rilasciato dalle scuole di erboristeria presso le scuole universitarie di farmacia, a chi, avendo frequentato gli appositi corsi di studio, da stabilirsi con il regolamento di cui all’art.2, abbia superato gli esami finali.

Art.7

Il diploma di erborista conferisce l’autorizzazione a coltivare e raccogliere piante officinali indigene ed esotiche nonché alla preparazione industriale di esse. Tale autorizzazione non comprende la facoltà di vendere al minuto che spetta, peraltro, ai farmacisti. Il diploma sarà registrato presso l’ufficio del comune o dei comuni nei quali l’erborista intende svolgere la propria attività. Gli uffici stessi comunicheranno alle rispettive regie prefetture le registrazioni avvenute. Nulla è innovato a quanto dispone, riguardo alla vendita delle piante officinali e dei loro prodotti, a dose e forma di medicamento, l’art.18 della legge 22 maggio 1913, n.468, recante disposizioni sull’autorizzazione all’apertura e all’esercizio delle farmacie.

Art.8

Le contravvenzioni agli artt.6 e 7 sono punite con una ammenda da lire 2.000 a lire 40.000. In caso di recidiva, la pena è aumentata sino alla metà e si fa luogo alla sospensione dell’esercizio della professione, per la durata da uno a sei mesi.

Art.9

Non è considerato erborista nè raccoglitore, agli effetti della presente legge, chi distilla piante acquistate da raccoglitori, nè chi detiene per uso proprio o della famiglia senza farne commercio, piante officinali in quantità non superiore a quella stabilita dall’elenco che sarà approvato con decreto reale su proposta del Ministro per l’agricoltura e le foreste.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER LE PIANTE OFFICINALI

Art.10

E’ costituita presso il Ministero dell’agricoltura e delle foreste una commissione consultiva per le piante officinali, la quale ha il compito di studiare e proporre i provvedimenti volti all’incremento ed alla migliore utilizzazione del patrimonio erboristico medicinale ed essenziero. La commissione stessa adempie le altre funzioni ed attività ad essa demandate dalla presente legge o delle quali venga di volta in volta investita dal Ministro per l’agricoltura e le foreste.

Art.11

La commissione di cui al precedente articolo è nominata con decreto reale su proposta del Ministro per l’agricoltura e le foreste ed è composta di un rappresentante designato da ciascuna delle associazioni sindacali appresso indicate:

Confederazione nazionale (fascista) degli agricoltori;

Confederazione nazionale (fascista) del commercio; Sindacato nazionale (fascista) dei medici;

Sindacato nazionale (fascista) dei farmacisti;

Sindacato nazionale (fascista) dei tecnici agricoli.

La Commissione è composta altresì di un rappresentante dell’ente nazionale per l’artigianato delle piccole industrie, dell’istituto nazionale della esportazione e di tre membri scelti dal Ministro per l’agricoltura e le foreste fra persone competenti, oltre che dai seguenti rappresentanti di diritto:

direttore generale dell’agricoltura; direttore generale della sanità pubblica;

direttore generale della produzione industriale e degli scambi; direttore generale annesso al regio orto botanico di Napoli;

direttore della regia stazione sperimentale per le industrie delle essenze e dei derivati dagli agrumi di Reggio Calabria.

La commissione è presieduta dal Ministro o dal sottosegretario di Stato per l’agricoltura e le foreste. I membri di nomina governativa durano in carica circa un triennio e possono essere riconfermati.

CONSORZI E FEDERAZIONI

Art.12

Per determinate specie di piante officinali, comprese nell’elenco di cui all’art.1 e per determinate zone potranno costituirsi consorzi per la coltivazione, raccolta, conservazione e prima manipolazione ed utilizzazione delle piante stesse. Tali consorzi sono costituiti con decreto del Ministro per l’agricoltura e le foreste di concerto con quello per le corporazioni su domanda di almeno dieci coltivatori o raccoglitori. La domanda deve indicare le piante che si intendono raccogliere e le rispettive zone. Le associazioni sindacali (fasciste), a cui i richiedenti appartengono, trasmetteranno le domande stesse al competente ministero, corredandole del proprio motivato parere. Il ministero, compiuti gli accertamenti del caso e sentita la commissione consuntiva, provvede, con proprio decreto , alla costituzione del consorzio, il quale dovrà uniformarsi alle norme che saranno stabilite dal regolamento di cui all’art.2.

Art.13

Il Ministro per le corporazioni, sul parere di quello per l’agricoltura e le foreste, il quale udrà la commissione consultiva per le piante officinali, potrà provvedere a costituire in federazioni i consorzi che ne facciano domanda, purché non siano meno di dieci.

Art.14

La vigilanza su quanto concerne l’applicazione della presente legge è affidata ai funzionari ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza e della forza pubblica, della milizia nazionale e forestale, alle guardie giurate comunali e campestri ed ai vigili sanitari.

Art.15

Gli agenti che accertino contravvenzioni, seguite da sentenza di condanna, percepiranno la metà dell’ammontare delle ammende stabilite dalla presente legge.

DISPOSIZIONI GENERALI E TRANSITORIE

Art.16

Alle spese per l’applicazione della presente legge comprese quelle relative al funzionamento della commissione consultiva di cui all’art.10, si provvede con un fondo di lire 200.000 da iscriversi annualmente nel bilancio del Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Tale fondo però per l’esercizio finanziario 1930-31 sarà di lire 50.000.

Con la somma stessa si provvede:

1° alla propaganda volta all’incremento della flora officinale e delle industrie derivate; 2° alla concessione di contributi per la sperimentazione secondo le direttive e le finalità che stabilirà la commissione di cui all’art.10.

Art.17

Entro un anno dalla promulgazione della presente legge coloro che esercitano la professione di erborista, dovranno aver conseguito il relativo diploma ed i raccoglitori dovranno essere forniti della prescritta carta di autorizzazione. Per il rilascio delle carte di autorizzazione, la commissione consultiva per le piante officinali redigerà un elenco di esperti che, contemporaneamente faranno l’accertamento previsto nell’art.3 della presente legge, fino a che non esista un numero sufficiente di erboristi diplomati.

Art.18

Il Ministro per l’agricoltura e le foreste, di concerto con quello per l’educazione nazionale, sentito il parere della commissione consultiva per le piante officinali, ha facoltà, secondo le norme che saranno stabilite dal regolamento di cui all’articolo 2 di convalidare i titoli esistenti all’atto della promulgazione della presente legge, nonché di conferire il diploma dalle persone che possano essere abilitate all’esercizio della professione di erborista. Tale facoltà non può concedersi oltre il 31 dicembre 1931.

Regio Decreto del 19 novembre 1931 n° 1793

Regolamento di attuazione della legge 6 Gennaio 1931 n. 99

Approvazione del regolamento per l’applicazione della legge 6 gennaio 1931, n. 99, portante disposizioni sulla disciplina della coltivazione, raccolta e commercio delle piante officinali Articolo unico È approvato il regolamento per l’applicazione della legge 6 gennaio

1931, n° 99 , portante disposizioni sulla disciplina della coltivazione, raccolta e commercio delle piante officinali annesso al presente decreto, visto e sottoscritto, d’ordine nostro, dal ministro proponente.

REGOLAMENTO

Art. 1

Chiunque intenda raccogliere piante officinali deve richiedere in carta libera l’autorizzazione al podestà del luogo di residenza del raccoglitore. L’autorizzazione stessa

è rilasciata sentito il parere dell’associazione sindacale fascista competente.

Art. 2

Il Ministero dell’Agricoltura e delle foreste fornisce ai comuni che ne facciano richiesta i moduli per la carta di autorizzazione da rilasciarsi gratuitamente sul tipo che verrà stabilito con decreto del Ministero stesso.

Art. 3

La carta di autorizzazione è rilasciata al capo famiglia salvo a rilasciare carte sussidiarie ai membri della famiglia dietro richiesta del capo stesso.

Art. 4

I corsi da istituire presso le scuole di farmacia delle regie università per il conseguimento del diploma di erborista sono tenuti ogni anno od ogni biennio, ed anche a maggiori intervalli, a seconda che essi si dimostrino più o meno frequentati nelle diverse regioni, su indicazioni del Ministero dell’Agricoltura e delle foreste, d’intesa con quello dell’educazione nazionale. La facoltà di farmacia, su proposta del direttore del corso, stabilisce gli insegnati che dovranno tenere il corso stesso, con facoltà di chiamare estranei di riconosciuta competenza.

Art. 5

Per l’ammissione al corso occorre:

  1. certificato di nascita dimostrante un’età non inferiore ai diciotto anni;

  2. certificato di cittadinanza italiana;

  3. certificato penale;

  4. certificato di buona condotta;

  5. certificato di licenza di una scuola pratica di agricoltura o di licenza complementare o ginnasiale inferiore o di licenza della scuola di avviamento al lavoro o qualunque titolo equipollente;

  6. quietanza di versamento della tassa di iscrizione e di quella per le esercitazioni, previste all’art.. 9 del presente regolamento.

Art. 6

Il corso è preferibilmente tenuto nel periodo primaverile, dall’aprile al giugno, e la durata non deve sorpassare un mese.

Art. 7

L’insegnamento è costituito da lezioni di botanica e di farmacognosia, nonché da lezioni sulla distillazione delle piante aromatiche. Oltre alle lezioni di carattere eminente pratico, sono obbligatorie delle gite di istruzione per la conoscenza della flora officinale.

Art. 8

Gli esami si svolgono dinanzi ad una commissione di tre membri formata dal direttore della scuola di farmacia e dai professori di botanica farmaceutica e di botanica generale e di farmacologia. Qualora uno di questi professori sia il direttore della scuola, entra in commissione il professore di chimica farmaceutica. La votazione è fatta per decimi e per ottenere l’approvazione occorrono almeno diciotto trentesimi. Gli esami vertono sul riconoscimento delle piante officinali principali fresche ed essiccate, sulla conoscenza delle parti da utilizzare, sull’epoca della raccolta, e sulle precauzioni da seguire nella raccolta stessa, sull’essiccamento e su quanto occorre per la conservazione e messa in commercio delle piante e sugli accorgimenti necessari per evitare confusione tra specie velenose e non velenose, sugli usi terapeutici fondamentali delle piante, nonché su alcune norme per la preparazione e distinzione delle piante officinali di uso più corrente.

Art. 9

Le tasse del corso sono fissate come segue: a) tassa di iscrizione L. 500 b) tassa di esercitazioni pratiche L. 1.500 c) tassa di diploma L. 500 Le tasse di cui sopra sono versate nella cassa della regia università presso cui il corso è istituito.

Art. 10

Il corso che ha carattere eminentemente pratico non è valido se non siano state impartite almeno venti lezioni di botanica, venti di farmacognosia e sei sulla distillazione oltre le gite erboristiche. Per ciascun corso di lezioni è dovuto al professore che lo impartisce un compenso da determinarsi con decreto del Ministro per l’Agricoltura e per le foreste, d’intesa con quelli per le finanze e il tesoro e per la pubblica istruzione .

Art. 11

Il fondo di gestione per la istituzione e le spese dei corsi è costituito dai sussidi del

Ministero dell’Agricoltura e delle foreste, dagli eventuali contributi di enti e da i proventi delle tasse degli iscritti. Tale fondo sarà amministrato secondo le leggi di contabilità dello Stato, dal consiglio di amministrazione della università, e costituirà una gestione speciale da rilevarsi nel preventivo e nel rendiconto annuale dell’università presso cui il corso si attua.

Con esso si provvede alle spese relative ai seguenti oggetti: propaganda (manifesti, avvisi);

  1. posta, cancelleria, diplomi;

  2. provviste di materiale scolastico;

  3. gite di istruzione;

  4. lezioni dei professori;

  5. eventuali premi di operosità e rendimento al personale di segreteria ed al personale inserviente per l’opera da essi prestata, nella misura oraria e nei limiti attualmente prescritti.

Art. 12

Gli atti inerenti al corso degli erboristi sono conservati dalla segreteria universitaria della scuola di farmacia, la quale è tenuta a trasmettere al termine di ogni corso, al Ministero dell’Agricoltura e delle foreste, l’elenco nominativo degli iscritti al corso e di coloro che hanno superato gli esami, con i relativi punti, e le complete generalità.

Art. 13

Il corso di erboristeria svolge un programma botanico e un programma farmacognostico. Il primo tratta i seguenti argomenti. Elementi sulla struttura delle piante e sulla loro classificazione generale. – Nozioni di fisiologia vegetale. – Moltiplicazione e programmazione. – Generalità sulle norme culturali. – Classificazione delle piante officinali, con particolare riguardo alla regione ove il corso ha luogo,- Classificazione pratica delle piante secondo la droga che forniscono alla farmacia ed alla distilleria. – Descrizione delle principali piante spontanee officinali e di quelle più comunemente coltivate o coltivabili, usate correntemente in farmacia nell’industria dell’essenza e profumi. – Distribuzione geografica delle piante officinali italiane. Il programma farmacognostico tratta: Importanza, scopi, cenni storici sull’uso delle piante officinali. – Farmacia galenica e chimica. – La funzione dell’erboristeria e suoi rapporti con l’industria chimico-farmaceutica. –

Farmacognosia delle piante officinali studiate praticamente secondo la natura della droga

(talli, radici, fiori, foglie, semi, ecc.). – Modo di riconoscere le falsificazioni e le sofisticazioni. – Piante medicinali ad alto potere tossico. – Modi di raccogliere le piante officinali. – Epoca della raccolta (tempo balsamico). – I più comuni usi terapeutici delle varie droghe, – Utilizzazioni industriali, – Essicazione,- Distillazione, – lmballaggio, – Notizie commerciali,. – Esercitazioni dimostrative. Gli esercizi consistono nella preparazione di piante aromatiche e medicinali secondo il modo con cui devono essere messe in commercio e nel riconoscimento di esse.

Art. 14

La commissione consultiva, in forza del disposto di cui all’ari. 10 della legge 6 gennaio 1931, n. 99, invigila su ogni forma di attività riguardante la coltivazione, la raccolta e il commercio delle piante officinali. Il parere della commissione stessa è indispensabile per indire convegni comunque riguardanti le piante officinali.

Art. 15

La commissione consultiva si riunisce dietro invito del presidente presso il Ministero dell’Agricoltura e delle foreste.

Art. 16

La commissione anzidetta nomina nel suo seno una giunta esecutiva di cinque membri, uno dei quali ha la funzione del presidente ed un altro quella di segretario, spiegando la funzione stessa nella commissione. Componente di diritto della giunta è il rappresentante designato dall’ente nazionale per l’artigianato e le piccole industrie nella commissione consultiva. I poteri della giunta sono fissati dalla commissione. I membri che partecipano alle sedute della commissione e della giunta, residenti fuori di Roma, non funzionari dello

Stato, hanno diritto al rimborso delle spese di viaggio in prima classe sulle ferrovie ed i piroscafi e ad una lira per chilometro nei percorsi sulle vie ordinarie. Ai funzionari dello

Stato competono le diarie e le indennità stabilite dalle norme vigenti. I componenti della commissione e della giunta funzionari dello Stato hanno diritto per ogni giornata di adunanza ad una medaglia di presenza non superiore a lire 25; per i componenti della commissione e della giunta estranei all’amministrazione dello Stato, la medaglia di presenza per ogni giornata di adunanza è stabilita in misura non superiore a lire 50. In entrambi i casi si applica la riduzione ai sensi del regio decreto – legge 20 novembre 1930, n. 1491. La commissione consultiva provvede a norma dell’art. 18 della legge a stabilire l’elenco delle persone alle quali possono essere convalidati i titoli esistenti all’atto della

approvazione della legge stessa e conferisce i diplomi che in base a detto articolo possono essere concessi per l’abilitazione alla professione di erboristi. Compila inoltre, l’elenco degli esperti che devono fare gli accertamenti stabiliti dall’art. 17 della legge, fino a che non esista un numero sufficiente di erboristi diplomati.

Art. 17

Per costituire il consorzio di cui all’art. 12 della legge, occorre che almeno 10 coltivatori o raccoglitori facciano domanda al Ministero dell’Agricoltura e delle foreste specificando le piante officinali e le zone nelle quali si intende fare la raccolta. La domanda medesima, corredata da uno schema di statuto, deve essere inoltrata per il tramite delle associazioni provinciali sindacali agricole interessate, le quali danno il loro parere in merito. Nello statuto devono essere precisati: lo scopo, la durata, la circoscrizione, la sede del consorzio, i mezzi con i quali si intende far fronte alle spese di funzionamento, gli obblighi ed i diritti dei consorziati, le norme per l’amministrazione del consorzio, per l’edizione delle cariche, per l’ammissione dei nuovi soci, le sanzioni per le eventuali inadempienze dei soci stessi, le norme per lo scioglimento del consorzio e per le ripartizioni del patrimonio sociale. Il Ministero, compiuti gli accertamenti del caso e sentita la commissione consultiva, provvede, di concerto con quello delle corporazioni, alla costituzione del consorzio stabilendone la durata e le altre modalità. Il decreto ministeriale di costituzione del consorzio è pubblicato nel Foglio degli annunzi legali ed alla sua pubblicazione provvede il prefetto della provincia. Il consigliere delegato od il direttore del consorzio deve possedere il diploma di erborista. I consorzi possono federarsi in organizzazione nazionale, su richiesta di almeno dieci di essi fatta al Ministero dell’Agricoltura e delle foreste, il quale, sentito il parare delle considerazioni agricole interessate, detta le norme per tale costituzione.

Regio Decreto del 26 maggio 1932 n° 772

Elenco delle piante dichiarate officinali

Articolo unico – Ai sensi ed agli effetti delle disposizioni portate dagli art. 1 e 9 della legge 6 gennaio 1931, n° 99 sono considerate piante officinali le piante medicinali, aromatiche e da profumo comprese nell’elenco unito al presente decreto.

Elenco delle piante officinali spontanee soggette alle disposizioni della legge 6 gennaio 1931 n. 99

Nome volgare della pianta

Nome botanico

Parti utilizzate

Quantitativo di droga secca

detenibile per uso familiare

Aconito*

Aconitum napellus L.

foglie e radici

*

Adonidi*

Adonis sepc.var.

piante intere

*

Angelica

Angelica archangelica L.

semi e radici

2

Kg

Arnica

Arnica montana L.

fiori e radici

5

Kg

Artemisia

Artemisia vulgaris L.

foglie, fiori, radici

2

Kg

Assenzio gentile

Artemisia pontica L.

parti aeree

2

Kg

Assenzio maggiore

Artemisia absinthium L.

parti aeree

2

Kg

Assenzio pontico alpino

Artemisia vallesiaca All.

parti aeree

1

Kg

Assenzio romano

V. Assenzio maggiore

parti aeree

Bardana

Lappa major D.C.

radici

5

Kg

Belladonna*

Atropa belladonna L.

foglie

*

Briona*

Bryonia dioica Iacq.

radici

*

Calamo aromatico

Acorus calamus L.

radici

2

Kg

Camomilla comune

Matricaria chamomilla

fiori

10 Kg

Cardosanto

Carbenia benedicta B.H.

parti aeree

2

Kg

Centaurea minore

Erytraea centarium Pers.

erba fiorita

5

Kg

Cicuta maggiore*

Conium maculatum L.

foglie

*

Colchico*

Colchicum autumnale L.

bulbi e semi

*

Coloquintide

Citrullus colocynthis Sch.

frutti

0,500 Kg

Digitale

Digitalis purpurea L.

foglie

*

Dulcamara

Solanum dulcamara L.

stipiti

Elleboro bianco*

Veratrum album L.

radici

*

Enula campana

Inula helenium L.

radici

2

Kg

Erba rota

Achillea herba-rota All.

parti aeree

1

Kg

Farfara

Tussilago farfara L.

fiori

5

Kg

Fellandrio

Oenanthe phellandrium L.

semi

0,500 Kg

Frangula

Rhamnus frangula L.

corteccia del fusto

0,500 Kg

Frassino da manna

Fraxinus spec. var.

Manna

0,002 Kg

Genepi

Artemisia mutellina will

parti aeree

1

Kg

Artemisia spicata wulf

parti aeree

1

Kg

Artemisia glacialis wulf

parti aeree

1

Kg

Artemisia nana Gaud

parti aeree

1

Kg

Genziana

Gentiana lutea L.

radici

10 Kg

1

Giusquiamo*

Hyosciamus niger L.

foglie

*

Imperatoria

Peucedanum ostruthium K.

radici

2

Kg

Issopo

Hyssopus officinalis L.

radici

2

Kg

Iva

Achillea moschata L.

parti aeree

1

Kg

Lavanda vera

Lavandula officinalis Chaix

sommità fiorite

10 Kg

Lavanda spigo

Lavandula latifolia will

sommità fiorite

10 Kg

Licopodio

Lycopodium clavatum L.

spore

0,500 Kg

Limonella

Dictamnus albus L.

sommità fiorite

2

Kg

Liquirizia

Glycyrrhiza glabra L.

radici

10 Kg

Melissa

Melissa officinalis L.

foglie e sommità fiorite

5

Kg

Pino mugo

Pinus pumilio Hancke

rametti

10 Kg

Psillio

Plantago psyllium L.

semi

5

Kg

Polio montano

Teucrium montanum L.

parti aeree

2

Kg

Sabina*

Juniperus sabina L.

rametti

*

Saponaria

Saponaria officinalis L.

foglie e radici

10 Kg

Scilla maritima*

Urginea maritima Bak

bulbi

*

Spincervino

Rhamus cathartica L.

frutti

0,500 Kg

Stafisagria

Delphinium staphysagria L.

semi

1

Kg

Stramonio*

Datura stramonium L.

foglie

*

Tanaceto

Tanacetum vulgare L.

fiori

5

Kg

Tarassaco

Taraxacum officinalis L.

radici

5

Kg

Tiglio

Tilia species

fiori

10 Kg

Timo volgare

Thimus vulgaris L.

erba fiorita

10 Kg

Valeriana

Valeriana officinalis L.

radici

2

Kg

N.B. – le piante contrassegnate da * (evidenziate dal fondo giallo) per il loro alto potere tossico, sono escluse dall’uso familiare.

Legge del 30 ottobre 1940 n° 1724

Disciplina della raccolta e della vendita della camomilla.

Art. 1

Le date di inizio e di fine della raccolta a scopo commerciale delle infiorescenze di camomilla (Matricaria chamomilla L.) sono rese pubbliche dalle competenti sezioni dei consorzi provinciali fra i produttori dell’agricoltura, di intesa con l’esperto erborista provinciale. Fuori del periodo di tempo balsamico stabilito, la raccolta è vietata.

Art. 2

I raccoglitori devono munirsi presso il podestà dei comuni delle rispettive residenze della carta di autorizzazione, prevista dalla legge 6 gennaio 1931, n. 99, sulle piante officinali.

Art. 3

Entro il mese di aprile, il Ministero delle corporazioni di concerto con quello dell’agricoltura e delle foreste, fissa i prezzi di raccolta e di vendita dei vari tipi di camomilla di cui alla tabella annessa alla presente legge.

Art. 4

Presso le competenti sezioni dei consorzi provinciali tra i produttori dell’agricoltura, e per le province da elencare con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, sono costituite commissioni composte di due delegati nominati dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste su designazione della federazione nazionale dei consorzi provinciali tra i produttori dell’agricoltura, di altri tre nominati dal Ministero delle corporazioni e designati uno dalla confederazione fascista dei commercianti, uno dalla confederazione fascista degli industriali e uno dalla confederazione fascista degli artisti e professionisti. Le commissioni sono presiedute dall’esperto erborista provinciale. Le commissioni controllano la rispondenza dei prodotti raccolti ai tipi indicati nella tabella annessa alla presente legge, ed hanno facoltà di fare selezionare o distruggere il prodotto giudicato non commerciale. Nelle province non comprese nell’elenco ministeriale, tali facoltà sono esercitate dall’esperto erborista provinciale. I raccoglitori hanno l’obbligo di sottoporre il prodotto raccolto al controllo suddetto presso le sezioni dei consorzi provinciali tra i produttori dell’agricoltura.

Art. 5

È vietato il commercio di camomilla che non rispondono ai tipi e alle caratteristiche fissati nella tabella annessa alla presente legge.

Art. 6

La camomilla destinata alla vendita al «dettaglio» deve essere contenuta in pacchetti di peso non inferiore a cento grammi, secondo le disposizioni della legge sanitaria e oltre a corrispondere a uno dei tipi stabiliti nella tabella annessa alla presente legge, deve essere confezionata in modo che non sia possibile estrarla senza ingerire l’involucro della confezione (sigillatura). Sull’involucro deve essere direttamente applicata un’etichetta indicante il nome e l’indirizzo della ditta che ha confezionato il prodotto, il «tipo» e l’anno di produzione. Dopo due anni dalla data di produzione risultante dall’etichetta, qualunque

«tipo» di camomilla non può essere ceduta al pubblico che come camomilla «industriale».

Art. 7

Il transito diretto o indiretto traverso il territorio dello Stato, di camomilla di provenienza estera non è sottoposto all’osservanza delle formalità di cui agli articoli precedenti. La camomilla di provenienza estera da consumare nel regno, non può essere venduta alla rinfusa.

Art. 8

L’autorità sanitaria può prelevare presso qualunque detentore, campioni di camomilla per il controllo.

Art. 9

Chiunque contravvenga alle disposizioni concernenti la compravendita del prodotto, è punito con l’ammenda la quale, nei casi più gravi, può estendersi fino al valore della camomilla cui si riferisce la contravvenzione, salvo che il fatto non costituisca reato più grave.

Art. 10

Le sezioni dei consorzi provinciali tra i produttori agricoli, che, a termini dell’art. 1 della legge 16 giugno 1938, n° 1008, organizzano, a richiesta dei produttori, la gestione associativa per la vendita della camomilla, possono stabilire di corrispondere ai produttori conferenti, a titolo di anticipo, i nove decimi del prezzo fissato, a termini dell’art. 3, salvo a corrispondere il residuo dopo detratte le spese di gestione, con la liquidazione annuale della gestione stessa.

Alle gestioni associative di cui sopra sono applicabili le norme di legge 15 maggio 1939, n° 832.

Art. 11

I documenti, atti a quietanze relativi alla gestione associativa del prodotto, rilasciati nei prodotti tra conferenti da una parte a sezioni dell’ortofrutticoltura che effettuano la gestione associativa per la vendita della camomilla, dall’altra, nonché quelli rilasciati nei rapporti tra le competenti sezioni dei consorzi provinciali tra i produttori dell’agricoltura e gli istituti finanziatori, sono esenti dalle tasse ed imposte indirette sugli affari fatta eccezione per l’imposta generale sull’entrata e per le cambiali, che restano soggette alla normale tassa di bollo.

Legge del 9 ottobre 1942 n° 1421

Disciplina della raccolta e del commercio della digitale.

Art. 1

Le date d’inizio e di fine della raccolta delle foglie di digitale (Digitalis purpurea L.) che segnano il periodo di «tempo balsamico», sono annualmente stabilite, per le diverse zone, dell’ispettorato provinciale dell’agricoltura, sentito l’esperto erborista provinciale ed un farmacologo. Tali date sono rese pubbliche a cura dei comuni interessati.

Fuori del periodo suddetto la raccolta è vietata.

Art. 2

Il raccoglitore, che deve essere munito della carta di autorizzazione prevista dalla legge 6 gennaio 1931, n° 99, è obbligato a consegnare giornalmente il prodotto raccolto alle persone, ditte od enti di cui al successivo art. 4.

È vietato l’insaccamento delle foglie, le quali debbono essere tenute in cesti e non pressate, dal momento della raccolta a quello della consegna.

Art. 3

L’essicamento delle foglie di digitale, anche di quelle che saranno eventualmente stabilizzate, deve farsi al coperto, al riparo dei raggi del sole, o mediante essicatoio, a cura delle persone, ditte od enti autorizzati all’acquisto. Ogni altro sistema è vietato.

L’attrezzatura tecnica prescritta per l’essicamento delle foglie di digitale è accertata annualmente dall’ispettore provinciale dell’agricoltura di concerto con l’esperto erborista provinciale.

Avvenuto l’accertamento l’ispettore provinciale dell’agricoltura nel fissare il «tempo balsamico» provvede a comunicare ai comuni interessati per la relativa pubblicazione, i nominativi delle persone, ditte o enti che sono stati autorizzati all’acquisto delle foglie fresche di digitale, di cui al successivo art. 4, nonché a precisare la località ove la consegna deve avvenire.

Art. 4

Possono acquistare il prodotto:

  1. i farmacisti o diplomati in erboristeria;

  2. le ditte o gli enti che hanno come direttore tecnico un laureato o un diplomato di cui alla lettera precedente.

L’ufficio provinciale dell’ente economico dell’agricoltura può organizzare nelle province produttrici la raccolta collettiva e la preparazione del prodotto secondo le norme della presente leggere sempre quando alle operazioni di preparazione sia preposto un farmacista od un diplomato in erboristeria.

Art. 5

Il Ministro delle corporazioni, d’intesa con quelli dell’agricoltura e foreste e dell’interno, sentita la corporazione competente, fissa tempestivamente i prezzi di raccolta e di vendita all’ingrosso dei vari tipi di digitale di cui alla tabella annessa alla presente legge.

Art. 6

È vietato il commercio di digitale che non corrisponda ai tipi ed alle caratteristiche fissate nella tabella annessa alla presente legge. La norma che precede si applica anche alla digitale destinata alla esportazione.

Le partite di foglie di digitale non possono essere esportate se non sono accompagnate da un attestato redatto dall’ispettore dell’agricoltura della provincia ove ha sede la persona, ditta o ente che intende esportare il prodotto, e dal quale risulti che le partite anzidette corrispondono ai tipi ed alle caratteristiche di cui alla tabella annessa alla presente legge.

Tale attestato deve essere controfirmato dall’esperto erborista della stessa provincia.

Art. 7

La digitale destinata alla vendita all’ingrosso od a dettaglio, oltre a corrispondere ad uno dei tre tipi stabiliti nella tabella annessa alla presente legge, deve essere confezionata: per il tipo «foglie stese» in pacchetti leggermente compressi da porsi in recipienti di latta, cartone o legno foderati di carta impermeabile turchina per il tipo «foglie in sorte» alla rinfusa, in recipienti foderati di carta impermeabile turchina; per il tipo «foglie di scarto» è ammesso l’imballo in sacchi, sacchiere o balle pressate.

Il prodotto deve essere confezionato in modo che non sia possibile estrarlo senza infrangere l’involucro della confezione (sigillatura).

Sull’involucro debbono essere direttamente impressi in modo indelebile, il nome e l’indirizzo della persona, ditta o ente che ha confezionato il prodotto, nonché il tipo e la data di produzione.

La digitale stabilizzata deve portare, inoltre, l’indicazione che è stabilizzata, ed altresì il titolo in principio attivo.

Dopo un anno dalla data di produzione riportata sull’involucro i tipi «foglie stese» e «foglie in sorte» non stabilizzate devono includersi, a tutti gli effetti, nel tipo «foglie di scarto».

Art. 8

La digitale di provenienza estera deve corrispondere ai tipi «foglie stese» e «foglie in sorte».

Art. 9

La digitale destinata al commercio interno o alla esportazione è sottoposta al controllo di Stato, che viene esercitato dal Ministero dell’interno (istituto superiore di sanità).

Art. 10

Le violazioni alle disposizioni della presente legge punite ai sensi della legge 8 luglio 1941, n. 654.

Su queste basi che sono le uniche che l’Ordinamento giuridico vigente fornisce, e sulla loro interpretazione (ci si avvarrà dei canoni giuridici dell’interpretazione e cioè: interpretazione letterale, analogia, similitudine, ecc.) cercheremo di schematizzare un regolamento sulla cui falsariga il Farmacista potrà determinare se un prodotto di Erboristeria a Lui offerto in vendita e da vendere, corrisponde o meno a quanto la legge prescrive.

Circolare ministeriale 1981

Norme di riferimento sulle piante officinali

A cura del Team del progetto di ricerca Dafne UNISANPAOLO

Le piante officinali e quelle medicinali

Spesso questi due termini vengono confusi ma il Ministero della Sanità nel 1981 ha emanato, attraverso la Direzione Generale del Servizio Farmaceutico, una circolare esaustiva che chiarisce quali piante officinali vengono considerate potenzialmente pericolose e quindi gestibili esclusivamente in ambito farmacologico da personale esperto e quelle non pericolose che possono essere trattate ed utilizzate anche in preparazioni da banco e in ambito familiare senza controlli specifici. Naturalmente ogni preparazione professionalmente eseguita possiede efficacia massima anche nei casi che non richiedono filiere farmaceutiche.

Ministero della Sanità – Direzione Generale del Servizio Farmaceutico Circolare del 8 gennaio 1981 n° 1 

Prodotti a base di piante medicinali.

Continuano ad essere segnalate a questo Ministero irregolarità nella vendita di piante medicinali e di prodotti a base delle stesse.

La materia trova tuttora la propria disciplina in disposizioni generali contenute nel T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n° 1265 (e relativi regolamenti), e in quelle speciali della legge 6 gennaio 1931, n. 99 (che, peraltro, in base al disposto all’art. 1, secondo comma, della stessa, dovrebbe ritenersi applicabile alle sole piante medicinali, aromatiche e da profumo comprese nell’elenco approvato con R.D. 26 maggio

1932, n° 772). In attesa di auspicabili interventi a livello legislativo, che diano al settore un più chiaro assetto normativo, anche in armonia con gli orientamenti nel frattempo eventualmente definiti in sede comunitaria, occorre richiamare l’attenzione di tutte le categorie interessate sulla necessità di un rigoroso rispetto delle norme vigenti.

Tenuto conto delle predette norme, dell’avviso espresso dal Consiglio di Stato con parere n° 67 del 3 febbraio 1970, di alcuni orientamenti emersi dal Consiglio Superiore di Sanità, nonché della documentazione tecnica disponibile, questa Amministrazione ritiene opportuno precisare e puntualizzare quanto segue:

(1) I prodotti a base di piante medicinali, spesso pubblicizzate come «miscela di erbe» o «tisane», ma presentati anche con diversa denominazione, forma e modalità d’impiego, non possono in nessun caso essere posti in commercio senza preventiva registrazione presso questo Ministero, se (a mezzo delle etichette e dei fogli illustrativi delle relative confezioni, o con separati stampati o in qualsiasi altro modo) agli stessi vengano attribuiti effetti terapeutici.

Non vi è dubbio, infatti, che detta attribuzione è sufficiente, ai sensi dell’ari. 9, n° 2, del Regolamento approvato con R.D. 3.3.1927, n° 478, a qualificare i prodotti come specialità medicinali, con le conseguenze previste dagli artt. 168 e 169 dei T.U. delle leggi sanitarie approvate con R.D. 27 luglio 1934, n° 1265.

(2) Indipendentemente dalla diciture riportate sulla confezione, si ritiene che siano soggetti alla normativa dei medicinali (specialità medicinali, prodotti galenici) i preparati a base di piante ad alto potere tossico o di particolare attività farmacologica, quali quelle riportate nell’elenco esemplificativo contenuto nell’allegato A. La presenza di piante di tal genere, infatti, fa presumere il possibile raggiungimento, nell’utilizzazione del prodotto di dosi terapeutiche e/o potenzialmente nocive per la salute.

(3) Ai sensi dell’art. 122 del menzionato T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio1934, n. 1265, la vendita al pubblico di medicinali a dose o forma di medicamento non è permessa che ai farmacisti e deve essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima. Soltanto il farmacista, pertanto, può vendere al pubblico i prodotti a base di piante medicinali regolarmente registrati come specialità medicinali, nonché quelli preparati, sotto forma di galenici preconfezionati, da officine farmaceutiche a ciò autorizzate da questo Ministero. Il farmacista è anche autorizzato, oltre a vendere, nel rispetto della vigente normativa, le piante di cui al precedente punto 2) e ogni altra pianta medicinale e officinale, a preparare a dose e forma di medicamento, per la vendita diretta al pubblico nella propria farmacia, prodotti semplici e composti a base di piante medicinali. Tali prodotti, peraltro, non devono essere sigillati, non devono avere nome speciale costituente marchio di fabbrica, non devono essere oggetto di pubblicità, in qualsiasi modo o sotto qualsiasi forma effettuata; altrimenti, essi ricadrebbero sotto, le disposizioni concernenti le specialità medicinali (v. articolo 10 deI Regolamento approvato con R.D. 3 marzo 1927, n° 478).

(4) L’area delle piante medicinali vendibili fuori di farmacia deve essere, invece, individuata nel gruppo delle piante suscettibili di impieghi diversi da quello terapeutico, largamente acquistata da tempo nell’uso domestico, nell’alimentazione, nella correzione organolettica dei cibi, ecc., talora in grado di operare qualche intervento favorente le funzioni fisiologiche dell’organismo e ritenute, comunque, innocue. Nell’allegato B è riportato, ancora in via esemplificativa, un elenco di piante medicinali, aromatiche e da profumo che, ad avviso di questa Amministrazione, possono essere vendute anche fuori di farmacia e, in particolare, nelle erboristerie, nel rispetto, ovviamente, delle vigenti disposizioni sul commercio.

(5) Chi è in possesso del diploma di erborista rilasciato dalle apposite scuole istituite presso facoltà universitarie, ai sensi della legge 6 gennaio 1931, n° 99, è inoltre autorizzato a raccogliere «piante officinali» (quali definite dal già menzionato 2° comma dell’art. 1 della predetta legge), nonché a coltivarle e a sottoporle a preparazione industriale. La raccolta di piante officinali è altresì consentita a chi sia munito della «carta d’autorizzazione» rilasciata dalle autorità comunali (v. artt. 1, 2 e 3 della stessa legge n°99/1931).

(6) Agli erboristi non è consentita la miscelazione estemporanea di piante su prescrizione medica o, comunque, per qualsiasi finalità terapeutica. Tanto meno ad essi è consentito di suggerire al cliente rimedi a base di erbe contro malattie o malesseri sintomatici. Pratiche di tal genere esporrebbero l’autore alla irrogazione della sanzione prevista dall’ari. 348 del Codice Penale, per esercizio abusivo della professione di farmacista o di quella di medico, oltre al rischio di subire le ulteriori conseguenze penali e civili dovute all’illegittimo comportamento.

(7) Per la registrazione, come specialità medicinali, di prodotti a base di piante, dotati di attività terapeutica, le imprese produttrici operanti sul territorio nazionale debbono inoltrare apposita domanda a questo Ministero, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia (v. art. 162 e seguenti del citato T.U. delle leggi sanitarie; art. 13 e seguenti del Regolamento approvato con R.D. 3 marzo 1927, n° 478), oltre che a chiedere l’autorizzazione alla produzione di specialità medicinali (art. 161 T.U. leggi sanitarie; art. 1 e seguenti del citato Regolamento), ove non posseduta. Per i prodotti d’importazione, si richiamano le disposizioni degli art. 29 e 30 del menzionato Regolamento del 1927. La domanda di registrazione dovrà essere suffragata da una documentazione tecnico-analitica idonea al riconoscimento e dosaggio di quei principi attivi ai quali si ascrivono le indicazioni terapeutiche vantate dal prodotto. Purché si tratti di prodotti già noti, la documentazione farmacologica, tossicologica e clinica da allegare alla domanda di registrazione potrà essere di tipo bibliografico, secondo quanto previsto al punto 8 dell’articolo 4 della direttiva 65/65 CEE, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamenti e amministrative, relative alle specialità medicinali. I prodotti con caratteristiche di specialità medicinali eventualmente in commercio senza la prescritta registrazione, devono essere immediatamente ritirati dalle imprese, produttrici e distributrici. Gli Enti, gli Organi e le Associazioni sono pregati di informare sollecitamente dal contenuto della presente circolare le ditte, gli ordini professionali e le categorie interessate.

Allegato A

Elenco (esemplificativo) di piante medicinali vendibili soltanto dal farmacista in farmacia

NOME COMUNE  Nome botanico

ACONITO Aconitum Napellus L.

ADONIDE PRIMAVERILE Adonis vernalis L.

ALOE AIoe Vera Lamk – AIoe Succotrina Lamk

ARNICA Arnica montana L.

ARISTOLOCHIA Aristolochia clematitis L.

ASSENZIO MAGGIORE O ROMANO Artemisia Absinthium L.

BELLADONNA Atropa Belladonna L.

BOLDO Peumus Boldus MoI.

BRIONIA Bryonia Dioica Jacq.

CASCARA SAGRADA Rhamnus purshiana DC.

CICUTA Conium maculatum L.

CALAMO AROMATICO Acorus calamus L.

COLCHICO Colchicum autumnale L.

COLOQUINTIDE Cocumis Colocynhis L.

CONVALLARIA Convallaria majalis I.

CORIDALE CAVA Corydalis cava Schweigger et Koerte

DIGITALE Digitalis purpurea L. – Digitalis Ianata Ehrh

DULCAMARA Solanum dulcamara L.

EFEDRA Ephedra distachya L.

ELATERIO Ecballium Elaterium A. Rich

ELLEBORO Helleborus spp

EUPATORIA Eupatorium rugosum L.

EVONIMO Evonimus atropurpureus Jacq.

FAVA TONKA Coumarouna odorata WiIId. – Coumarouna oppositifolia WiIId.

FELCE MASCHIO Aspidium Filix-mas Swartz

FRANGOLA Rhamnus Frangula L.

GELSEMIO Gelsemium sempervirens L.

GIALAPPA Exogonium purga Benth

GINESTRA Cytisus scoparius L.

GIUSQUIAMO Hyoscyamus niger L.

IDRASTE Hydrastis canadensis L.

IPECACUANA Uragoga Ipecacuanha BaiII – Uragoga granatensi BaiII

IPERICO Hypericum perforatum L.

IPPOCASTANO Aesculus Hippocastanum L.

KOUSSO O CUSSO  Banskia abyssinica Bruce

LATTUGA VIROSA  Lactuca virosa L.

LOBELIA   Lobelia inflata L.

NOCE VOMICA   Strychnos Nux Vomica L.

OLEANDRO   Nerium Oleander L.

PASSIFLORA INCARNATA   Passiflora incarnata L.

PODOFILLO   Podophyllum Peltatum L.

POLIGALA NOSTRALE   Polygala vulgaris L.

POLIGALA VIRGINIANA   Polygala Senega L.

QUEBRACO   Aspidosperma Quebrachi Schlecht

RAUWOLFIA SERPENTINA   Rauwolfia Serpentina Benth

SABINA   Juniperus Sabina L.

SANGUINARIA   Sanguinaria canadensis L.

SCILLA   SciIIa marittima L.

SENNA   Cassia angustifolia VahI.

STRAMONIO   Datura Stramonium L.

STROFANTO   Strophantus Kombé Oliver

TABERNANTHE   Tabernanthe Iboga BaiII. H. Bn.

VALERIANA   Valeriana officinalis L

VERATRO BIANCO   Veratrum album L.

VERATRO VERDE    Veratrum viride Aiton

VINCA   Vinca Major L. e Vinca Minor L.

VISCHIO BIANCO    Viscum Albun L.

YOHIMBE   Corynanthe Yohimbe K. Schum.

Allegato B

Elenco (esemplificativo) di piante medicinali aromatiche e da profumo vendibili anche fuori di farmacia

NOME COMUNE Nome botanico

AGLIO Allium sativum L.

ANGELICA Angelica Archangelica L.

ANGOSTURA VERA Galipea Cusparia DC.

ANICE STELLATO Illicium verum Hocker

ANICE VERDE Pimpinella anisum L.

ARANCIO AMARO Citrus aurantium amara Link

ASSA FETIDA Ferula Asa-Fetida Regel

CACAO Theobroma cacao L.

CAFFÈ Coffea arabica L.

CALENDULA Calendula officinalis L

CAMOMILLA ROMANA Anthemis nobilis L.

CAMOMILLA VOLGARE Matricaria Chamomilla L.

CANNELLA Cinnamomum zeylanicum Nees

CARCIOFO Cynara Scolymus L.

CARDAMOMO Elettaria Cardamomum With. et Maton

CARRUBA Ceratonia Siliqua L.

CASCARILLA Croton Eleuteria Bennet

CHIMAFILA Chimafila umbrellata DC.

CICORIA Cichorium Intybus L.

CIPOLLA   Allium cepa L.

CITRONELLA   Cymbopogon nardus Rendle

COLA (noci di)   Kola acuminata Schott et Endlich

CORIANDOLO   Coriandrum sativum L.

CUMINO   Cuminum Ciminuml.

CURCUMA   Curcuma longa L.

ELICRISO   Helichrysum italicum G. Don.

FIENO GRECO   Trigonella foenum-Graecum L.

FINOCCHIO   Foeniculum vulgare MiIIer

GALANGA   Alpinia Officinarum Hance

GAROFANO (chiodi di)   Caryophyllus aromaticus L.

GINEPRO   Juniperus communis L

GRAMIGNA   Agropyrum repens P. de Beauvois

ISSOPO   Hyssopus officinalis L.

LAVANDA   Lavandula officinalis Chaix

LIMONE   Citrus medica var. Limonum L.

LINO (semi di)   Linum usitatissimum L.

LIQUERIZIA   Glucyrrhiza glabra L.

LUPPOLO   Humulus Lupulus L.

MAGGIORANA   Majorana hortensis (L.) Benth

MAIS   Zea Mays L.

MALVA   Malva sylvestris L.

MANDARINO   Citrus nobilis Andrews

MANDORLO    Amygdalus communis

MARRUBIO    Marrubium vulgare L.

MELISSA    Melissa officinalis L.

MELOGRANO    Punica granatum L.

MENTA PIPERITA    Mentha piperita (L.) Huds

ORIGANO    Origanum spp

PEPE    Piper nigrum L.

PRUNO VIRGINIANO    Prunus serotina Ehrt. WiIId

ROSA    Rosa centifolia L. – Rosa gallica L.

ROSMARINO    Rosmarinus officinalis L.

SALVIA    Salvia off icinalis L.

SAMBUCO    Sambucus nigra L.

SEDANO SELVATICO    Apium graveolens L.

SESAMO    Sesamum indicum L.

TAMARINDO    Tamarindus indica I.

TARASSACO    Taraxacum officinale L. Wigger

THE   Thea sinensis L.

TIGLIO    Tilia spp

TIMO SERPILLO    Thymus Serpillum L.

TIMO VOLGARE    Thymus vulgarsi L.

TRIFOGLIO FIBRINO    Menyanthes trifoliata

VANIGLIA    Vanilla planifolia Andrews

VIOLA MAMMOLA    Viola odorata L.

ZAFFERANO    Crucus sativus L.

ZEDOARIA   Curcuma Zedoaria Roxb.

ZENZERO   Zingiber officinale Roscoe

Insediato ufficialmente il Direttore del giornale dell’Università

Il Segretario Generale ing. Mauro Contili ha ufficialmente nominato il Direttore Enzo Fasoli responsabile editoriale del giornale UniSanPaolo dell’Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo.

Nel corso di una breve cerimonia il Segretario Generale ha ricordato la carriera giornalistica del nuovo Direttore che inizia 40 anni or sono con l’iscrizione all’Ordine articolandosi brillantemente tra arte e comunità laiche e religiose, divenendo responsabile di varie testate.

Il nuovo Direttore avrà il compito di accompagnare la testata dell’Università lungo il percorso dell’informazione positiva vanto della nostra istituzione.

Al Direttore Enzo Fasoli e all’intera redazione i migliori auspici per un proficuo lavoro.

Morale e Diritti Umani

Prof. Michele Trimarchi Presidente del Comitato scientifico dell’Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo

Oggi ci occupiamo di Morale e Diritti Umani. E’ un argomento che credo conosciate tutti, soprattutto il primo, la morale, strumento approssimativo di valutazione legato al concetto di bene e di male, ai costumi di riferimento che veniva applicato all’interno dei vari sistemi sociali.

Andiamo subito al dunque e diciamo che la morale è stata inventata dalle religioni, più che altro, perché perfino l’etimologia è dubbia, sembra derivi da mores, come normalmente si dice.

La morale in sé stessa è la morale cristiana, quella del bene e del male, almeno per quel che riguarda le società europee.

La morale è nata da quella che è stata sempre la spinta spirituale dell’uomo verso l’andare oltre le regole imposte dal vivere e del convivere sociale. Sapete che in ogni società c’è sempre stato qualcuno che ha imposto delle regole, regole determinate dai singoli poteri e dai singoli sistemi che, man mano che si sono organizzati, hanno dato luogo a quella concezione sempre più “democratica” che tendeva a dare ad ogni individuo la possibilità di dire quello che pensava.

E questo, oggi, ha portato alla democrazia e anche alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

La morale in sé stessa è stata anche uno strumento di potere, poiché chi poteva permettersi di violare sia la morale che le leggi l’ha sempre fatto, proprio perché l’uomo non ha ancora realizzato in sé il concetto di Coscienza dell’Io, di Coscienza propria dell’Io. E non avendo realizzato questo tipo di coscienza, secondo la quale il giudice supremo di sé stesso dovrebbe sempre essere sé stesso, allora l’uomo ha dovuto sempre rifarsi a norme, regole, consuetudini, leggi, essendo esso stesso un essere sociale.

L’essere sociale deve, quindi, sottostare alla società e alle sue regole.

Tutto questo ha fatto sì che l’essere dovesse sempre ubbidire a queste regole ma, in effetti, al potere all’interno del sistema, il quale imponeva, poi, anche delle regole.

Abbiamo visto e continuiamo a vedere che chi ha il potere ha anche la possibilità di trasgredire le regole e di non subire quello che queste regole prevedono per chi le trasgredisce. Basta interpretarle in un certo modo e poi assecondarle. Per cui, questo tipo di discorso sulla morale è un discorso che andava oltre, ossia ciò che era giusto e ciò che era sbagliato, ciò che era bene e ciò che era male veniva stabilito da chi deteneva il potere di tali regole.

Ormai questo concetto è quasi fuori uso. Infatti spesso si parla di etica. E l’etica è più vicina alla società, all’uomo, poiché l’uomo, che ha una certa cultura, che è alfabetizzato, facente parte del sistema sociale e legato ai vari sistemi di potere di una società, tende più a vedere l’etica come strumento operativo all’interno della società, come un insieme di regole, non necessariamente positivizzate dal diritto, ma riconosciute come giuste e utili per quel determinato tipo di professione o per quel ruolo sociale o per quella funzione all’interno della società stessa.

Quindi l’etica è anche questo: un insieme di regole scritte, ma non necessariamente previste dal diritto, che impongono un certo tipo di comportamento, un certo tipo di abitudini di vita legate al bene, un certo tipo di limiti entro i quali la persona deve mantenersi.

Tutto questo discorso potrà sembrare a noi grandemente superato. Non credo che tra di voi qualcuno veda la morale come esigenza della società.

C’è qualche altro strumento che in qualche modo ha sostituito in maniera più effettiva, più efficace il concetto di morale?

La morale ha ancora una funzione all’interno della società?

E’ l’etica che si adegua, più che la morale. E’ il trascendente che guida la morale. Non è l’uomo che si organizza la morale. Ciò che si considera essere morale (ciò che è morale oggi poteva non esserlo ieri …) è etico. La morale non serve, infatti va in disuso proprio perché non è utilizzabile, perché ciò che era permesso ieri non è permesso oggi, per cui la morale oggi non può pronunciarsi perché tutto sarebbe quasi immorale rispetto a quelli che erano i principi di moralità, sia del bene che del male. Questo principio del bene e del male non riesce più a esprimersi in quanto non è uno strumento reale, obiettivo di misurazione del comportamento umano, proprio perché ciò che è immorale per alcuni potrebbe essere morale per altri, anche se c’è una morale comune che viene condivisa dalla maggioranza o dal potere del sistema.

Per quel che riguarda le discipline scientifiche, la filosofia è una scienza morale, così come la giurisprudenza, come la psicologia. La filosofia è una scienza morale, perché studia la morale, quindi è per sua definizione scienza morale.

Ma, non possiamo dire che la filosofia evolve, ossia che la conoscenza prodotta dalla filosofia evolve. Infatti, nessuno si può permettere troppo di definirla o di restringere in un campo la morale, perché mores significava costumi, quindi comportamenti legati all’evoluzione dei sistemi sociali. Quindi, in base all’evoluzione dei sistemi sociali c’era l’adeguamento dei costumi, ma la morale intesa normalmente come la intende la Chiesa, la religione Cristiana, era sempre la valutazione di ciò che è bene e ciò che è male, dove i limiti, come voi sapete, non sono così chiari. Voi sapete che la stessa religione cristiana ha avuto l’esigenza di crearsi un codice, il codice canonico; quindi hanno delle norme, delle leggi che prevedono anche delle sanzioni in base a delle violazioni e, badate, ancora quella non è la morale, è il codice.

Quindi la morale in sé stessa sta per essere superata perché, appunto, queste scienze progrediscono e mettono in evidenza il valore trascendente dell’uomo, chi è l’uomo, chi è l’essere umano. Man mano che l’uomo si conosce, si comprende, si capisce, si evolve, può scoprire sé stesso.

Venti anni di studi multidisciplinari ed integrati da noi condotti, tendenti a dare valore scientifico alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ci hanno dimostrato che la donna e l’uomo sono un progetto, non sono figli del caso, che i millenni di Storia sono i tempi di realizzazione di questo progetto e che il terzo millennio, con l’alfabetizzazione dei Diritti dell’Uomo, completerà questo progetto e darà alla donna e all’uomo piena consapevolezza delle loro potenzialità e quindi della realizzazione di sé stessi all’interno di un sistema democratico in cui gli esseri abbiano coscienza di ciò che fanno.

E’ un discorso che possiamo definire filosofico, scientifico, propositivo, giuridico, come volete. Ma l’abbiamo mandato in tutto il mondo e le risposte che ci danno sono tutte grandemente positive.

E allora come si colloca la morale in tutto questo?

Sono le scienze morali che ci hanno permesso di esprimere in maniera così sintetica ed integrata il discorso sulla donna e l’uomo, sulla Storia dell’uomo e della donna, sulla Storia dell’umanità o che altro?

La morale viene superata dal giusto, perché il bene e il male vengono superati dal giusto. Non possiamo più parlare di bene e di male, perché sono valori soggettivi.

All’interno dei nostri sistemi democratici, statuali ed internazionali, il giusto viene stabilito dalle leggi.

Platone, che sosteneva che il male non esiste se non come mancanza di bene, era un filosofo e la filosofia è amore per la conoscenza.

Io sfido tutti voi a dimostrarmi che un uomo che sta morendo di fame, con la pulsione della fame ancora intatta, con la pulsione della sete, con la pulsione della sopravvivenza, possa pensare alla trascendenza. Quando ci sono pulsioni potenti all’interno del cervello, regolate dalla sopravvivenza del sistema, non potete pretendere di parlare di bene e di male, di uno spirito, o di Dio o della trascendenza, dovete prima soddisfare quei bisogni se volete veramente dare la possibilità a quell’essere di andare oltre.

Questa è un’intuizione che si è spesso manifestata in chi ha cominciato a ragionare sulla vita e sui suoi valori. La persona affamata o assetata fa delle cose terribili pur di raggiungere il soddisfacimento di tali bisogni. Oggi tale comportamento lo vediamo esprimersi anche verso bisogni indotti come ad esempio l’eroina, il caffè, il fumo di sigaretta e sappiamo che qualsiasi dipendenza è determinata sempre da una forma di condizionamento che si è sviluppata all’interno del cervello e che va a modificare un equilibrio omeostatico funzionale, neurofisiologico e qualora la sostanza che mantiene in “equilibrio” quel sistema viene meno, man mano che si consuma, che si “trasforma”, lì nasce una pulsione che diventa psicologica, cioè che spinge l’individuo ad andarla a ricercare come esigenza di compenso. Quindi, la pulsione cosiddetta biologica e metabolica, l’esigenza biologica di una proteina o di una sostanza, fa diventare poi psicologica la richiesta, se si è creata quell’associazione, quel condizionamento verso quella sostanza. Non dovete mai dimenticare questo, perché se una persona assume alcool in caso di disturbi come la noia, l’agitazione, la sofferenza, e se da tale assunzione la persona sperimenta un senso di appagamento, una sensazione di equilibrio, di serenità, si determina un condizionamento in base al quale quella persona sarà spinta a cercare quel “farmaco” ogni qualvolta dovesse avvertire quella sensazione di malessere.

Questo è il rapporto tra l’elemento che ha creato la dipendenza e la dipendenza stessa, fra psiche e metabolismo. E ciò perché ogni cosa all’interno del nostro cervello viene metabolizzata e va dinamicamente a produrre sempre nuovi equilibri; e qualora noi andiamo a modificarli si formula la richiesta. La dipendenza è sempre determinata dalla carenza di una sostanza che è entrata a far parte del metabolismo e la cui mancanza ne produce la richiesta psicologica, in quanto è legata per associazione a una memorizzazione in corteccia. Non è diverso da chi sa che quel determinato farmaco gli fa passare il mal di testa e ogni volta che lo accusa lo assume: il giorno che non gli passerà più con quel farmaco andrà a cercarsi un’altra sostanza che glielo fa passare. Toglie il primo farmaco e lo sostituisce con il secondo.

Questo è il cervello nelle sue funzioni.

Dovete capire che il cervello non cerca assolutamente nulla che non lo gratifichi. Nulla. Non mette proprio in memoria cose che non gli interessano, proprio perché noi siamo alla ricerca di un qualcosa che soddisfi il nostro bisogno di evolverci, di crescere, di acquisire nuove informazioni. Abbiamo visto che l’emisfero sinistro, nel momento in cui subisce certi condizionamenti, ci costringe continuamente a soddisfarli e a vedere le cose in base ai filtri che si sono sviluppati.

L’emisfero destro cercherebbe sempre il nuovo, l’interazione con il nuovo; ma noi dobbiamo sempre fare i conti con quello che si è prodotto come filtro di percezione nell’emisfero sinistro.

Della morale hanno creato anche un modello. Il modello della morale qual è? Chi è che ha definito questo modello della morale?

Il bene e il male.

Ma qual è il bene e qual è il male?

Secondo alcuni, è male qualsiasi tipo di comportamento che disturba il buon funzionamento della società, qualsiasi comportamento che va a disturbare gli altri, un comportamento al di fuori della consuetudine considerata normale. Se hanno stabilito che il rapporto sessuale è solo nella coppia che si è sposata in Chiesa, diventa immorale il fatto che tu hai un rapporto con una persona che non si è sposata in Chiesa.

Questa è la morale.

La morale è solo un modello.

Sono sempre modelli e basta.

La vera “morale” ce l’abbiamo dentro di noi, nasce con noi e vive dentro di noi, ma non viene presa in considerazione perché sull’argomento c’è una grande ignoranza.

Ma oggi stiamo andando verso l’acquisizione di una conoscenza che fa chiarezza e il CEU ha il merito di aver dimostrato scientificamente che tale morale è nell’Io Genetico di tutti gli uomini della Terra.

Questa è evoluzione. Quindi, come vedete, non posso essere pessimista perché andiamo a stimolare la Verità. Mettiamo i semi e aspettiamo che vengano fuori.

Se credete in qualcosa, realizzatelo voi, non aspettate che siano gli altri a realizzarlo, almeno in quello che voi potete realizzare.

Non costringete mai nessuno a chiedervi scusa, se no siete peggiori di coloro che vorreste costringere, dovete sempre favorire gli altri, aprirgli la strada; nessuno deve chiedere scusa perché se si sbaglia, lo si fa soltanto perché purtroppo certe forme di ingiustizia, di condizionamento sono state acquisite dall’ambiente in cui si vive.

Per cui, quando parlate a chi sbaglia, fategli vedere quello che pensate, fategli vedere anche qual è la sua strada per mantenere la sua dignità e non dover piegare la testa davanti a nessuno.

Combatti le azioni dell’uomo ma mai l’uomo.

Invece, la morale ti dice “sei immorale davanti alla collettività, davanti alla comunità”, quindi quella della morale è sempre una condanna, non vai in galera, non ti mettono le manette, ma può essere molto peggio per chi veramente vive in sé certi valori.

Questa è la morale.

Il cervello cerca le “sostanze” che gli vengono meno, ma noi normalmente lo costringiamo a integrare nel suo sistema metabolico, a volte, sostanze che lui non ha mai cercato. Prima subisce una modificazione di quello che è il suo metabolismo e poi ci fa la richiesta quando gli viene meno.

Quando diciamo che le informazioni vengono metabolizzate significa che quando entrano a far parte della nostra plasticità neuronale, il cervello poi le difende con tutti i mezzi che ha.

E dovete sempre tener conto di queste difese all’interno del cervello nel momento in cui andate a fare il contraddittorio con qualcuno. E quando lo fate, provocate volutamente in modo che venga fuori il dibattito che, poi, favorisce l’evoluzione del sistema.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dice che tutti gli uomini nascono uguali in dignità e diritti.

Questo l’ha intuito lo Spirito Umano.

Se proprio vogliamo parlare ancora di morale, dobbiamo riferirci a una morale superiore, una morale sconosciuta ai moralisti.

A me personalmente dà fastidio pure il nome, se non visto nella sua accezione reale, cioè con il significato di costumi, abitudini. Ma i costumi e le abitudini non possono essere la morale per tutti.

La morale per tutti sarà una legge che rende giustizia a tutti, ma le abitudini di una persona, il suo modo di pensare non possono essere quelli di un’altra; sicuramente il nostro modo di pensare sarà sempre e comunque diverso, ma se usassimo gli stessi strumenti per misurare la nostra logica, le nostre azioni, la nostra costruzione, ci intenderemmo sempre, perché nello scambio avremmo sempre arricchimento. Occorrono, dunque, strumenti di misurazione della realtà che siano univoci.

La morale è una parola che non ha senso in quanto viene sostituita dal concetto di giustizia, di giusto.

E proprio perché questo è ancora sconosciuto alle scienze, anche cosiddette umane, c’è bisogno di parlare di morale, c’è bisogno di parlare di etica. Ma i Diritti Umani, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, integrano tutti questi aspetti relativistici dell’evoluzione, della coscienza umana.

I Diritti Umani integrano tutte le religioni esistenti nell’evoluzione umana.

I Diritti Umani integrano tutti i sistemi politici del mondo.

Sono la summa teologica dell’evoluzione culturale dei popoli.

Dire che tutti gli uomini nascono uguali in dignità e diritti è l’affermazione di un principio universale assoluto!

Ma questo non è bastato per dare successivamente coscienza a tutti gli individui e per far sì che ognuno lo riconoscesse prima in sé, per poterlo poi riconoscere agli altri!

E’ questo che ha impedito la reale concretizzazione di questo Valore.

Ognuno pretende che prima di riconoscere agli altri qualcosa, si riceva tale riconoscimento dagli altri.

Si pretende, in genere, la punizione per chi sbaglia nei nostri confronti, perché l’altro è chi sbaglia per primo.

E’ rarissimo incontrare persone che, capaci di vedere gli errori altrui, aiutano l’altro nel correggersi o siano capaci di frasi come “ma guarda che tu stai compiendo un’azione che non è conforme a quel principio che tu stesso condividi …”; di solito chi sbaglia viene penalizzato, si fa di tutto per renderlo inferiore davanti a tutti, perché ancora usiamo la legge animale del superiore e dell’inferiore.

Questo è un automatismo che viviamo nel cervello, non ne siamo coscienti noi, ma solo il nostro cervello, che ci spinge a mettere in atto questo tipo di comportamento, in quanto chi ha ragione sull’altro merita una gratificazione oppure una negativizzazione se ha torto.

E la persona non accetta di essere negativizzata, perché il cervello nostro ci schiavizza, ci “risucchia” nelle sue azioni e nei suoi comportamenti.

Questo è il famoso diavolo di cui ho scritto in L’uomo fra santi e diavoli, è il diavolo che ci guida 24 ore su 24 quando noi non guidiamo il nostro cervello, le nostre azioni.

E questo è ciò che ci permette di dire che l’uomo e la donna in coscienza non ci sono ancora.

E quando non c’è coscienza si rimane ancorati al bisogno di morale, di etica, di leggi, di diritto, ci si ferma soltanto di fronte a quello che la maggioranza dice, in quanto la maggioranza ha il potere di schiacciare, di distruggere, di bloccare, di paralizzare, di limitare l’altro nella libertà di movimento.

Ecco perché esistono le imposizioni. Sfido chiunque di voi a comunicare con gli altri e a vedere che gli altri godono di voi e di quello che dite perché lo riconoscono giusto. Qui le cose vengono riconosciute in base ai poteri che la gente ha. E più questi cervelli sono potenti, più è difficile il lavoro da compiere. Ve ne accorgerete. signori psicoterapeuti, quando trovate certi “muri” davanti di energia e la vostra deve superare quella, in termini di astuzia, di capacità, di abilità. Voi davanti avete proprio i “muri”.

Ecco perché la morale, ecco perché l’etica, ecco perché la legge, ecco perché la coercizione, la pena, ecco perché tutte queste cose, perché l’emisfero sinistro non cerca la verità, vuole solo avere ragione! Ed è convinto che è così.

Voi dovete dargli ragione assolutamente e placarlo, placarlo e poi portarlo verso un ragionamento di riflessione su un valore, non più sulla persona, su un valore. Perché finché toccate la persona, scattano le difese. E’ matematico.

Ed è giusto che ognuno di noi non paghi per le convinzioni che si ritrova nel cervello. Ma perché deve pagare?

La persona non è solo quella convinzione, è ben’altro, dentro.

Se riusciamo a stimolare tutte le altre parti viene fuori l’immensità di quest’essere.

Dietro un determinato tipo di comportamento da parte dell’altro, può esserci una pulsione così forte che non è riuscito a frenare, magari ha avuto l’ira, magari in quel momento stava chissà in quale stato e diciamo che è immorale?

Ha compiuto un atto, forse, che non doveva compiere, ma andiamo a vedere perché, vediamo di metterlo in condizione di scoprire egli stesso l’errore che ha commesso e come lo può evitare. Questa sarebbe una forma di cooperazione, di crescita e di evoluzione.

La colpevolizzazione e la penalizzazione non fanno crescere nessuno, permettono a quel cervello di riorganizzarsi meglio e di cercare di evitare di cadere in quella situazione in cui è caduto. Ecco perché le esperienze fanno crescere, perché fanno sviluppare la capacità poi di sfuggire sempre più e meglio a quelli che possono essere le negativizzazioni degli altri.

Ma che non si rinunci a sé stessi. C’è chi riesce anche a far rinunciare alla vita a certe persone. Vediamo i ragazzi che ricorrono alle droghe e questo perché quello stile di vita non dà loro quelle stimolazioni che gli permettono di sentirsi gratificati ad esistere, andare a scuola, studiare, capire, lavorare, non si sentono gratificati. Hanno dei modelli davanti, magari, relativi al divertimento, alle “grandi cose” e loro si sentono zero rispetto a tutto questo. E se vedono una via per poter perseguire quei modelli, si attivano.

Questo è il sistema in cui stiamo vivendo.

Ecco perché dobbiamo dare il giusto ed esatto valore al progetto che c’è in ogni essere umano e dare la possibilità a tutti, piano piano, di prenderne coscienza e di realizzarlo in sé stessi nel rapporto con gli altri.

Questa è la strada.

I Diritti Umani non sono qualcosa da imparare a memoria, lo abbiamo già detto, ma sono Valori da scoprire dentro ciascuno di noi e se tu fai il professore devi farmeli scoprire, se no non sei professore di niente.

E così il giurista deve tener conto sempre di certi valori fondamentali che sono insiti nell’essere umano, solo per il fatto di essere nato. Se quelli vengono soffocati, la persona si ribella, butta per aria il sistema statuale. E questo è quello che è stato fino ad oggi.

Oggi ci stiamo evolvendo, abbiamo capito certe cose e questa pseudocoscienza dettata dalla morale deve diventare coscienza, ciò che io scelgo, riconosco in me stesso e in tutti come potenziale innato; solo allora, senza colpevolizzare nessuno, cercherò di esprimere questo Valore e di dimostrarlo col mio esempio perché, senza l’esempio, la parola da sola non serve a niente; di contro, ci sono molte parole che vengono sentite ovunque cui non corrisponde una sostanza (quello che fanno molti che parlano proprio di morale).

E spesso abbiamo visto che l’immoralità viene proprio da coloro che vogliono e pretendono di imporre la morale a tutti.

Mentre, se noi non impariamo proprio niente di morale, e cerchiamo di educare, di educere i potenziali che sono già nei bambini, già nei ragazzi, negli adulti, negli anziani, nei vecchi, la situazione si ribalta. Ci sono sempre questi Valori, quindi o parlo all’anziano, o parlo al bambino, o parlo al vecchio, o parlo all’adulto, io devo ricordarmi che ci sono lì dentro quei potenziali!

Nell’anziano ci saranno più difficoltà perché ha un cervello più “arrugginito”, alterato nel metabolismo, avrà più sostanze tossiche accumulate nelle cellule, quindi ci sarà più difficoltà di lavoro, ma ci sono sempre.

E’ questo il senso della vita che ognuno di noi deve esprimere ogni qualvolta si avvicina a un’altra persona, sia come medico, sia come psicologo, sia come giurista, sia come uomo della strada, come chiunque.

O comprendiamo queste cose oppure non abbiamo capito niente.

Parliamo della morale, ma cosa mi importa di essa se poi non mi rende giustizia o non lo riconosco come un valore utile alla persona, utile per la sua evoluzione?

La “morale” di Cristo era “chi è senza colpa scagli la prima pietra”, però vediamo che tutti esprimono giudizi sul comportamento degli altri, un giudizio e una sentenza.

Questa non è la morale di Cristo. Però coloro che la esprimono continuano a dire che rappresentano Cristo ed è per questo che ci sono tutte le scissioni che vedete, anche all’interno delle stesse religioni.

Quindi, la morale, la parola morale a noi non dice più nulla.

Ci dice, invece, “non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te” e “chi è senza colpa scagli la prima pietra”: questa è la mia morale.

Che è anche quella di Cristo.

Io, quindi, la condivido.

Però, chiunque la violi, non può parlare di morale.

La vera morale deve essere universale e allora si chiama Diritti Umani.

Perché io ho messo insieme morale e Diritti Umani?

Per farvi fare il passaggio dall’una agli altri, solo per questo.

Non ha senso più parlare di morale, quanto ha senso parlare di Diritti Umani, universali.

Ma la morale è un modello. E’ stata un’esigenza evolutiva creare un valore che andasse oltre la pena se tu violavi quelle regole, quindi il “valore” che ti veniva posto come un indicatore, come dire “tu non vai in galera, però sei additato come uno che ha violato delle regole sociali, delle consuetudini”, se sono consuetudini.

In alcuni momenti storici, ad esempio al tempo del fascismo o al tempo di altri sistemi dittatoriali, la morale è stata veramente forte e impositiva. Chi, in quei contesti, non faceva parte del potere e faceva qualcosa di immorale, qualcosa che non faceva parte delle consuetudini, veniva additato come colui il quale commetteva ciò che era immorale. Anche questo era in un sistema dittatoriale, perché la morale non dovrebbe mai essere un giudizio sulla persona, ma dovrebbe portare semmai ad una riflessione su un valore, in cui la persona dovrebbe essere in qualche modo salvaguardata rispetto a ciò che compie.

Ma, per ora, siamo lontano da tutto questo.

Si considerano le scienze cosiddette morali, come le scienze giuridiche, le scienze filosofiche, le scienze psicologiche, contrapposte, badate bene, contrapposte alle scienze fisiche e matematiche. Ossia, le scienze fisiche e matematiche sono immorali …

Per me è immorale quella “scienza” che produce inquinamento.

Per me è immorale quella “scienza” che produce effetti collaterali negativi.

Per me è immorale tutto ciò che minaccia la vita della gente.

Per me è immorale tutto ciò che viola i principi di convivenza universale e di rispetto di tutti.

Per me è immorale un’equazione (di secondo grado) perché dicendo “si” e “no”, permette tutto e il contrario di tutto.

Se rapportiamo questa modalità di ragionamento all’evoluzione umana, come si fa a dire, considerando che ognuno di noi è un progetto che deve realizzarsi nel tempo e nello spazio, che l’essere umano può o non può andare avanti? Io posso dire che posso evolvermi, da una parte, e che dall’altra parte non posso evolvermi: per la mia coscienza questo concetto che significato può avere?

Se per la vita non è adatta, perché devo usare la matematica?

Quando tratto con una persona sto svolgendo un’operazione importante che può essere messa in termini matematici, se la matematica è uno strumento utile all’uomo per la sua vita e per la sua evoluzione.

Il ragionamento è matematica, deve essere matematica. Le vibrazioni non sono matematica, lo stato emotivo, emozionale, affettivo, possono espandersi un tutto l’Universo, però devono nascere da una base matematica della nostra vita!

Altrimenti ci perdiamo tutti.

Il mio ragionamento sull’atomo e sul numero di elettroni che ruotano intorno non mi deve limitare nelle vibrazioni che io posso avere.

Io devo sapere che ruotano, non devo dimostrare che stanno esattamente in quel punto che ha spinto Heisenberg a inventare il principio di indeterminazione!

Anche perché con quel principio stiamo regolando tutta la nostra conoscenza!

Proprio quello ci ha portati a usare le equazioni di secondo grado.

A me non sta bene ragionare in questi termini, non sono abituato, come scienziato, a dire che una determinata cosa può essere qui e può essere da un’altra parte.

Il concetto di fisiologia non può sottostare a questo tipo di principio ipotetico, perché allora non è fisiologia.

Il concetto di fisiologia deve descrivere la dinamica di una funzione.

Quella è fisiologia.

Deve descrivere la dinamica di una funzione che io, o me la figuro nella mia mente, o la osservo, posso vedere che funziona esattamente.

Quella è fisiologia.

C’è una gran confusione ancora, in questo senso, nelle scienze cosiddette biologiche. Le ipotesi vengono prese come fisiologia, l’anatomia viene presa come fisiologia, la patologia viene presa come fisiologia, il fisiologo viene emarginato come colui che non è medico, perché è considerato medico il patologo, e non il fisiologo.

E queste concezioni fanno sì che ancora oggi si rimanga al paleolitico di una vera scienza.

Io sono fisiologo quindi capisco il fisiologo quando parla di sostanze che già sono state studiate, capite dalla fisiologia, che ha scoperto che svolgono certe funzioni, e chi ha studiato e studia lo sa.

E’ chiaro che chi è abituato a lavorare sul campo soltanto con i protocolli non ne sa nulla, però poi quello che sta sul campo con i protocolli si permette di criticare chi, invece, spende la propria vita per studiare.

Questo non deve esistere, non deve esistere questo perché è proprio il tradimento più grande verso la conoscenza o verso la ricerca di conoscenza!

E, visto che stiamo parlando di morale, è immorale tradire la ricerca di conoscenza!

Il discorso della morale deve essere inglobato e integrato in quelli che sono Valori Universali, che tutti noi riconosciamo.

E’ già sufficiente questo per indurci tutti a cercare quella scienza, quella metodologia per attuare, realizzare, concretizzare questi Valori all’interno della coscienza di qualsiasi uomo nasca su questo Pianeta.

Non c’è più bisogno di parlare di morale, di etica, qui bisogna modificare i corsi universitari, create un esame di “deontologia” sulla base dei Diritti Umani e verificate che ognuno, prima di accedere all’Università, agli studi superiori, di conoscenze superiori, abbia già tutte le caratteristiche di sviluppo mentale e comportamentale che gli permettano di accedere a una conoscenza che va oltre.

Questa dovrebbe essere l’Università.

L’Università dovrebbe garantire le basi umane di chiunque acquisisca un titolo di dottore.

Ma qui, addirittura, le scienze umane si contrappongono alle scienze morali …

le discipline scientifiche si contrappongono alle scienze giuridiche …

Ma le discipline scientifiche non servono forse per dare conoscenze all’uomo?

E le conoscenze non dovrebbero favorire l’evoluzione dell’uomo?

Quindi, dovremmo produrre una scienza che sia nemica dell’uomo?

Se la morale è amica dell’uomo, perché queste scienze dovrebbero essere contro l’uomo?

Solo noi possiamo farle diventare e utilizzarle contro l’uomo, noi uomini.

Ma se noi uomini abbiamo questa base morale, come possiamo poi produrre una conoscenza contro l’uomo?

Provate a pensare quali contraddizioni si celano in questo sistema umano e sociale.

Ma io non posso colpevolizzare nessuno perché, l’ho scritto, si tratta “solo” di un meraviglioso progetto che si sta realizzando nel tempo e nello spazio e i millenni di Storia altro non hanno fatto che cercare di realizzare questo progetto che non si è ancora realizzato.

Si realizzerà nel terzo millennio, con l’alfabetizzazione dei Diritti dell’Uomo.

Chiunque osi dare sentenze bisogna dimostrare che non ha capito proprio nulla, altrimenti dica quello che pensa senza dare sentenze o giudizi sull’uomo.

L’uomo non può essere giudicato, perché non c’è nessun uomo sul Pianeta Terra che possa giudicare un altro uomo, in quanto è uomo quanto un altro; può dire cosa ha capito e quanto è utile ciò che ha capito per sé stesso e per gli altri.

Se fa questo, va bene.

Altrimenti stia zitto.

E allora questo ci permetterà di risanare, forse, e di far evolvere velocemente il sistema.

Ma ognuno diventi forte di questa conoscenza, altrimenti con la morale, con l’etica e con altre forme di potere, si continua a “schiacciare” sempre, come è avvenuto a volte, gente meravigliosa.

E questo può accadere anche con la scienza.

In nome di una scienza, che non si sa bene che tipo di scienza è, si attaccano le persona che magari sono i veri ricercatori.

In nome di una morale si uccidono le persone e non si sa bene che cos’è questa morale.

In nome delle religioni si fanno le guerre e si uccidono le persone e si combattono e poi si predica il valore della persona in tutto il mondo, in tutto l’Universo.

Ma l’essere umano chi è?

Se è questo progetto divino, ma lo vogliamo amare e rispettare, vogliamo vedere nel bambino questa immensità, la vogliamo accendere questa energia e consentirgli il piacere di sentirsi nato e cominciare a vivere la propria esistenza guidandolo e favorendolo in questo sviluppo, dimostrandogli con il nostro esempio che è meraviglioso vivere?

Questa è la scienza, morale e giusta, è la scienza dei Diritti Umani.

E’ quella di cui vi sto parlando, una scienza che noi stiamo cercando di rendere più scientifica possibile, in modo da impedire ai furbi di manipolare anche questa e di disattendere ancora una volta ciò che è giusto e che è vero.

Quindi, psicologia, medicina, scienze giuridiche, tutte le scienze di questo Pianeta devono favorire questa presa di coscienza, devono favorire l’umanità.

Nessuna scienza può essere utile su questo Pianeta se non favorisce l’evoluzione umana.

Questo è il nostro credo fondamentale, che dovrà essere il credo di chiunque ha un po’ di buonsenso o di chiunque si senta un essere umano.

Qualsiasi danno viene arrecato in Cina, in Africa, viene arrecato a noi qua, mettetevelo in testa tutti.

Qualsiasi danno si fa alla Natura, qualsiasi danno si fa alle persone, quel danno ricade su tutti noi, nessuno escluso, prima su chi lo fa e poi su tutti gli altri.

I nostri studi relativi all’origine genetica dei valori umani di base risalgono agli anni ottanta e si sono sviluppati secondo una logica che provo qui brevemente a ripercorrere.

Abbiamo visto che tutti gli esseri umani del Pianeta hanno 46 cromosomi, abbiamo cercato di vedere quelle che sono le espressioni geniche di questi cromosomi, l’espressione del fenotipo; abbiamo visto i diversi fenotipi che, in effetti, non si negano l’uno con l’altro;

abbiamo visto una ricorrenza continua di comportamenti fenotipici in tutte le persone del mondo che poi non si negano l’uno con l’altro ma si confermano, semmai;

abbiamo inoltre visto, dal punto di vista dell’evoluzione psicologica, che i vari popoli hanno ricercato attraverso pulsioni precise quelli che sono i Valori che tutti poi di fatto ricerchiamo, questi Valori legati ai principi di Libertà, di Giustizia, di Amore, quelli che abbiamo codificato e che voi avete visto;

siamo andati a verificare se poi queste pulsioni si verificano veramente in tutti i popoli o se mai c’è stato qualche popolo che li ha negati nel loro sviluppo.

E qualsiasi forma di cultura sia venuta fuori o qualsiasi forma di morale o qualsiasi forma di comportamento o qualsiasi forma di politica non ha mai negato queste pulsioni alla base, alle radici.

Abbiamo parlato di multidisciplinarietà e di integrazione, quindi abbiamo visto tutto questo da un punto di vista antropologico, biologico, genetico, fisiologico, fisico, chimico e così via. Nessuna delle varie espressioni geniche fenotipiche e genetiche contraddice l’altra e la logica di tutto questo non contraddice nessuna di queste.

Abbiamo potuto verificare il concetto di giustizia, intanto, come principio di conservazione del proprio equilibrio genetico, fisico, biologico, quindi un concetto di giustizia legato proprio a principi fisici.

Quindi, abbiamo visto, all’interno del sistema cerebrale, i vari sistemi di difesa (come, ad esempio, il sistema reticolare) legati al meccanismo di difesa di ciò che è in memoria, attraverso strumenti quali l’attenzione, la vigilanza, la reazione;

e abbiamo visto che tali difese, poi, di fatto, le ritroviamo sia in tutti gli esseri umani che nel mondo animale, dove sono presenti fin dalla nascita.

Infatti, dovremmo liberare il bambino da questi istinti che continuamente esprime, “liberare” nel senso che dovremmo far cadere sotto la sua coscienza ogni sua pulsione, quindi dovrebbe verificarsi un processo di sviluppo graduale nel bambino, affinché possa capire questi meccanismi e così gestire le sue pulsioni invece che essere noi a soffocargliele, come normalmente accade ogni volta che noi adulti diamo loro istruzioni.

Quando al bambino gli si dice come si deve fare, noi che facciamo? Sostituiamo la spinta, la pulsione che lui ha a combattere, a lottare per l’affermazione di quel suo spazio, di quella sua libertà, e gli diciamo “non lottare”, “non combattere” e “fai così”.

E questo crea una condizione di condizionamento perché va a limitare l’espressione del bambino.

Siamo andati a studiare, in base alle conoscenze neuropsicofisiologiche sulla fisiologia del cervello, le varie pulsioni, abbiamo visto come si sviluppa il comportamento, abbiamo visto un po’ tutte le razze, abbiamo visto le varie teorie che si sono sviluppate sulle razze, sulle differenze tra le razze, sull’intelligenza, sui processi di sviluppo comportamentale e abbiamo visto che fondamentalmente c’era un errore di fondo nell’interpretazione che veniva fatta.

L’errore ricorrente che veniva fatto era quello di creare sempre un modello di interpretazione, che non era mai l’osservazione, ma era sempre una interpretazione deduttiva a posteriori, cioè una deduzione per cui quando andavamo noi a rifare l’esperimento oppure a vedere come avevano interpretato e osservato, noi vedevamo che le conclusioni erano sbagliate, sulla base dei limiti deduttivi relativi all’interpretazione delle loro stesse teorie.

E quindi siamo andati ad integrare sempre quell’aspetto osservativo che era stato utilizzato da Freud, da Jung e da altri a quello fisiologico e che riconoscevamo poi in tutte le razze, in tutti i popoli; quindi una psicologia non più germanica, americana, freudiana, junghiana, ma una psicologia che derivava poi dalle funzioni fisiologiche che troviamo nelle varie razze, nelle varie culture, nei vari comportamenti.

E in questo caso l’antropologia è stata importante, la psicologia trans – culturale è stata importante, perché hanno permesso di ritrovare sempre dei punti di riferimento nelle varie forme di sviluppo comportamentale.

Abbiamo visto poi che questo programma genetico pulsa all’interno di ogni bambino, abbiamo verificato ed integrato tutte le varie ricerche di Pavlov, di Lurija, di Sperry; sono lavori, questi, fondamentali perché danno delle chiavi importanti.

Per esempio, il discorso relativo all’associazione dello stimolo al campanellino è una cosa importantissima, immensa, che ti fa capire come una funzione fisiologica può essere attivata non più da uno stimolo fisiologico ma da un’altro stimolo che si sostituisce nel cervello allo stimolo fisiologico su base esperienziale.

Quindi, tornando ai nostri studi, abbiamo ricercato gli elementi ricorrenti in tutte le razze, in tutti i popoli, in tutti gli uomini e abbiamo potuto verificare la bellezza, l’immensità del progetto cromosomico che è racchiuso nel bambino;

e abbiamo visto e verificato che queste pulsioni ci sono in tutti i bambini del mondo, così come abbiamo potuto verificare che il carattere, il comportamento, l’intelligenza, la creatività non sono genetici ma si sviluppano tutti successivamente.

Le pulsioni sono genetiche, le pulsioni di Giustizia, di Libertà, di ricerca di gratificazione sono genetiche e sono in tutti i bambini del mondo e sono negli animali e sono in qualsiasi sistema fisico biologico e vanno successivamente ad integrarsi o a modificarsi in funzione di quelle che sono le esigenze dell’ambiente, psicologico e biologico (e, ve lo ricordo, non c’è differenza tra i due aspetti, perché l’informazione, come abbiamo detto, fisica, psicologica diventa sempre e comunque una funzione fisiologica, biologica all’interno dell’organismo e va a modulare il sistema fisico).

Quindi, abbiamo visto tutti gli elementi ricorrenti, ricondotti sempre a queste pulsioni di base, abbiamo visto tutte le varie teorie e i vari studi e le varie ricerche che venivano fatte nei vari campi e abbiamo potuto constatare sempre che ognuna di queste confermava l’universalità di queste pulsioni.

E abbiamo visto come questo Io Genetico, questo programma genetico che dà vita alla persona e che continua a pulsare, rimane fisiologico per tutta la vita, ma viene modificato solo e soltanto da tutti quei condizionamenti che ti danno prima i genitori, i quali ti trasmettono, ti inibiscono, ti attivano e ti modificano in quello che poi è il soddisfacimento di questi bisogni che pulsano dentro il bambino.

E lì c’è già una chiave, che è legata ai genitori, al tipo di cultura, al tipo di evoluzione, al tipo di società e quelle sono tutte variabili culturali che stabiliscono come quel bambino africano deve agire diversamente da te e dagli altri o da te africano, o da te cinese, o da te arabo.

Ma se quel bambino appena nato viene trasferito altrove, crescerà esattamente come quell’ambiente lo stimolerà.

Quindi, potete capire che questo progetto che nasce ha bisogno però, per svilupparsi, di una cultura e quindi di stimolazioni che lo aiutino a venir fuori e ad esprimersi e non ad inibirlo, condizionarlo, squilibrarlo, lateralizzarlo.

I processi di lateralizzazione dovrebbero essere soltanto relativi all’organizzazione funzionale del cervello da consegnare poi a sette, dieci anni al bambino.

Vedete bene, seguite bene queste lezioni, tutto quello che vi spiegano con la pedagogia, con Piaget, con Claparede e con tutti gli altri, perché vi spiegano proprio come si sviluppa il comportamento e vedrete come questo discorso si comprenderà perfettamente.

Tanti avevano intuito queste cose, anche Claparede lo aveva intuito integrando l’aspetto biologico a quello fisiologico. Lui stesso aveva colto che la vita dovrebbe essere un continuum e non dovrebbe avere una fase discendente.

L’uomo non deve avere una fase discendente, perché il corpo ha il suo ciclo biologico, ma lo sviluppo della coscienza deve continuare ad andare avanti e non discendere.

Solo rispetto ai bioritmi si determina una fase discendente, tenendo conto però che tutto si sviluppa armonicamente se l’ambiente ci rispetta, se noi rispettiamo noi stessi, e se tutto fosse così potremmo vivere 120 anni tranquillamente. Perché, geneticamente, siamo programmati per vivere 120 anni. Quindi si tratta soltanto di dare il giusto equilibrio alle nostre funzioni che ubbidiscono a bioritmi stabiliti dalla nostra fisiologia.

Dimostrare con il metodo scientifico che l’acqua è calda o fredda non credo che serva e spesso vediamo esperimenti di questo tipo: cose ovvie che devono essere dimostrate scientificamente.

Ma che scienza è questa?

Che scienza è?

Quando parliamo di conoscenza delle funzioni superiori del cervello umano, della funzione di una cellula, della fisiologia di un ormone che deve interagire con il suo recettore, ma che c’entra questo tipo di scienza?

Ci rivolgiamo alla statistica pure per vedere se uno stimolo interagisce o non interagisce con quel recettore? Quello stimolo deve interagire con quel recettore, altrimenti viene meno la funzione della cellula. E’ la Logica della Natura che ce lo dice.

Questi sono discorsi tutti da sviluppare e da capire e da portare avanti. Soltanto che ci vuole una mente capace di integrare le varie informazioni e di avere chiaro l’obiettivo, se c’è l’obiettivo da raggiungere è facile mantenere la mente aperta, se manca l’obiettivo la mente va “a spasso”, ogni cosa è interessante, ogni cosa ti può portare in tutte le direzioni.

Desidero ricordiate che il progetto di cui parlo, questo stupendo e meraviglioso progetto che c’è nell’uomo, può essere soffocato fin dalla nascita e creare un autentico mostro nell’uomo, che può essere indotto a diventare il peggiore dei mostri esistenti, basta cominciare a torturarlo o a seviziarlo fin da piccolino e lui svilupperà soltanto una carica di odio, di rancore esplosiva dietro di lui man mano che cresce.

E, a quel punto, riuscirà a sopravvivere soltanto attraverso il riproporre ciò che ha subìto, perché in tale situazione l’essere umano subisce un’inevitabile processo di lateralizzazione, necessariamente si chiude e, altrettanto necessariamente, fa vivere in sé solo quelle ferite che bruciano, che pulsano dentro quel cervello, arrivando ad odiare tutto e tutti al punto tale che dentro si diventa feroci e si impara, però, a non farsi scoprire dagli altri, si impara magari a creare una filosofia con un certo tipo di persone e di questi mostri ne abbiamo avuti tanti e ce ne sono tanti, gente che è capace veramente di fare cose atroci; e questo perché si creano dei veri e propri compartimenti stagni nelle funzioni del cervello.

Sappiatelo: si creano proprio delle funzioni a compartimento stagno.

Un’idea acquisita nel cervello può “accecare” al punto tale da far commettere qualsiasi cosa che il momento dopo, quando ci si riapre agli altri distretti del cervello, lascia attonita la persona per ciò che ha commesso.

Comprendete le polarizzazioni funzionali del cervello attivate da stimoli esterni, dove non si gestiscono più le proprie funzioni.

Quello che è importante è essere sempre padroni del cervello, di ciò che la nostra bocca o le nostre mani o il nostro corpo fanno, decidere sempre noi, filtrare sempre ogni cosa che vogliamo fare o dire attraverso una motivazione che noi dobbiamo riconoscere giusta, solo così non ci perderemo mai e non andremo mai al di fuori di quei Diritti Umani di cui si parlava prima.

In sintesi, il concetto di morale viene superato grandemente dalla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, in quanto riconoscimento aprioristico all’uomo, all’ideale dell’uomo, al progetto dell’uomo, al di là di qualsiasi forma di comportamento umano e al di là di qualsiasi momento storico vissuto dall’umanità.

Sono andato a battermi nei congressi mondiali, dell’ONU e di qualsiasi altra organizzazione internazionale, per dimostrare l’universalità di questo progetto e per affermare che qualsiasi modificazione o alterazione del comportamento umano avviene dopo la nascita, sempre in funzione di un ambiente che non favorisce l’essere nella realizzazione del suo progetto.

Ma se creiamo le condizioni necessarie a favorire l’espressione dell’uomo, esprimendo tali valori l’uomo può diventare saggio a dieci anni e può dialogare e scambiare con la saggezza di tutti gli altri.

Quindi, la cultura dei Diritti Umani favorirà certo la nascita di un’umanità in cui gli esseri veramente potranno gestire sé stessi.

Finché la persona non gestisce sé stessa non è nata.

Ricordate, e concludo, che l’uomo nasce biologicamente e diventa figlio del caos che gli arriva nel cervello, il quale lo spinge a crescere e ad andare avanti.

Lui nasce veramente, concretamente, nel momento in cui nasce l’Io Cosciente, ossia nel momento in cui egli si riconosce in una coscienza che ha dei Valori Universali.

Io riconosco in me stesso me stesso e quindi, allo stesso tempo, riconosco in me la (mia) dignità di me stesso che riconosco a tutti gli esseri umani della Terra.

Quello è il momento della nascita dell’uomo cosciente.

Scrivetevelo bene, ditelo a tutti:

finché la persona non dà valore a sé stessa, a sé stessa in tutto l’arco della sua vita, in ciò che può realizzare, vivere, essere,

finché non dà valore alla sua dignità come valore della propria esistenza, non è nata.

Il compito vostro è quello di farla nascere.

Proseguiamo.

Liturgie di luglio

(Appunti liturgici per gli studenti di Scienze Religiose)

Liturgia del 17 Luglio

San Alessio di Roma
16.a Tempo Ordinario – IV
Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda
Liturgia: Gen 18,1-10a; Sal 14; Col 1,24-28; Lc 10,38-42

PREGHIERA DEL MATTINO
Signore Gesù Cristo, mi commuove e mi fa gioire il fatto che tu ami gli uomini e le donne e che sei stato loro amico. Per esempio, sei stato amico delle due sorelle, Marta e Maria. Tu hai accolto anche me nella cerchia dei tuoi amici. Quando leggo o ascolto la tua parola, tu mi sei presente e mi parli. Oggi vuoi accompagnarmi durante la mia giornata e sul mio cammino. Ti ringrazio. Voglio orientare la mia vita secondo te e la tua parola. Sii vicino a tutti coloro che non ti conoscono, che non si sono uniti a te, e che oggi hanno particolarmente bisogno del tuo sostegno. Poiché tu sei nostro amico, tu il Figlio di Dio che offri il tuo amore agli uomini, io sono colmo di speranza per tutti loro. Voglio lodarti e glorificarti.

ANTIFONA D’INGRESSO
Ecco, Dio viene in mio aiuto, il Signore sostiene l’anima mia. A te con gioia offrirò sacrifici e loderò il tuo nome, Signore, perché sei buono.

COLLETTA
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Gen 18,1-10a)
Signore, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.
Dal libro della Genesi
In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 14)
Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.
Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.
Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.
Non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.
Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.
Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.
Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

SECONDA LETTURA (Col 1,24-28)
Il mistero nascosto da secoli, ora è manifestato ai santi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (cf. Lc 8,15)
Alleluia, alleluia.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio con cuore integro e buono,
e producono frutto con perseveranza.
Alleluia.

VANGELO (Lc 10,38-42)
Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
O Dio, che nell’unico e perfetto sacrificio del Cristo hai dato valore e compimento alle tante vittime della legge antica, accogli e santifica questa nostra offerta come un giorno benedicesti i doni di Abele, e ciò che ognuno di noi presenta in tuo onore giovi alla salvezza di tutti. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
“Una sola cosa è necessaria; Maria si è scelta la parte migliore”.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia di questi santi misteri, e fa’ che passiamo dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita nuova. Per Cristo nostro Signore.

Liturgia del 16 Luglio

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (mf)
15.a Tempo Ordinario – III
Non dimenticare i poveri, Signore!
Liturgia: Mi 2,1-5; Sal 9; Mt 12,14-21

PREGHIERA DEL MATTINO
Dio, tu ci conosci a fondo, tu sai fino a che punto abbiamo bisogno di essere convertiti.
Ma noi abbiamo paura di cambiare.
Eppure tu vieni verso di noi con la tua parola buona e generosa.
Fa’ che oggi non ci sottraiamo, che siamo aperti e pronti a ricevere la tua parola, in Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che vive con te nell’unità dello Spirito Santo, e regna per l’eternità.

ANTIFONA D’INGRESSO
Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

COLLETTA
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Mi 2,1-5)
Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono.
Dal libro del profeta Michea
Guai a coloro che meditano l’iniquità e tramano il male sui loro giacigli; alla luce dell’alba lo compiono, perché in mano loro è il potere. Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono. Così opprimono l’uomo e la sua casa, il proprietario e la sua eredità.
Perciò così dice il Signore: «Ecco, io medito contro questa genìa una sciagura da cui non potranno sottrarre il collo e non andranno più a testa alta, perché sarà un tempo di calamità.
In quel tempo si intonerà su di voi una canzone, si leverà un lamento e si dirà: “Siamo del tutto rovinati; ad altri egli passa l’eredità del mio popolo, non si avvicinerà più a me, per restituirmi i campi che sta spartendo!”.
Perciò non ci sarà nessuno che tiri a sorte per te, quando si farà la distribuzione durante l’assemblea del Signore».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 9)
Non dimenticare i poveri, Signore!
Perché, Signore, ti tieni lontano,
nei momenti di pericolo ti nascondi?
Con arroganza il malvagio perseguita il povero:
cadano nelle insidie che hanno tramato!
Non dimenticare i poveri, Signore!
Il malvagio si vanta dei suoi desideri,
l’avido benedice se stesso.
Nel suo orgoglio il malvagio disprezza il Signore:
«Dio non ne chiede conto, non esiste!»;
questo è tutto il suo pensiero.
Non dimenticare i poveri, Signore!
Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca,
sulla sua lingua sono cattiveria e prepotenza.
Sta in agguato dietro le siepi,
dai nascondigli uccide l’innocente.
Non dimenticare i poveri, Signore!
Eppure tu vedi l’affanno e il dolore,
li guardi e li prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero,
dell’orfano tu sei l’aiuto.
Non dimenticare i poveri, Signore!

CANTO AL VANGELO (2Cor 5,19)
Alleluia, alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.

VANGELO (Mt 12,14-21)
Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio ree mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Signore, resta con noi, poiché viene la sera.
Tienici compagnia, accendi i nostri cuori e risveglia la nostra speranza.
Fa’ che ti riconosciamo nella comunità della Chiesa, nelle Sacre Scritture e nello spezzare il pane.

Liturgia del 15 Luglio

San Bonaventura (m)
15.a Tempo Ordinario – III
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione
Liturgia: Is 38,1-6.21-22.7-8; Cant. Is 38,10-12.16; Mt 12,1-8

PREGHIERA DEL MATTINO
Signore e Padre, ancora non so che cosa mi porterà la giornata di oggi. Vi sono dei giorni in cui percepisco la libertà della mia forza creatrice, ma altri in cui gli obblighi mi opprimono. Fammi vivere oggi in vista della mia salvezza e di quella degli altri.
Ti prego nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

ANTIFONA D’INGRESSO
Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

COLLETTA
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Is 38,1-6.21-22.7-8)
Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime.
Dal libro del profeta Isaia
In quei giorni Ezechìa si ammalò mortalmente. Il profeta Isaìa, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: «Così dice il Signore: “Da’ disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai”». Ezechìa allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: «Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi». Ed Ezechìa fece un gran pianto.
Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaìa dicendo: «Va’ e riferisci a Ezechìa: “Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d’Assiria; proteggerò questa città”».
Isaìa disse: «Si vada a prendere un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà». Ezechìa disse: «Qual è il segno che salirò al tempio del Signore?». «Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto. Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l’ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull’orologio di Acaz». E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Is 38,10-12.16)
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.
Io dicevo: «A metà dei miei giorni me ne vado,
sono trattenuto alle porte degli inferi
per il resto dei miei anni».
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.
Dicevo: «Non vedrò più il Signore
sulla terra dei viventi,
non guarderò più nessuno
fra gli abitanti del mondo.
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.
La mia dimora è stata divelta e gettata lontano da me,
come una tenda di pastori.
Come un tessitore hai arrotolato la mia vita,
mi hai tagliato dalla trama.
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.
Il Signore è su di loro: essi vivranno.
Tutto ciò che è in loro
è vita del suo spirito.
Guariscimi e rendimi la vita».
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.

CANTO AL VANGELO (Gv 10,27)
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

VANGELO (Mt 12,1-8)
Il Figlio dell’uomo è signore del sabato.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio ree mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Dio, tu ci credi capaci di essere liberi e, siccome siamo liberi, di essere responsabili: di noi stessi, degli altri e del nostro mondo. Tu sai che cerchiamo di sfuggire le responsabilità. Noi ci inventiamo obblighi e regole. Noi parliamo della tua volontà e intendiamo con questo le nostre regole.
Sviluppa la mia sensibilità perché mi accorga che a volte corro il pericolo di confondere la mia libertà di decisione con il mio comodo. Non tollerare che io ostacoli ad altri questa libertà che tu ci offri.

Liturgia del 14 Luglio

San Camillo de Lellis (mf)
 15.a Tempo Ordinario – III
 Il Signore dal cielo ha guardato la terra
 Liturgia: Is 26,7-9.12.16-19; Sal 101; Mt 11,28-30

PREGHIERA DEL MATTINO
Tu ci hai dato il tuo comandamento, Signore, quello che impegna gli uomini uno verso l’altro. Tu sei diventato il nostro punto di riferimento, affinché noi siamo sicuri del modo in cui questo comandamento deve essere vissuto. Tu hai dato a tutti gli uomini diritti e dignità. Tu non hai evitato le cose scomode; non hai respinto quelli che prendono di più di quello che danno. Tu incoraggi quelli che sono inquieti, reputi le persone dipendenti capaci di essere libere. Permettimi oggi di trattare gli uomini come hai fatto tu; fammi vivere e restituire la gioia e la libertà che ci offri.

ANTIFONA D’INGRESSO
Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

COLLETTA
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Is 26,7-9.12.16-19)
Svegliatevi ed esultate voi che giacete nella polvere.
Dal libro del profeta Isaia
Il sentiero del giusto è diritto, il cammino del giusto tu rendi piano.
Sì, sul sentiero dei tuoi giudizi, Signore, noi speriamo in te; al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio.
Di notte anela a te l’anima mia, al mattino dentro di me il mio spirito ti cerca, perché quando eserciti i tuoi giudizi sulla terra, imparano la giustizia gli abitanti del mondo. Signore, ci concederai la pace, perché tutte le nostre imprese tu compi per noi.
Signore, nella tribolazione ti hanno cercato; a te hanno gridato nella prova, che è la tua correzione per loro. Come una donna incinta che sta per partorire si contorce e grida nei dolori, così siamo stati noi di fronte a te, Signore. Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori quasi dovessimo partorire: era solo vento; non abbiamo portato salvezza alla terra e non sono nati abitanti nel mondo. Ma di nuovo vivranno i tuoi morti. I miei cadaveri risorgeranno!
Svegliatevi ed esultate voi che giacete nella polvere. Sì, la tua rugiada è rugiada luminosa, la terra darà alla luce le ombre.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 101)
Il Signore dal cielo ha guardato la terra.
Tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo di generazione in generazione.
Ti alzerai e avrai compassione di Sion:
è tempo di averne pietà, l’ora è venuta!
Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua polvere.
Il Signore dal cielo ha guardato la terra.
Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.
Il Signore dal cielo ha guardato la terra.
Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte».
Il Signore dal cielo ha guardato la terra.

CANTO AL VANGELO (Mt 11,28)
Alleluia, alleluia.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro, dice il Signore.
Alleluia.

VANGELO (Mt 11,28-30)
Io sono mite e umile di cuore.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio ree mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Vengo a te nella sera di questo giorno. Ti porto tutti i miei fardelli, e ti dico che cosa mi opprime. Veglia su di me e su tutti quelli che ho incontrato oggi.
Guarda le cose buone che siamo riusciti a vivere insieme e anche le nostre sconfitte. Libera i nostri cuori dalla collera e dalla tristezza. Facci trovare pace e sollievo.

Liturgia del 13 Luglio

San Enrico (mf)
15.a Tempo Ordinario – III
Il Signore non respinge il suo popolo
Liturgia: Is 10,5-7.13-16; Sal 93; Mt 11,25-27

PREGHIERA DEL MATTINO
Io ti lodo, Dio, e ti ringrazio per il tuo Figlio Gesù. In lui tu ti avvicini a me. È grazie alla sua parola che io imparo a conoscerti. Egli mi libera dalla paura e mi dà coraggio. Per amore di lui, ho fiducia in te per dare ai miei giorni un senso e un compimento alla mia vita.

ANTIFONA D’INGRESSO
Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

COLLETTA
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Is 10,5-7.13-16)
Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare?
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore: Oh! Assiria, verga del mio furore, bastone del mio sdegno! Contro una nazione empia io la mando e la dirigo contro un popolo con cui sono in collera, perché lo saccheggi, lo depredi e lo calpesti come fango di strada. Essa però non pensa così e così non giudica il suo cuore, ma vuole distruggere e annientare non poche nazioni.
Poiché ha detto: «Con la forza della mia mano ho agito e con la mia sapienza, perché sono intelligente; ho rimosso i confini dei popoli e ho saccheggiato i loro tesori, ho abbattuto come un eroe coloro che sedevano sul trono. La mia mano ha scovato, come in un nido, la ricchezza dei popoli. Come si raccolgono le uova abbandonate, così ho raccolto tutta la terra. Non vi fu battito d’ala, e neppure becco aperto o pigolìo».
Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia? Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna e una verga sollevare ciò che non è di legno! Perciò il Signore, Dio degli eserciti, manderà una peste contro le sue più valide milizie; sotto ciò che è sua gloria arderà un incendio come incendio di fuoco.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 93)
Il Signore non respinge il suo popolo.
Calpestano il tuo popolo, Signore,
opprimono la tua eredità.
Uccidono la vedova e il forestiero,
massacrano gli orfani.
Il Signore non respinge il suo popolo.
Dicono: «Il Signore non vede,
il Dio di Giacobbe non intende».
Intendete, ignoranti del popolo:
stolti, quando diventerete saggi?
Il Signore non respinge il suo popolo.
Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?
Chi ha plasmato l’occhio, forse non vede?
Colui che castiga le genti, forse non punisce,
lui che insegna all’uomo il sapere?
Il Signore non respinge il suo popolo.
Poiché il Signore non respinge il suo popolo
e non abbandona la sua eredità,
il giudizio ritornerà a essere giusto
e lo seguiranno tutti i retti di cuore.
Il Signore non respinge il suo popolo.

CANTO AL VANGELO (Mt 11,25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

VANGELO (Mt 11,25-27)
Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio ree mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Ti prego con tutti quelli che stasera sono stanchi e scoraggiati.
Mi lamento presso di te con tutti coloro che sono soli e perduti.
Grido verso di te con tutti quelli che non hanno nessuno che li ascolti.
Ti lodo con tutti quelli ai quali ti rivolgi.
Ti ringrazio con tutti quelli di cui sei diventato il Padre, per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.

Liturgia del 12 Luglio

San Fortunato martire
 15.a Tempo Ordinario – III
 Dio ha fondato la sua città per sempre
 Liturgia: Is 7,1-9; Sal 47; Mt 11,20-24

PREGHIERA DEL MATTINO
Signore, fammi riconoscere l’impronta della tua gloria sul cammino della mia vita.
Fammi riconoscere i segni del tuo amore in tutto ciò che mi capita.
Non lasciare che la mia fiducia si indebolisca, ma fammi diventare luce di speranza per tutti quelli che ti cercano.

ANTIFONA D’INGRESSO
Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

COLLETTA
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Is 7,1-9)
Se non crederete, non resterete saldi.
Dal libro del profeta Isaia
Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelìa, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramei si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento.
Il Signore disse a Isaìa: «Va’ incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: “Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli Aramei, e del figlio di Romelìa. Poiché gli Aramei, Èfraim e il figlio di Romelìa hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl.
Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà! Perché capitale di Aram è Damasco e capo di Damasco è Resin. Capitale di Èfraim è Samarìa e capo di Samarìa il figlio di Romelìa. Ancora sessantacinque anni ed Èfraim cesserà di essere un popolo.
Ma se non crederete, non resterete saldi”».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 47)
Dio ha fondato la sua città per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Dio ha fondato la sua città per sempre.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re.
Dio nei suoi palazzi
un baluardo si è dimostrato.
Dio ha fondato la sua città per sempre.
Ecco, i re si erano alleati,
avanzavano insieme.
Essi hanno visto:
atterriti, presi dal panico, sono fuggiti.
Dio ha fondato la sua città per sempre.
Là uno sgomento li ha colti,
doglie come di partoriente,
simile al vento orientale,
che squarcia le navi di Tarsis.
Dio ha fondato la sua città per sempre.

CANTO AL VANGELO (Sal 94)
Alleluia, alleluia.
Oggi non indurite il vostro cuore,
ma ascoltate la voce del Signore.
Alleluia.

VANGELO (Mt 11,20-24)
Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio ree mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Vivo sotto la tua protezione, Dio potente.
Vivo alla tua ombra.
Tu mi proteggi giorno e notte.
Io mi aggrappo a te
e tu non mi lasci cadere.
Tu mi proteggi, poiché tu conosci il mio nome.
Tu mi ascolti quando ti chiamo.
Tu sei vicino a me nella sciagura.
Tu dai un senso alla mia vita.
Tu mi fai vedere la tua salvezza.
Dio potente.

Liturgia del 11 Luglio

San Benedetto, patrono d’Europa (f)
15.a Tempo Ordinario – P
Gustate e vedete come è buono il Signore
Liturgia: Pr 2,1-9; Sal 33; Mt 19,27-29

PREGHIERA DEL MATTINO
O Dio, tu chiami alcuni uomini a mettere in pratica il tuo Vangelo nel mondo. Aiutaci, come Benedetto, a cercarti e a servirti nel silenzio e nella solitudine. Fa’ che il fuoco del nostro amore per te e per il nostro prossimo venga a illuminare la notte del mondo.

ANTIFONA D’INGRESSO
Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e sarai per tutti una benedizione.

COLLETTA
O Dio, che hai scelto san Benedetto abate e lo hai costituito maestro di coloro che dedicano la vita al tuo servizio, concedi anche a noi di non anteporre nulla all’amore del Cristo e di correre con cuore libero e ardente nella via dei tuoi precetti. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Pr 2,1-9)
Inclina il tuo cuore alla prudenza.
Dal libro dei Proverbi
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 33)
Gustate e vedete come è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Gustate e vedete come è buono il Signore.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Gustate e vedete come è buono il Signore.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
Gustate e vedete come è buono il Signore.
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
Gustate e vedete come è buono il Signore.
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.
Gustate e vedete come è buono il Signore.

CANTO AL VANGELO (cf. Gv 15,5)
Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

VANGELO (Mt 19,27-29)
Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, Signore, le offerte che ti presentiamo nella festa di san Benedetto abate, e fa’ che sul suo esempio cerchiamo te solo, per meritare i doni dell’unità e della pace. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che in questo sacramento ci hai dato il pegno della vita eterna, fa’ che, secondo lo spirito di san Benedetto, celebriamo fedelmente la tua lode e amiamo i fratelli con carità sincera. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Do uno sguardo a questa giornata e ti ringrazio. Ti ringrazio per tutta la gioia e la luce di questo giorno, ma anche per tutto quello che è stato difficile. Fa’ che ciò mi renda più maturo e attento alla miseria degli altri. Io ti prego questa sera per tutti coloro che si impegnano in questo mondo, con coraggio, per la loro fede o le loro convinzioni. Concedi loro energia e forza. Aiutami anche a vivere in modo retto e leale. Resta vicino a me, Signore, perché è giunta la sera. Sii particolarmente vicino a coloro la cui vita è buia e difficile.

Liturgia del 10 Luglio

Santa Felicita
15.a Tempo Ordinario – III
I precetti del Signore fanno gioire il cuore
Liturgia: Dt 30,10-14; Sal 18; Col 1,15-20; Lc 10,25-37

PREGHIERA DEL MATTINO
Signore, Dio santo, tu sei amore. Tu ami tutta la tua creazione. Attraverso la testimonianza della sua vita, tuo Figlio ci ha rivelato fino a che punto tu ci ami, e vuoi il bene e la salvezza di tutti. Il tuo amore ci dà coraggio e ci rende capaci di amare noi stessi e di amare il nostro prossimo di un amore responsabile. Aiutaci oggi a trattare con rispetto e benevolenza tutti gli uomini, in particolare quelli che allontaniamo e che a loro volta non ci amano. Fa’ che dedichiamo un’attenzione particolare a quelli che soffrono di molti mali e hanno bisogno del nostro conforto e del nostro aiuto. Non lasciarci infoltire i ranghi di quelli che giudicano senza amore, sospettano il male in tutti e si sentono così giustificati nel loro egoismo. Fa’ che oggi, qui dove siamo, contribuiamo a diffondere il tuo amore.

ANTIFONA D’INGRESSO
Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

COLLETTA
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Dt 30,10-14)
Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.
Dal libro del Deuteronomio
Mosè parlò al popolo dicendo: “Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 18)
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.
Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante.
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

SECONDA LETTURA (Col 1,15-20)
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (Gv 6,63c.68c)
Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.

VANGELO (Lc 10,25-37)
Chi è il mio prossimo?
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso».Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Il buon samaritano ebbe compassione: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

Liturgia del 9 Luglio

Santi Agostino Zhao Rong e compagni
 14.a Tempo Ordinario – II
 Il Signore regna, si riveste di maestà
 Liturgia: Is 6,1-8; Sal 92; Mt 10,24-33

PREGHIERA DEL MATTINO
Buon Dio, comincio questa giornata con fiducia, perché tu sei qui, perché tu hai promesso di essere con me. Ma io la comincio anche con tanti dubbi. Sii vicino a me quando sentirò pesare su di me le esigenze di questo giorno. Ti prego oggi per tutti coloro che iniziano la giornata nella paura e nell’angoscia. Ti prego per i malati, i solitari, le tante vittime dell’ingiustizia e della violenza, per tutti coloro che sono costretti a vivere nell’insoddisfazione o nell’insicurezza. Sii anche con loro. Fa’ sentire loro la tua presenza. Fa’ vedere loro i segni della tua presenza e della solidarietà umana. E fa’ che io non smetta di aspirare ad un mondo di giustizia, e di lavorare per essa.

ANTIFONA D’INGRESSO
Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.

COLLETTA
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Is 6,1-8)
Uomo dalle labbra impure io sono eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti.
Dal libro del profeta Isaia
Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 92)
Il Signore regna, si riveste di maestà.
Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.
Il Signore regna, si riveste di maestà.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei.
Il Signore regna, si riveste di maestà.
Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.
Il Signore regna, si riveste di maestà.

CANTO AL VANGELO (1Pt 4,14)
Alleluia, alleluia.
Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo,
perché lo Spirito di Dio riposa su di voi.
Alleluia.

VANGELO (Mt 10,24-33)
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova del Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Dio, mio Padre. È con riconoscenza che voglio terminare questa giornata. Ti ringrazio per tutto quello che sono riuscito a fare oggi, per tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare. Allontana da me la preoccupazione del domani, lascia che mi fidi di te per conoscere la via. Io ti prego per tutti coloro che non possono addormentarsi questa sera, che rimuginano le loro preoccupazioni nella loro testa, che non possono liberarsi delle loro pene. Fa’ vedere loro una luce. Fa’ che abbiano almeno fiducia in te. Tu ci conosci. Tu sai che cosa sarà di noi. La nostra sorte ti sta a cuore. Io ti ringrazio.

Liturgia del 8 Luglio

San Adriano
 14.a Tempo Ordinario – II
 La mia bocca, Signore, proclami la tua lode
 Liturgia: Os 14,2-10; Sal 50; Mt 10,16-23

PREGHIERA DEL MATTINO
In quest’ora mattutina, sii lodato e ringraziato, o Dio. Io ti ringrazio di poter vivere in un ambiente dove la nostra professione di fede non ci nuoce troppo. Penso questa mattina, davanti a te, ai tanti cristiani che sono esposti agli attacchi, alle minacce o alla tortura a causa della loro fede e del loro impegno a favore della giustizia. Sostienili. Ma non abbandonare neppure coloro che li perseguitano. Apri loro gli occhi alla verità e all’umanità. Sii oggi vicino a tutti coloro che hanno bisogno di essere incoraggiati e consolati.

ANTIFONA D’INGRESSO
Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra; di giustizia è piena la tua destra.

COLLETTA
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Os 14,2-10)
Non chiameremo più dio nostro l’opera delle nostre mani.
Dal libro del profeta Osea
Torna dunque, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: «Togli ogni iniquità, accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani, perché presso di te l’orfano trova misericordia».
«Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro. Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano.
Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano. Che ho ancora in comune con gli idoli, o Èfraim? Io l’esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo frutto è opera mia».
Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v’inciampano.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 50)
La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.
Tu gradisci la sincerità nel mio intimo,
nel segreto del cuore m’insegni la sapienza.
Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro;
lavami e sarò più bianco della neve.
La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
La mia bocca, Signore, proclami la tua lode.

CANTO AL VANGELO (Gv 16,14)
Alleluia, alleluia.
Quando verrà lo Spirito della verità,
vi guiderà a tutta la verità,
e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Alleluia.

VANGELO (Mt 10,16-23)
Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore.

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Ci purifichi, Signore, quest’offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova del Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Dio onnipotente ed eterno, che ci hai nutriti con i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Do uno sguardo a questa giornata e ti ringrazio. Ti ringrazio per tutta la gioia e la luce di questo giorno, ma anche per tutto quello che è stato difficile. Fa’ che ciò mi renda più maturo e attento alla miseria degli altri. Io ti prego questa sera per tutti coloro che si impegnano in questo mondo, con coraggio, per la loro fede o le loro convinzioni. Concedi loro energia e forza. Aiutami anche a vivere in modo retto e leale. Resta vicino a me, Signore, perché è giunta la sera. Sii particolarmente vicino a coloro la cui vita è buia e difficile.

Il Diacono

Vocazione e ordinazione

Il diaconato è una vocazione, una vocazione che porta alla ordinazione.

In queste due parole è nascosto il senso più profondo del diaconato.

Il diaconato è dunque a un evento di grazia, qualcosa che deve suscitare anzitutto meraviglia e rispetto.

Quando si pensa al diacono non ci si deve chiedere : a che cosa serve un diacono? Che cosa può fare di diverso da un laico? Che cosa non può e non deve fare rispetto al sacerdote?

I veri interrogativi sono invece: chi è veramente il diacono? Perché lo Spirito del Signore ha voluto che il diaconato esistesse nella Chiesa? Perché è tornato ad esistere in questo momento storico?

Ci si dovrà ben guardare dal considerare il diaconato come una sorta di promozione ecclesiale o come un riconoscimento ufficiale per meriti pastorali.

Non siamo noi a decidere chi nella Chiesa deve essere diacono.

A noi è chiesto di fare discernimento, cioè di scoprire i segni di vocazione che lo Spirito santo pone nella vita delle persone.

Una realtà nuova ma antica

Il diaconato è una realtà antica e nuova. Antica in quanto tale ma nuova per noi che la rivediamo nella Chiesa dopo circa dieci secoli di assenza.

Non fa dunque meraviglia che un po’ tutti si fatichi a capire bene di che cosa si stia parlando. Che sorga qualche perplessità al riguardo da parte dei fedeli e dei pastori, e magari anche qualche resistenza, è assolutamente comprensibile.

Il tempo, ma soprattutto la buona testimonianza dei diaconi contribuiranno a fugare ogni reticenza.

Quanto all’idea del diaconato, spesso accade che, non avendo punti precisi di riferimento, ciascuno tende a immaginarla partendo dalle figure ecclesiali che già conosce.

Si paragona così il diacono al sacerdote, o al religioso, o al laico impegnato in parrocchia, salvo poi accorgersi che il diacono non è identificabile con nessuno di questi soggetti.

Il diacono, infatti, non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati; più in generale, non si colloca all’interno della comunità cristiana nella stessa posizione del parroco.

Inoltre, nella maggior parte dei casi il diacono è coniugato e ha una sua professione.

D’altra parte, il diacono non è più – come si usa dire – «un semplice laico»: riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito di proclamare il vangelo e di tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti.

Il diacono è un ministro di Cristo a tutti gli effetti.

Il diacono non può essere definito a partire da altre figure ecclesiali, procedendo per sottrazione («È meno di un sacerdote!») o per addizione («È più di un laico!»).

Si rischierebbe così di sapere bene che cosa il diacono non è o che cosa non è più, ma di non sapere mai chi è effettivamente.

Il volto diaconale della santità

Chi dunque è il diacono? Per rispondere a questa domanda è bene partire dal Battesimo.

Potremmo dire che tutti i cristiani, in forza del loro Battesimo, sono chiamati alla santità (ce lo ricorda il Concilio Vaticano II: Lumen Gentium, 40).

Ci sono tuttavia molti modi di vivere la comune santità battesimale.

In alcuni casi questi modi vengono a coincidere con specifiche vocazioni, cui corrispondono delle responsabilità e dei compiti di particolare importanza all’interno della Chiesa.

Il diaconato è una di queste vocazioni specifiche. Quanto poi alla figura della santità diaconale, dovremo dire che essa andrà ricercata nella linea del servizio.

La parola greca diakonos venne utilizzata sin dall’inizio della storia della Chiesa per indicare colui che si poneva nella comunità a servizio del prossimo, in modo autorevole e ufficialmente riconosciuto.

Ben presto quella del diacono divenne una vera e propria figura ministeriale, che si affiancò alla figura del vescovo e del presbitero.

Si potrebbe certo obiettare che il servizio è la regola di ogni cristiano e perciò non può essere considerato una prerogativa del diaconato.

Che ogni cristiano sia chiamato a servire il suo prossimo nel nome di Cristo è fuori discussione.

Ma appunto per questo il diacono esiste: per ricordare a tutti che il Cristianesimo è servizio.

L’intera vita del diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé.

Il diacono è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, del Cristo che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, del Cristo che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, del Cristo che proclama la parola del Regno di villaggio in villaggio, del Cristo che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, del Cristo che offre la sua stessa vita in sacrifico.

Certo non soltanto il diacono farà questo, ma il diacono lo farà senz’altro e in modo del tutto particolare, annunciando la Parola di Dio e offrendo una chiara testimonianza di carità. Che cosa questo significherà in concreto dipenderà dalle circostanze, dalle caratteristiche personali, dalle necessità della Chiesa e da altro ancora. Una cosa comunque resta chiara: il servizio reso nel nome del Signore sarà per il diacono la via maestra della sua santificazione.

Un appello alla comunione e alla missione

Sempre allo scopo di capirne meglio il valore sarà utile considerare il diaconato a partire da una visione della Chiesa che ponga in primo piano il suo mistero di comunione e la sua missione evangelizzatrice.

Il diacono contribuisce in un modo tutto suo a far sì che la Chiesa sia veramente Chiesa, cioè luogo della comunione e della carità, comunità dei figli di Dio che annunciano e testimoniano la lieta notizia della salvezza universale.

Se ci si pone in questa prospettiva di evangelizzazione nella comunione, allora le differenze all’interno della Chiesa non creeranno equivoci e contrapposizioni.

Da un lato, l’impegno comune di portare il Vangelo a tanta gente vicina e lontana renderà del tutto plausibile l’esistenza di figure diverse, con differenti compiti e responsabilità; dall’altro, la necessità di dare vita ad una vera comunità di fratelli nel Signore, unita e concorde, richiederà la presenza di diverse figure autorevoli, capaci di assumere la loro responsabilità istituzionale in spirito di umile servizio.

In un simile quadro d’insieme la figura del diacono troverà senza fatica la sua collocazione e ci apparirà come un appello vivente al recupero della centralità della missione e della comunione nell’azione pastorale delle nostre comunità cristiane.

1337

DIRITTI UMANI E NEUROSCIENZE

I fondamenti scientifici dei diritti umani

La fisiologia umana dimostra che, a livello pulsionale, i fondamenti dei diritti umani sono presenti nel genoma che dà vita all’individuo: ogni essere umano, ovunque nasca, ha in potenza la possibilità di sviluppare consapevolezza e coscienza della propria dignità, del valore della libertà, del senso di giustizia e della ricerca del piacere che deve potersi tramutare, con la crescita, in amore per sé e per ogni forma di vita esistente.

Se non prendiamo coscienza dei diritti umani e non li viviamo innanzitutto in noi stessi, non possiamo né rispettarli, né esprimerli.

Nei diritti umani troviamo i valori fondamentali della persona e l’ignoranza di questi valori è alla base delle varie forme di violazione dei diritti umani stessi.

Nella maggior parte dei casi il bambino subisce fin dalla nascita queste violazioni, in seguito alle quali sviluppa tutte le sue difese e le strategie possibili per affermare proprio i diritti umani, ovvero le pulsioni fondamentali che ne sono alla base.

E’ dall’ambiente, dalla famiglia, dalla società, dalla cultura che il bambino inizia a comprendere cosa significa dignità, libertà, giustizia, amore, e ciò è legato all’evoluzione culturale dei popoli.

Però le fondamenta genetiche della personalità sono identiche in tutti i popoli della Terra: le pulsioni che danno vita all’essere umano sono universali sia nella donna che nell’uomo nel rispetto delle loro differenze fisiologiche.

Per tale ragione la saggezza non dipende né dalla razza, né dal sesso, né dal colore della pelle.

Vedremo ora quali sono le pulsioni di base e come dovrebbe essere un’educazione in sintonia con i valori fondamentali che modulano la presa di coscienza dell’essere umano.

1308

DIGNITA’

Il valore della dignità, riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, costituisce il valore stesso della vita e dura tutto l’arco dell’esistenza, indipendentemente dal comportamento: solo per il fatto di esistere biologicamente, l’essere umano ha in sé la dignità.

La dignità umana non va confusa con la dignità sociale, che è legata all’attività che la persona svolge all’interno della società e alla realizzazione di particolari opere di utilità sociale, culturale, ecc.

Si tratta di una distinzione fondamentale, perché mentre la dignità sociale si acquisisce nel corso dell’esistenza e dipende dal contesto sociale, culturale e politico, la dignità umana come valore della vita è innata ed intoccabile, ha valore infinito, non è commercializzabile, non è soggetta a limitazioni nel tempo e nello spazio, non la si può diminuire né aumentare. La dignità, come la vita stessa, è sacra poiché non è stato l’uomo ad averla progettata o realizzata ma costituisce un valore che ciascun essere umano trova in sé nascendo.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo viene riconosciuta pari dignità a tutti gli uomini e donne della Terra, e la dignità umana- da non confondere, lo ripeto, con la dignità sociale- non può e non deve mai essere messa in discussione da nessuno, ma deve essere amata e rispettata.

LIBERTA’

 

Potenzialmente ogni essere umano cerca la libertà, poiché si tratta di una pulsione fisiologica, genetica, ma inizialmente è l’ambiente familiare a decidere quale tipo di libertà egli potrà avere.

La pulsione verso la libertà, essendo genetica, è universale, ma di fatto la libertà viene determinata dall’ambiente, dai limiti posti ed imposti dall’ambiente, dalla cultura e dalle leggi dello Stato.

Questo concetto permette di comprendere anche il passaggio dalla dittatura alla democrazia, che segna tappe evolutive della coscienza umana.

Le dittature impongono limiti molto rigidi alle libertà individuali, circoscrivendo lo spazio entro cui i cittadini possono muoversi e le idee che possono esprimere, ma anche i genitori possono essere “dittatori” quando impediscono al bambino di acquistare gradualmente i suoi giusti spazi di libertà e di coscienza.

Lo ribadiamo: la libertà è una pulsione presente fin dalla nascita, ma poi sono l’ambiente, la famiglia, la società, lo Stato a determinare il grado di libertà che quell’essere potrà avere nel corso della sua vita, attraverso quella che comunemente chiamiamo “educazione”.

Da qui la necessità di un’educazione che tenga conto dei diritti fondamentali della persona. Se il sistema politico creasse l’educazione sulla base dei fondamentali diritti umani, avremmo individui saggi già a 10-15 anni, poiché permetteremmo la gestione di questa pulsione di libertà da parte dell’Io cosciente della persona che, riconoscendo in sé i valori universali dei diritti umani, sarebbe successivamente in grado di utilizzarli per agire, pensare, creare, programmare le proprie azioni, la propria vita nel rapporto con sé e con gli altri.

E’ questa la chiave di una sostanziale rigenerazione sociale, culturale e politica che rispetti i diritti fondamentali della donna e dell’uomo.

Il bambino, dunque, nasce con la pulsione di libertà, pulsione che va guidata in modo da permettere al bambino stesso di esprimersi pienamente e di acquisire la capacità di muoversi nello spazio in cui vive nel rispetto di sé e degli altri.

A tal fine è indispensabile che chi ha la responsabilità di educare il bambino conosca e abbia coscienza dei diritti fondamentali dell’uomo e del metodo educativo atto a favorire il processo di evoluzione della consapevolezza sia di sé che dei limiti imposti dall’ambiente entro i quali il bambino (e poi l’adulto) può agire liberamente.

In questo processo evolutivo occorre tener conto che alla nascita biologica deve corrispondere l’adeguata crescita della coscienza.

Da qui nasce l’esigenza di preparare gli educatori.

Se non si parte da questi concetti non ci sarà educazione ai diritti umani, ma solo un metodo per la diffusione di nozioni, schemi e modelli atti a verificare le macroviolazioni, mentre sostanzialmente si violeranno ancora i diritti fondamentali della persona: solo il rispetto dei diritti umani abolisce i conflitti e produce consapevolezza e coscienza, condizione imprescindibile di una concreta e reale libertà.

GIUSTIZIA

Una giustizia permeata dai valori fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non esiste ancora all’interno degli Stati: la giustizia dovrebbe dare coscienza all’individuo e farlo evolvere verso lo sviluppo della capacità di gestire e risolvere i conflitti intra ed interpersonali nel rispetto della propria ed altrui dignità.

Scopo della vita di un essere umano è quello di far evolvere la sua coscienza e l’arricchimento della coscienza accresce la saggezza dell’individuo, purché egli acquisisca gli strumenti per essere giusto.

Questo “giusto” deve utilizzare strumenti di misura universali, deve essere valido per tutti, e sarà tale quando l’individuo avrà imparato a misurare il proprio comportamento con i fondamentali valori iscritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Il concetto di giustizia si evolve all’interno di una società in base ai sistemi governativi e politici: nessuno può acquisire una libertà che va al di là della legge, perché la legge viene fatta per tutti i cittadini e se non è giusta occorre farla cambiare.

Se in una società democratica la legge prevede, ad esempio, la pena di morte, tale legge può essere cambiata attraverso la presa di coscienza, da parte della maggioranza dei cittadini, che la pena di morte è un omicidio legalizzato ancora più grave dell’omicidio commesso dal cittadino, poiché compito dello Stato è educare al rispetto dei diritti fondamentali di tutti.

Occorre dunque far cambiare la legge stessa che, cambiando, permette a tutti i cittadini di evolvere, di acquisire una visione migliore di ciò che dovrebbe essere il giusto, la giustizia.

E questo produce evoluzione dell’umanità, della coscienza umana.

Oggi in molti Stati del mondo ci sono governi democratici, anche dove in tempi passati c’erano dittature. In Grecia già 2500 anni fa avevano creato la democrazia.

Ma la vera democrazia, concretamente, ancora non esiste, poiché una vera democrazia deve edificarsi sulla base dei fondamentali valori umani, dei diritti umani.

Ciascun cittadino dovrebbe maturare una propria coscienza sulla base dei valori universali, in modo da poter comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è per la propria esistenza e per quella degli altri. In una vera democrazia, ad esempio, non dovrebbero esistere i partiti, perché essi sono di parte e finché si è di parte significa che non si è ancora compreso il valore universale della politica, dovrebbero esistere invece obiettivi finalizzati al benessere umano e sociale, previste dalla Carta costituzionale, che attraverso progetti parlamentari consentano ai governi la realizzazione di opere a beneficio di tutti i cittadini.

Un governo che agisse nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, quindi, garantirebbe il buon funzionamento dello Stato.

La storia ci dimostra da dove siamo partiti: oggi, misurandoci con questi valori, possiamo valutare dove siamo arrivati e capire dove vogliamo andare.

Ma dobbiamo decideredove vogliamo andare.

Dobbiamo decidere di eliminare gli ostacoli che impediscono la vita dei diritti umani, che impongono blocchi alla libertà; dobbiamo decidere di creare società che garantiscano giustizia per tutti, in cui tutti posano muoversi liberamente, possano avere cibo, acqua, aria, ambiente e pari opportunità, ma in cui tutti, e questo è fondamentale, abbiano la capacità di pensare e decidere il proprio comportamento sulla base di valori universali, altrimenti continueranno sempre ad esserci guerre e conflitti.

A livello sostanziale, i conflitti che si sviluppano all’interno di una famiglia non sono diversi dai conflitti che si generano fra nazioni, poiché sia le micro che le macroviolazioni dei diritti umani sono regolate dagli stessi meccanismi.

E’ il significato profondo di questi valori che dobbiamo riconoscere, comprendere e vivere per maturare in noi la coscienza dei diritti fondamentali dell’uomo ed essere a nostra volta in grado di insegnare come applicare e vivere tali valori.

La strada è sempre quella dell’educazione, un’educazione che non deve utilizzare il metodo del bastone e la carota ma che deve stimolare lo sviluppo e l’espressione delle potenzialità racchiuse all’interno del cervello umano: questo fa nascere la gioia di vivere.

I ragazzi, i bambini, gli adulti, tutti devono comprendere bene questi processi, altrimenti ognuno affermerà che è giusto ciò che pensa, mentre magari sta solo difendendo condizionamenti indotti da fini contrari al rispetto della dignità umana.

Generalmente la persona, per meccanismi legati alle funzioni superiori dei due emisferi cerebrali, non riesce a distinguere il “vero” dal “falso”: tutto ciò che sente nel proprio cervello pensa che sia vero, perché non sa che in un certo momento della sua vita è stat condizionata a pensare in quel dato modo. Mentre l’educazione, senza colpevolizzare, deve portare alla riflessione su quello che può essere un giusto evolutivo che sia utile sempre e comunque alla persona.

Nella sostanza, nulla può essere utile e giusto se la sua utilità e giustizia negano i diritti degli altri.

PIACERE-AMORE

La pulsione del piacere-quella che già si esprime nel neonato che viene allattato o tenuto fra le braccia della madre- è indispensabile alla crescita della persona ed è talmente importante che crea le fondamenta della personalità.

Abbiamo studiato con molta attenzione cosa accade in un bambino che non abbia ricevuto alla nascita la gioia ed il piacere da parte della madre o della famiglia, sappiamo che tipo di personalità si sviluppa e quali blocchi rimangono nel cervello.

E’ di basilare importanza, quindi, “sommergere” il bambino il bambino di calore, amore, emozioni positive già alla nascita, perché è nei primi due anni di vita che vengono poste le fondamenta della personalità.

In questo periodo l’emisfero destro del cervello è in pieno sviluppo e misura i campi di forza delle energie trasmesse al bambino, ed il calore, l’armonia, sono forme di energia, né più e né meno come un concerto.

Non è un’energia diversa, infatti, quella espressa da un concerto di Beethoven rispetto alla gioia che esprime una madre per un bambino: è la stessa forma di energia per il cervello.

Il bambino è perfettamente in grado di distinguere ciò che è armonico da ciò che è disarmonico, ciò che produce difese e blocchi nel cervello da ciò che lo distende, lo favorisce, lo armonizza.

Il piacere deve gradualmente diventare amore.

La parola amore dice poco se ad essa non è associata l’emozione corrispondente: quello che ci fa “sentire” se in un dato contesto c’è amore oppure no è ciò che proviamo dentro di noi, è l’emozione che ne scaturisce.

E allora, quando il bambino prova piacere vicino alla madre che lo coccola, lo rasserena, lo fa vibrare, lo libera dalle paure, quello è amore da parte della madre e piacere e libertà da parte del bambino: il bambino vibra in quanto soggetto recettivo che poi ritrasmette l’energia che riceve.

Un bambino che riceve amore, ossia che viene rispettato e favorito nell’espressione delle sue pulsioni di base, non potrà che sviluppare una coscienza e un comportamento permeati da questo amore in sintonia con i valori fondamentali della persona.

Ognuno di noi, quindi, è potenzialmente amore in quanto è portatore, per “diritto di nascita”, dei valori fondamentali della persona. I diritti umani sono gli elementi pulsanti dell’individuo e il processo educativo deve consentire a tutti di scoprirli, identificarli e prenderne coscienza.

Se io ho in me coscienza dei diritti umani, ho anche amore, ho coscienza dei mio amore, e se agisco sulla base di questi valori, agisco con amore: amo la libertà, il senso di giustizia, la ricerca di armonia, amo l’armonia che mi circonda nella natura, nell’estetica, in tutto ciò che è armonioso, amo la musica di Beethoven o di altri, so riconoscere ciò che è armonico da ciò che è disarmonico.

I diritti umani sono fondamentalmente armonia e valorizzazione della persona e chiunque parli di diritti umani senza esprimere armonia non ha coscienza dei diritti umani stessi.

Non si può pensare di fare la guerra in nome dei diritti umani, a meno che non ci si trovi costretti a fare un “intervento chirurgico” nella patologia comportamentale.

In sintesi, l’amore è già in potenza nel bambino: lo dimostra il fatto che quando lo stimoliamo con l’amore lui ce lo ritrasmette, ci dà grandi sensazioni di gioia.

Ma affinché possa lui stesso creare volitivamente e con coscienza l’amore, deve sviluppare la capacità di decidere: decidere di amare, di pensare, di creare con giustizia.

Ciò è possibile attraverso un processo educativo che spinga gradualmente il bambino alla sperimentazione della critica e dell’autocritica sulla base dei fondamentali valori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (dignità, libertà, giustizia, amore) riconoscibili e identificabili nelle funzioni superiori del cervello umano in base al principio di obiettività e oggettività, frutto del lavoro sinergico dei due emisferi cerebrali.

Tali riscontri sono stati da noi verificati in oltre vent’anni di studi multidisciplinari ed integrati attraverso una sperimentazione che evidenzia come il cervello, in particolari condizioni, riconosce universalmente l’armonia e la disarmonia, concetto già sostenuto in passato da Pitagora e molti filosofi e fisiologi fino al ‘700.

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Scienza, cultura e diritti umani

La scienza è nata dall’esigenza di comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda. Siamo passati dall’osservazione diretta e interpretazione dei fenomeni alla ricostruzione astratta di modelli empirici attraverso i quali abbiamo prodotto la tecnologia.

Se tale metodo è utile a produrre tecnologia dovrebbe limitarsi a spiegare il prodotto tecnologico e non certo la vita in tutte le sue manifestazioni.

Si pretende invece di curare l’uomo e l’ambiente con strumenti prodotti da tale metodo e i fatti dimostrano che spesso gli insuccessi e i danni sono grandemente superiori a ciò che si vuole curare.

La scienza deve ora diventare umana, cioè utile all’uomo, e potrà essere tale solo se si fonderà anch’essa sulla conoscenza ed il rispetto delle leggi che regolano la vita e l’evoluzione della coscienza.

1310

Senza questo tipo di scienza l’uomo è ignorante: anche se crede di aver capito moltissimo dimostra di aver capito ben poco dal momento che sta alterando i delicati equilibri del metabolismo umano ed ambientale.

La vera scienza, purtroppo, non viene insegnata né a scuola, né all’università, per questo oltre vent’anni fa è nato il CEU, per studiare in modo interdisciplinare questi temi che non venivano finanziati perché non rendevano, non avevano una ricaduta economica né per l’industria né per le multinazionali.

L’amore non è di pertinenza delle multinazionali, né lo è la gioia né la sofferenza, poiché il loro obiettivo è il profitto a tutti i costi, ma senza tutto questo che senso ha la vita?

Tutto il denaro del mondo serve all’uomo per trovare un piacere ed una gioia che si potrebbero avere invece gratuitamente.

E’ questa la grande ignoranza dell’umanità.

Non possiamo separare nulla. Il denaro è solo uno strumento, un mezzo economico per favorire la qualità della vita e lo sviluppo della coscienza umana e dobbiamo distinguere ciò che è un mezzo da ciò che è valore evolutivo della persona.

Anche nella cultura e nella scienza dobbiamo sempre tenere presente questa distinzione tra ciò che è mezzo e ciò che è elemento evolutivo della coscienza.

E quando comunichiamo, insegniamo, studiamo, o svolgiamo ricerche dobbiamo avere a chiarezza di tali concetti: più chiarezza avremo più sarà utile la nostra comunicazione con gli altri, a qualunque livello avvenga.

Nessun popolo è quindi superiore ad un altro, perché questo tipo di ignoranza esiste ovunque, sia nelle nazioni altamente “civilizzate” sia in quelle in via di sviluppo.

Si è avviato un processo evolutivo che deve creare una grande “rivoluzione” nel mondo.

Gli Stati hanno ragion d’essere se danno centralità alla dignità umana, alla vita umana, se si rendono utili allo sviluppo della vita, alla qualità della vita di tutti i cittadini.

E l’educazione deve fondarsi su questi principi per formare bambini e giovani che, crescendo, possano diventare cittadini in grado di applicare e tutelare i diritti umani qualunque professione svolgano.

Ecco la “rivoluzione” di cui abbiamo bisogno: essa sarà prodotta dall’applicazione dei valori contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nella quale è integrato anche tutto ciò che grandi filosofi, profeti e illuminati della storia hanno sempre cercato di comunicare.

Oggi, per attuare questa svolta, abbiamo una scienza che conferma tali valori, impedendo a chiunque di smentirli, negarli e strumentalizzarli.

Riassumiamo qui il metodo scientifico che dovrebbe sempre essere rispettato.

Lo scienziato, nella prima fase, deve osservare i diretta i sistemi naturali, rilevare più dati possibili e ricostruire un modello fisico e matematico capace di spiegare il dinamismo di tali sistemi.

Qualora il modello logico-matematico coincida con il funzionamento del sistema naturale in esame, la spiegazione diventa fisiologia del sistema e quindi conoscenza del sistema stesso.

Nella maggior parte dei casi, però, i modelli logico-matematici non coincidono con il funzionamento dei vari sistemi naturali, e malgrado ciò vengono pubblicati migliaia di libri che riproduco tali modelli costringendo anche a livello universitario i discenti ad apprenderli come se fossero la conoscenza dei processi naturali.

E’ con tale metodo che si formano medici, psicologi, educatori, psichiatri, giuristi, scienziati. Il risultato di tale processo è visibile a tutti poiché la natura, compresa quella umana, è costretta a subire, con la sperimentazione forzata, le interpretazioni spesso deliranti di pseudo scienziati che pretendono di costringere la natura a funzionare secondo i propri modelli.

Ed il mondo artificiale da noi prodotto con tale metodo è in perenne conflitto con i processi naturali a scapito della qualità della vita sia dell’uomo che dell’ambiente.

Le nostre ricerche ci hanno permesso di verificare tali modelli e correggere quelle concezioni errate che impedivano di osservare l’interdipendenza dinamica di tutti gli elementi che costituiscono i sistemi fisici, chimici e biologici del nostro ecosistema.

Abbiamo eliminato la separazione tra mente e cervello rilevando la continuità fisica tra le varie forme di energia dell’ambiente che stimolano e modulano lo sviluppo neuropsicofisiologico del comportamento emozionale, razionale, creativo, e come è possibile, attraverso tale processo, sviluppare un Io cosciente capace di gestire e guidare la propria crescita conoscitiva, operativa, evolutiva, ovvero il proprio destino esistenziale.

Tali conoscenze sono state ampiamente sperimentate, producendo un metodo educativo che può essere applicato a tutti gli uomini e donne della Terra affinché cessino le gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona scaturite dall’ignoranza della fisiologia dello sviluppo della coscienza.

Attualmente l’umanità subisce tale ignoranza e produce la grande conflittualità che a vari livelli distrugge la qualità della vita con una competitività negativa tra frammenti di pseudo conoscenze che negano l’integrità psicofisica e spirituale degli esseri umani.

E’ dunque necessario ragionare sulla base dei fondamentali valori iscritti nell Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, poiché non c’è nulla sul nostro pianeta che non sia parte integrante dei diritti fondamentali dell’uomo e della donna.

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Le basi neuro psicofisiologiche del comportamento

 

Nella storia dell’umanità ci sono stati tanti maestri, filosofi, pensatori e scienziati che hanno creato evoluzione umana, amore, armonia.

Il cervello ha queste potenzialità-emozionali, razionali, creative- ma per poterle esprimere occorre un ambiente in grado di stimolarle adeguatamente.

Tutto ha inizio quando il bambino entra in contatto con l’ambiente familiare: da quel momento il suo sviluppo emozionale, razionale, creativo dipenderà dalle informazioni che raggiungeranno il suo cervello.

Il cervello umano si divide in due grandi emisferi, destro e sinistro, collegati dal corpo calloso.

Questa struttura di collegamento è costituita da 200 milioni di fibre di connessione nell’uomo, e circa un terzo di più nella donna: tale diversità anatomica crea nei due sessi differenze funzionali sia nella percezione che nell’elaborazione delle informazioni.

Aprendo una parentesi, possiamo dire che la donna e l’uomo sono strutturati per percepire e sviluppare due personalità diverse, che sono però complementari.

Una donna ed un uomo insieme, al di là dell’attrazione fisica, possono raggiungere livelli evolutivi maggiori qualora fra loro si stabilisca una sintonia cooperativa psicofisica e spirituale.

Per l’uomo, in particolare, è molto importante avere vicino una donna che, con la sua maggiore sensibilità e libertà percettiva, lo aiuti ad aprirsi ad una spazialità emozionale altrimenti limitata dalla dominanza della razionalità.

Ma benché tutto questo sia percepito intuitivamente da molti, né la scienza né l’educazione hanno ancora spiegato l’utilità di questa diversità, sia per la donna, sia per l’uomo, sia per la società intera.

E questo è legato alla presa di coscienza dei valori fondamentali della persona: la conoscenza umana si sta evolvendo in ogni settore (scientifico, politico, economico, socio-culturale) e man mano che evolve andiamo verso un miglioramento della nostra espressione e della qualità della vita, anche quando apparentemente sembrerebbe il contrario.

L’evoluzione delle neuroscienze cognitive- grazie agli studi pionieristici di scienziati come Penfield e Sperry e grazie all’apporto della fisica che ha permesso la produzione di strumenti (PET, TAC, fRMN) per esplorare nel cervello il lavoro della mente, della coscienza, del comportamento- ha raggiunto oggi vertici tali da permetterci di descrivere l’anatomia e la fisiologia della mente e della coscienza.

Le più rilevanti scoperte scientifiche in questo campo sono state fornite dallo studio dell’attività che svolgono i due emisferi cerebrali e come essi codificano e decodificano le informazioni che fin dalla nascita vengono loro fornite.

L’emisfero destro e l’emisfero sinistro rappresentano due mondi in continua interazione che danno vita all’infinita varietà delle manifestazioni comportamentali umane partendo da differenti caratteristiche emozionali: ci sono emozioni che viviamo con l’emisfero destro ed emozioni legate all’emisfero sinistro.

Una carezza, ad esempio, dovrebbe produrre emozione in chi la riceve, ma essa è legata al tipo di energia trasmessa da chi la fa: l’emisfero destro è in grado di percepire quell’energia, cioè la “verità” di quella carezza, e di rispondere adeguatamente; l’emisfero sinistro, invece, richiama dentro di sé, nella memoria, un’esperienza precedente legata alla carezza.

Per l’emisfero sinistro è automatico richiamare dalla memoria situazioni analoghe a quelle che si stanno vivendo e metterle a confronto, ma in genere si tende a richiamare ciò che ha dato più piacere.

Perciò le emozioni percepite e vissute con l’emisfero sinistro non sono emozioni reali, vere, ma sono sempre il frutto di una comparazione tra emozioni passate ed emozioni del momento presente.

Comprendere bene questi concetti è importante per capire quale errore si commette quando si confronta il presente con il passato: non dovrebbe essere un confronto fondato sulla discriminazione superiore/inferiore, migliore/peggiore, perché questo ci blocca nel passato.

Impariamo piuttosto a prendere e valorizzare ciò che di meglio possiamo vivere oggi, nel momento presente.

Perché preoccuparsi se ciò che viviamo oggi è di meno rispetto a ieri?

Sono tutti momenti della nostra vita, momenti diversi: sta a noi renderli positivi e questo “lavoro” viene svolto dal nostro emisfero destro. L’emisfero destro, infatti, vive sempre la realtà oggettiva, vive le esperienze in tempo reale, non fa confronti, integra sempre le informazioni del momento presente con quelli precedentemente vissuti ampliando così i livelli di coscienza.

Questi concetti costituiscono chiavi evolutive estremamente importanti per capire noi stessi, con il nostro modo di pensare e comportarci, e poi per capire gli altri.

Quando la persona è ripetitiva è dominata dal suo emisfero sinistro, dai condizionamenti che vi si sono formati, e tende a cercare sempre le stesse cose che le hanno prodotto sicurezza e piacere.

L’emisfero sinistro subisce le nuove esperienze e quando le accetta è per evitare punizioni e sofferenze oppure per ottenere premi e gratificazioni.

Questo è il metodo che vien generalmente adottato anche nei sistemi “educativi”: la persona deve imparare a memoria e poi ripetere, ma per fare ciò usiamo soltanto il nostro emisfero sinistro.

Se vogliamo invece comprendere la creatività e l’originalità dobbiamo usare l’emisfero destro e sinistro insieme, ovvero dai vari segni, simboli, convenzioni prodotti dalla cultura dobbiamo risalire a ciò che essi rappresentano oggettivamente ed obiettivamente: ecco perché si è sempre detto che l’emisfero destro è quello dell’artista, del creativo, del genio, perché rimane libero da convenzioni, segni e simboli acquisiti dal sinistro.

L’emisfero sinistro è infatti deputato all’elaborazione delle informazioni linguistiche, matematiche, tecniche, di regole e norme sociali, in sintesi, apprende tute le convenzioni lasciando libero l’emisfero destro di percepire la realtà, di apprezzare la novità di ogni momento, l’estetica, l’armonia.

L’emisfero sinistro non ha estetica se non sulla base dell’istruzione e dell’interpretazione delle esperienze.

Tante persone rimangono incantate di fronte ad un quadro e magari non riescono e cogliere “l’opera d’arte” espressa da un prato fiorito, da un albero che germoglia, dalla natura, dallo sguardo di un bambino…

Ciò accade perché accumuliamo esperienze nel nostro emisfero sinistro, interpretandole in base alle convenzioni, e poi crediamo che quel cumulo di esperienze e interpretazioni sia la realtà, sia il mondo reale, che difendiamo a qualunque costo contro tutto e tutti.

E’ invece un condizionamento, non la verità! La verità è che tutto ciò che esiste ha una sua ragion d’essere, oggettiva ed obiettiva, e possiamo comprenderla solo se ci facciamo guidare dalle percezioni reali del nostro emisfero destro.

A tal fine è necessario un lavoro continuo e costante con entrambi i lobi frontali, cioè dobbiamo essere “presenti” nel nostro cervello, dobbiamo chiederci se ciò che percepiamo, pensiamo, facciamo è giusto o non è giusto, è obiettivo o non è obiettivo, è oggettivo o non è oggettivo: ponendoci questi interrogativi mettiamo in funzione entrambi gli emisferi, creiamo la collaborazione tra emisfero sinistro e destro (sinergismo interemisferico).

E’ questo processo di collaborazione che produce saggezza e libertà interiore, ed è un processo in atto in tutti coloro che non hanno subìto condizionamenti particolarmente ripetitivi: quando si nasce in ambienti dove si viene subito condizionati da schemi e modelli molto rigidi, infatti, viene precocemente ostacolata la possibilità di lavoro sinergico tra i due emisferi. Se invece usiamo entrambi gli emisferi, abbiamo la possibilità di vivere la realtà e la verità dei singoli istanti, l’oggettività e l’obiettività del presente, integrandola alla realtà dei momenti passati, e di costruire un processo logico-razionale che ci consente poi di comunicare con chiunque e con qualsiasi lingua, rendendo partecipi gli altri delle nostre percezioni, emozioni ed esperienze.

Precisiamo, per inciso, che la logica percettiva dell’emisfero destro è universale in quanto è legata all’attività del DNA cerebrale della persona: è tale logica che è in grado di riconoscere, misurare e verificare i valori sostanziali dei diritti umani.

Dal momento che l’emisfero sinistro è deputato alla memorizzazione di regole, convenzioni, modelli, codici e sviluppa la razionalità legata alla logica del linguaggio, la sua funzione principale è quella di adattare le percezioni reali dell’emisfero destro a qualsiasi linguaggio, in modo da poter comunicare a qualunque livello trovando il modo migliore per trasmettere ciò che sappiamo, che abbiamo visto, vissuto, percepito, dato che la verità di ciò che viviamo è contenuta nell’emisfero destro, ma razionalmente non la conosciamo.

Ecco l’inconscio di cui parlava Freud.

E’ l’emisfero destro, infatti, che quando dormiamo lavora producendo i sogni.

Attraverso l’attività onirica l’emisfero destro, che conosce la verità di ciò che ha vissuto e che vive ogni momento, tenta di modificare le convinzioni razionali sbagliate che noi ci creiamo durante il giorno. Il comportamento è il risultato delle nostre convinzioni a livello razionale, ma la razionalità- che dovrebbe essere uno strumento utile alla nostra evoluzione- crea spesso alibi e giustificazioni a idee e comportamenti non corretti, e in questo caso il sogno ha lo scopo di promuovere dentro di noi un cambiamento proprio in quelle idee e in quei comportamenti in contrasto con i valori fondamentali della persona e con la nostra stessa evoluzione.

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Abbiamo visto che la razionalità si sviluppa nell’emisfero sinistro con l’acquisizione del linguaggio.

Anche l’emisfero destro ha una propria razionalità, la quale però non segue la logica matematica bensì la logica genetica che produce emozioni.

Il linguaggio dell’emisfero destro è un linguaggio che ritroviamo in tutta la natura, riconosce e identifica i segnali reali, fisici, con tutte le loro caratteristiche elettromagnetiche: una parola, ad esempio, è una realtà fisica, composta da varie armoniche, e quello che chiamiamo tono, potenza, volume sono quantità di energia misurabili dall’emisfero destro.

E’ la quantità delle armoniche che produce le emozioni, ed è su questa base che l’emisfero destro percepisce la differenza fra una stessa parola pronunciata da persone diverse o in contesti diversi.

Nell’emisfero sinistro, invece, la parola non fa altro che richiamare l’aspetto grammaticale e semantico che abbiamo messo in memoria, come fa un telefono cellulare che, a partire da un nome, estrae dalla sua memoria il numero e lo compone.

Questo è ciò che fa un telefonino o un computer, ma l’essere umano è infinitamente di più: non è solo una voce, è l’armonia che mette in quella voce, non è solo la razionalità ma è ciò che prova a livello emozionale.

L’abbiamo già detto, non possiamo parlare di amore se l’amore non lo sentiamo dentro, altrimenti è solo una parola pronunciata, una parola che ci smaschera quando gli altri, ricevendola, non provano l’emozione dell’amore. L’emisfero destro di tutti gli esseri umani della Terra è in grado di riconoscere la verità che è in ogni parola, anche se non la si comprende linguisticamente: indipendentemente dalla lingua, infatti, siamo in grado di “sentire” a livello emozionale ciò che gli altri ci stanno comunicando.

Lo dimostra già il fatto che quando parliamo con bambini piccoli che ancora non conoscono il linguaggio, loro ci osservano e ci “misurano”, misurano cioè le caratteristiche fisiche della nostra voce e del nostro sguardo, ricevono tutti i segnali che- soprattutto inconsapevolmente- trasmettiamo loro e da questi sentono se devono difendersi o possono invece rilassarsi, lasciarsi andare.

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Senza la comprensione di questi processi non possiamo esprimere e vivere i diritti umani, ovvero non siamo in grado di sviluppare un comportamento ed una coscienza fondati sul rispetto dei valori fondamentali della persona, poiché i diritti umani, nella sostanza, vivono e pulsano nel nostro emisfero destro.

Tali conoscenze permettono di comprendere perché l’umanità non riesce ancora a rispettare e vivere i diritti umani, e mettono in evidenza che alla base delle tante violazioni e tutt’oggi commesse non ci sono colpe, ma solo “ignoranza”.

                        prof. Michele Trimarchi
              Presidente del Comitato Scientifico
Università Anglo Apostolica San Paolo Apostolo

2016 HO3

Il sistema Pan-STARRS 1

 

Il telescopio Pan-STARRS 1 (acronimo di Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System cioè telescopio a visione panoramica e sistema a risposta veloce) è gestito dalla facoltà di astronomia dell’Università delle Hawai’I nell’ambito di un consorzio scientifico internazionale.

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Lo spaccato del sistema astronomico Pan-STARRS 1 disponibile nel sito ufficiale pan-starrs dell’organizzazione: http://pan-starrs.ifa.hawaii.edu/public/home.html

Questo sistema di osservazione astronomico osserva l’intera volta celeste attraverso una combinazione di fotocamere digitali ad alta risoluzione e sensori molto estesi combinate con specchi newtoniani relativamente piccoli che creano una combinazione in grado di catturare immagini da porzioni di cielo enormemente estese rispetto a quelle dei telescopi tradizionali.

Un sistema efficace ed economico creato per realizzare un sistema di allarme preventivo contro la minaccia che asteroidi e comete rappresentano da oltre 4 miliardi di anni per la Terra.

La Terra dalla sua formazione è infatti stata colpita varie volte da bolidi spaziali che vengono ora definiti NEO (Near Earth Objects cioè oggetti vicini alla Terra) rappresentano un enorme pericolo per il nostro pianeta e per la sopravvivenza stessa della razza umana.

Collisioni cosmiche sono frequenti ma generalmente i bolidi sono piccoli frammenti che chiamiamo meteoriti che si distruggono bruciando per attrito quando vengono in contatto con l’atmosfera.

Vengono efficacemente distrutti dal nostro scudo atmosferico i bolidi sino a qualche metro di diametro e di massa inferiore a qualche decina di tonnellate.

A volte questi bolidi consumati dall’attrito atmosferico che genera enorme calore bruciano in modo visibile o esplodono nell’alta atmosfera e la frequenza dei loro impatti è elevata ma rappresentano un fenomeno da osservare ma del quale non ci si deve preoccupare.

Purtroppo quando questi bolidi sono di dimensioni più grandi il transito nell’atmosfera non riesce a distruggerli e colpendo la Terra causano distruzioni proporzionali alle loro dimensioni.

Questi impatti hanno causato o svolto un ruolo importante nelle estinzioni di massa sul nostro pianeta come ampiamente documentato dai reperti fossili.

Nel 1994 abbiamo assistito, quali spettatori interessati, all’impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 contro il pianeta Giove.

Se solo uno di questi bolidi, anche tra quelli piccoli di un km di diametro, avesse colpito la Terra il disastro sarebbe stato di dimensioni bibliche.

Conseguenze di un impatto cosmico sulla Terra

 

Le conseguenze di un impatto dipendono dalla velocità e soprattutto dalle dimensioni.

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L’evento che nessuno vorrebbe mai si verificasse.

L’impatto di un bolide di diametro pari a:

  • 100 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 100 megatoni in grado di distruggere una città (avvengono ogni millennio circa)
  • 250 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 2.500 megatoni in grado di cancellare in un istante un’area delle dimensioni di una provincia (avvengono ogni 5.000 anni circa)
  • 500 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 50.000 megatoni in grado di distruggere una regione o un piccolo stato (avvengono ogni 50.000 anni circa)
  • 1.000 metri equivale all’esplosione di una bomba nucleare di 1.000 megatoni in grado di distruggere un grande stato con conseguenze terribili per l’inimmaginabile quantità di polveri sollevate che possono rimanere nell’atmosfera per anni coprendo la luce del sole e creando un inverno perenne sulla Terra non più riscaldata e senza sintesi clorofilliana si arriva alla morte della vegetazione e alla conseguente estinzione degli animali per l’interruzione della catena alimentare e quasi certamente della razza umana (avvengono ogni 200.000 anni circa).

Per questo è stato creato un sistema di allarme mondiale per scoprire con il massimo anticipo possibile l’eventuale arrivo di bolidi cosmici.

La disponibilità di missili a lunga gittata armati con testate nucleari ci consente di tentare una difesa della Terra.

Oggi la comunità scientifica si divide fra due ipotesi d’intervento.

Ii fautori del colpo diretto ritengono che questo distruggerebbe l’asteroide o quantomeno lo dividerebbe in frammenti più piccoli e quindi inoffensivi.

I fautori del colpo di prossimità invece sostengono che generando una esplosione molto vicina questa muterebbe significativamente, per effetto della pressione generata dall’esplosione, la traiettoria dell’asteroide evitando l’impatto con la Terra o facendolo rimbalzare senza danno contro l’atmosfera.

L’esplosione di prossimità lascerebbe intatto il bolide evitando di generare enormi quantità di bolidi con traiettorie impossibili da predeterminare e potenzialmente pericolose.

I nostri ricercatori sostengono che la soluzione migliore debba essere determinata caso per caso in funzione della traiettoria, velocità, massa, dimensioni e costituzione dell’asteroide e non esista allo stato attuale una soluzione efficace in ogni circostanza.

L’impatto devastante della cometa Shoemaker-Levy 9 contro Giove ha dimostrato come questi eventi catastrofici sono purtroppo possibili anzi statisticamente certi anche se non siamo in grado di predire quando avverranno.

Il preavviso fornito dagli attuali strumenti di rilevazione astronomica può essere estremamente breve e per questo l’intera razza umana deve cominciare a cooperare e collaborare per il proprio futuro senza perdersi in inutili e meschine guerre piccole e grandi combattute non per i motivi sbandierati dalla propaganda ma in realtà sono per fini meschini economici e di potere.

La scoperta di 2016 HO3

 

Il sistema Pan-STARRS 1 ha scoperto 2016 HO3 un asteroide che orbita intorno al Sole.

HO3, come verrà da noi familiarmente chiamato, è un asteroide che descrive un orbita intorno al nostro Sole e alla Terra ed è stato osservato per la prima volta il 27 aprile 2016 di qui la sua denominazione che indica l’anno della sua scoperta prima della sigla attribuita.

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Il possibile aspetto di 2016 HO3 troppo lontano dalla Terra e troppo piccolo per essere visto con chiarezza le ipotesi sulle sue dimensioni le classificano fra i 40 e i 100 metri circa di diametro.

Si tratta di un “sasso” irregolare con dimensioni comprese tra un diametro minimo di 40 metri e uno massimo di 100 metri.

HO3 possiede un’orbita abbastanza stabile e relativamente molto vicina a quella della Terra anzi quasi sovrapponibile in termini astronomici e accompagna la Terra nel suo viaggio intorno al Sole variando la sua distanza dalla Terra sino ad un valore minimo pari a circa 14 milioni di Km.

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Illustrazione grafica dell’orbita che HO3 (in rosso) descrive attorno al Sole (in giallo) in confronto a quella della Terra (in azzurro). L’immagine non è in scala, per una più efficace rappresentazione grafica le dimensioni dei corpi celesti sono spropositate.

14.000.000 di Km sono un’inezia in astronomia ma HO3 non può essere considerato un satellite della Terra come la Luna che orbita ad una distanza media molto inferiore con un’orbita centrata sul nostro pianeta e non attorno al Sole.

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Le missioni Apollo della Nasa dalla 11 in poi hanno portato sulla Luna 16 uomini che hanno lasciato anche dei sistemi di riflessione per laser utilizzati per valutare con precisione la distanza tra la Terra e la Luna.

Grazie a questi sistemi sappiamo che la distanza media Terra-Luna è 384.403 Km e che il nostro satellite si allontana da noi di 3,8 cm ogni anno.

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La Luna è il satellite per ora unico della Terra ma non è escluso che in futuro altri corpi potrebbero essere catturati dalla gravità terrestre e accompagnare il nostro pianeta nel suo viaggio nello spazio profondo.
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In rosso il dominio dell’orbita descritta da HO3 attorno alla Terra globo blu non rappresentato in scala. L’orbita può essere definita abbastanza regolare e alcuni attribuiscono a HO3 il rango di “quasi” satellite della Terra.

Quando HO3 si trova alla sua distanza minima dalla Terra questa corrisponde a 36 volte circa la distanza Terra-Luna media.

Il grafico mostra il dominio dell’orbita di HO3 che si comporta come un oggetto molto vicino ad essere definito come satellite del nostro pianeta anche se in realtà non lo è.

È stato ipotizzato che HO3 accompagna nello spazio la Terra da circa un secolo e che continuerà a farlo per molto tempo.

Esistono molti asteroidi o satelliti naturali che condividono l’orbita dei pianeti del sistema solare senza entrare in collisione che vengono definiti asteroidi troiani.

Sono conosciuti molti asteroidi troiani di Giove, quattro di Marte, due di Saturno e uno solo rispettivamente per la Terra, Venere e Urano. Nettuno ne conta nove ma probabilmente quelli di Urano e Nettuno sono molti di più anche se ancora non rilevati dai sistemi astronomici dei quali disponiamo.

Gli asteroidi troiani mantengono una distanza fissa dal pianeta di riferimento invece HO3 possiede caratteristiche diverse ma la sua rotazione intorno al nostro pianeta non è sempre stabile e subisce spostamenti annuali irregolari e di un ordine di grandezza completamente diverso da quello della Luna.

In definitiva 2016 HO3 orbita attorno al Sole ma si mantiene relativamente vicino alla Terra e descrive anche orbite complesse intorno al nostro pianeta mantenendosi tra la Terra e il Sole per circa metà dell’anno e spostandosi oltre la Terra nel tempo residuo.

La sua posizione e il suo comportamento non lo rendono pericoloso ma lo identificano come quanto di più simile ad un satellite cioè un quasi satellite della Terra.

                   Gruppo di ricerca USP11IDP
Università Anglo Cattolica San Paolo Apostolo

Il Concordato

Il Regno d’Italia nasce ufficialmente con le prime elezioni politiche del 1861 al culmine di un processo di unificazione sofferto che lascerà molti problemi.

L’ultimo atto viene compiuto militarmente il 20 settembre 1870 quando 15.000 soldati pontifici vengono sbaragliati dai bersaglieri italiani che irrompono a Roma dopo aver creato una breccia nelle mura nella zona di Porta Pia.

Tutto avvenne senza troppa fatica perché in quel mattino di settembre si erano verificate già le circostanze adatte.

Ai primi di settembre la battaglia di Sedan aveva consolidato l’impero prussiano e fatto capitolare quello francese e con esso le residue speranze del Papa Re a Roma.

Pio IX si rifugia in Vaticano e si prepara all’inevitabile capitolazione con grande attenzione alle questioni economiche future con mosse ben pianificate compresa quella di trasferire ai nobili di provata fedeltà terreni e proprietà immobiliari strategiche a Roma.

Pio IX infatti sa bene che le proprietà del Regno Pontificio verranno confiscate ma non quelle dei privati cittadini che lo Stato Italiano, a differenza di quello Pontificio, tutela.

I terreni paludosi del quartiere “Prati” saranno lottizzati e venduti al nuovo Stato per costruire alloggi per la burocrazia della capitale generando enormi profitti per il Pontefice.

Queste manovre economiche neppure troppo scoperte indurranno Vittorio Emanuele II quale Re d’Italia insieme al Sanato e alla Camera dei deputati a promulgare il 18 maggio 1871 la legge detta delle guarentigie cioè dell’immunità.

Tale legge dispone delle prerogative del Pontefice e del Vaticano regolando le relazioni tra Stato Italiano e Chiesa.

È una legge più che garantista anzi addirittura vessatoria nei confronti dello Stato Italiano che la promulga.

Inviolabilità personale, onori sovrani, proprietà immobiliari, esenzioni dalle tasse, extraterritorialità, libertà totale e persino l’esenzione dal giuramento di fedeltà alla Corona e tre milioni e 225.000 lire annui garantiscono al Vaticano una rendita astronomica per l’epoca.

Ma Pio IX sa trattare in modo eccellente quindi accetta ogni privilegio ma oppone un netto rifiuto formale e sdegnato alla legge sfruttando il fatto che si tratta di un provvedimento unilaterale attraverso l’enciclica Ubi nos che riafferma come il potere temporale e spirituale siano inscindibili.

Le tappe di questa guerra di espansione economica mai dichiarata proseguiranno senza interruzioni con progressive e ben pianificate aperture  da parte di Pio X con l’enciclica Il fermo proposito del 1904, Benedetto XV che abroga nel 1919 il Non expedit (non conviene) e Pio XI che permise la stipula dei Patti Lateranensi l’11 febbraio del 1929 che sancirono definitivamente i privilegi ecclesiastici sullo Stato Italiano che verranno confermati dalla Costituzione Italiana e saranno estesi dal Governo Craxi a tutte le confessioni religiose senza discriminazioni.

Il lungo iter per ora si conclude con gli accordi e le modifiche introdotte il 18 febbraio 1984 e siglate dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli che modificano alcune clausole come il finanziamento attraverso l’otto per mille, la disciplina dei matrimoni, le nomine vescovili e l’insegnamento della religione.

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Un’immagine ufficiale di PIo XI di fatto l’ultimo Papa Re, poco amato per le sue simpatie verso i tedeschi e il nazismo durante la seconda guerra mondiale. Il trono da sovrano, i flabelli principeschi in piume di struzzo che richiamano la venerazione riservata ai faraoni egiziani, le vesti ricamate in oro zecchino e la triplice corona in oro e pietre preziose sono simboli che verranno eliminati da Giovanni Roncalli suo successore con il nome di Giovanni XXIII il Papa più amato dai romani.
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Un immagine di Giovanni XXIII che sottolinea tutta la semplicità e umanità dei suoi atteggiamenti antitetici a quelli distaccati e formali del suo predecessore.

Il Concordato del 1929

Il processo verbale

I sottoscritti, debitamente autorizzati, si sono riuniti oggi per procedere allo scambio delle Ratifiche di Sua Santità il Sommo Pontefice e di Sua Maestà il Re d’Italia relative ai seguenti Atti stipulati fra la Santa Sede e l’Italia l’11 Febbraio 1929:
a) Trattato con quattro allegati:
1. Territorio dello Stato della Città del Vaticano.
2. Immobili con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazioni e
da tributi.
3. Immobili esenti da espropriazioni e da tributi.
4. Convenzione finanziaria;
b) Concordato.

Gli strumenti di queste Ratifiche essendo stati trovati esatti e concordanti, lo scambio è stato eseguito. Le Alte Parti contraenti, nell’atto di procedere allo scambio delle Ratifiche dei patti lateranensi, hanno riaffermato la loro volontà di osservare lealmente, nella parola e nello spirito, non solo il Trattato, negli irrevocabili reciproci riconoscimenti di sovranità, e nella definitiva eliminazione della questione romana, ma anche il Concordato, nelle sue alte finalità tendenti a regolare le condizioni della Religione e della Chiesa
in Italia. In  fede  di  che,  i  sottoscritti  hanno  redatto  il  presente  Processo-Verbale  e  vi  hanno apposto il loro sigillo.
Fatto in doppio originale, nel Palazzo Apostolico Vaticano il sette Giugno millenovecentoventinove.
Pietro Cardinale Gasparri, Benito Mussolini

Trattato tra la Santa Sede e l’Italia

In nome della Santissima Trinità

Premesso:
Che la Santa Sede e l’Italia hanno riconosciuto la convenienza di eliminare ogni ragione di dissidio fra loro esistente con l’addivenire ad una sistemazione definitiva dei reciproci rapporti, che sia conforme a giustizia ed alla dignità delle due Alte Parti e che, assicurando alla Santa Sede in modo stabile una condizione di fatto e di diritto la quale Le garantisca l’assoluta indipendenza per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo, consenta alla Santa Sede stessa di riconoscere composta in modo definitivo ed irrevocabile la « questione romana », sorta nel 1870 con l’annessione di Roma al Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia; Che dovendosi, per assicurare alla Santa Sede l’assoluta e visibile indipendenza, garantirLe  una  sovranità  indiscutibile  pur  nel  campo  internazionale,  si  è  ravvisata  la necessità di costituire, con particolari modalità, la Città del Vaticano, riconoscendo sulla  medesima  alla  Santa  Sede  la  piena  proprietà  e  l’esclusiva  ed  assoluta  potestà  e  giurisdizione sovrana; Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d’Italia,  hanno risoluto di stipulare un Trattato, nominando a tale effetto due Plenipotenziari,  cioè  per  parte  di  Sua  Santità,  Sua  Eminenza  Reverendissima  il  Signor  Cardinale  Pietro  Gasparri,  Suo  Segretario  di  Stato,  e  per  parte  di  Sua  Maestà,  Sua  Eccellenza  il  Signor  Cavaliere  Benito  Mussolini,  Primo  Ministro  e  Capo  del  Governo;  i  quali, scambiati i loro rispettivi pieni poteri e trovatili in buona e dovuta forma, hanno convenuto negli Articoli seguenti:
Art. 1
L’Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell’articolo 1° dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato.
Art. 2
L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo.
Art. 3
L’Italia  riconosce  alla  Santa  Sede  la  piena  proprietà  e  la  esclusiva  ed  assoluta  potestà e giurisdizione sovrana sul Vaticano, com’è attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e dotazioni, creandosi per tal modo la Città del Vaticano per gli speciali fini e con le modalità di cui al presente Trattato. I confini di detta Città sono indicati nella Pianta che costituisce l’Allegato I° del presente Trattato, del quale forma parte integrante.
Resta  peraltro  inteso  che  la  piazza  di  San  Pietro,  pur  facendo  parte  della  Città  del  Vaticano, continuerà ad essere normalmente aperta al pubblico e soggetta ai poteri di polizia delle autorità italiane; le quali si arresteranno ai piedi della scalinata della Basilica, sebbene questa continui ad essere destinata al culto pubblico, e si asterranno perciò dal montare ed accedere alla detta Basilica, salvo che siano invitate ad intervenire dall’autorità competente.
Quando la Santa Sede, in vista di particolari funzioni, credesse di sottrarre temporaneamente la piazza di San Pietro al libero transito del pubblico, le autorità italiane, a meno che non fossero invitate dall’autorità competente a rimanere, si ritireranno al di là delle linee esterne del colonnato berniniano e del loro prolungamento.
Art. 4
La  sovranità  e  la  giurisdizione  esclusiva,  che  l’Italia  riconosce  alla  Santa  Sede  sulla  Città del Vaticano, importa che nella medesima non possa esplicarsi alcuna ingerenza da parte del Governo Italiano e che non vi sia altra autorità che quella della Santa Sede.
Art. 5
Per l’esecuzione di quanto è stabilito nell’articolo precedente, prima dell’entrata in vigore del presente Trattato, il territorio costituente la Città del Vaticano dovrà essere, a cura del Governo italiano, reso libero da ogni vincolo e da eventuali occupatori. La Santa Sede provvederà a chiuderne gli accessi, recingendo le parti aperte, tranne la piazza di San Pietro.
Resta per altro convenuto che, per quanto riflette gli immobili ivi esistenti, appartenenti ad istituti od enti religiosi, provvederà direttamente la Santa Sede a regolare i suoi rapporti con questi, disinteressandosene lo Stato italiano.
Art. 6
L’Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati, che alla Città del Vaticano sia assicurata un’adeguata dotazione di acque in proprietà.
Provvederà,  inoltre,  alla  comunicazione  con  le  ferrovie  dello  Stato  mediante  la  costruzione di una stazione ferroviaria nella Città del Vaticano, nella località indicata nell’allegata Pianta (Alleg. I) e mediante la circolazione di veicoli propri del Vaticano sulle ferrovie italiane. Provvederà altresì al collegamento, direttamente anche cogli altri Stati, dei servizi telegrafici, telefonici, radiotelegrafici, radiotelefonici e postali nella Città del Vaticano. Provvederà infine anche al coordinamento degli altri servizi pubblici. A tutto quanto sopra si provvederà a spese dello Stato italiano e nel termine di un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato.
La Santa Sede provvederà, a sue spese, alla sistemazione degli accessi del Vaticano già esistenti e degli altri che in seguito credesse di aprire.
Saranno presi accordi tra la Santa Sede e lo Stato italiano per la circolazione nel territorio di quest’ultimo dei veicoli terrestri e degli aeromobili della Città del Vaticano.
Art. 7
Nel  territorio  intorno  alla  Città  del  Vaticano  il  Governo  italiano  si  impegna  a  non  permettere nuove costruzioni, che costituiscano introspetto, ed a provvedere, per lo stesso  fine,  alla  parziale demolizione  di  quelle  già  esistenti  da  Porta  Cavalleggeri  e  lungo la via Aurelia ed il viale Vaticano. In conformità alle norme del diritto internazionale, è vietato agli aeromobili di qualsiasi specie di trasvolare sul territorio del Vaticano. Nella Piazza Rusticucci e nelle zone adiacenti al colonnato, ove non si estende la extraterritorialità  di  cui  all’art.  15,  qualsiasi  mutamento  edilizio  o  stradale,  che  possa  interessare la Città del Vaticano, si farà di comune accordo.
Art. 8
L’Italia, considerando sacra ed inviolabile la persona del Sommo Pontefice, dichiara punibili l’attentato contro di Essa e la provocazione a commetterlo con le stesse pene stabilite per l’attentato e la provocazione a commetterlo contro la persona del Re.
Le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio italiano contro la persona del Sommo Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti sono punite come le offese e le ingiurie alla persona del Re.
Art. 9
In conformità alle norme del diritto internazionale sono soggette alla sovranità della  Santa  Sede  tutte  le  persone  aventi  stabile  residenza  nella  Città  del  Vaticano.  Tale  residenza non si perde per il semplice fatto di una temporanea dimora altrove, non accompagnata  dalla  perdita  dell’abitazione  nella  Città  stessa  o  da  altre  circostanze  comprovanti l’abbandono di detta residenza. Cessando  di  essere  soggette  alla  sovranità  della  Santa  Sede,  le  persone  menzionate nel  comma  precedente,  ove  a  termini  della  legge  italiana,  indipendentemente  dalle  circostanze di fatto, sopra previste, non siano da ritenere munite di altra cittadinanza, saranno in Italia considerate senz’altro cittadini italiani. Alle persone stesse, mentre sono soggette alla sovranità della Santa Sede, saranno applicabili  nel  territorio  del  Regno  d’Italia,  anche  nelle  materie in cui deve essere osservata la legge personale (quando non siano regolate da norme emanate dalla Santa Sede), quelle della legislazione italiana, e ove si tratti di persona che sia da ritenere munita di altra cittadinanza, quelle dello Stato cui essa appartiene.
Art. 10
I dignitari della Chiesa e le persone appartenenti alla Corte Pontificia, che verranno indicati in un elenco da concordarsi fra le Alte Parti contraenti, anche quando non fossero cittadini del Vaticano, saranno sempre ed in ogni caso rispetto all’Italia esenti dal servizio militare, dalla giuria e da ogni prestazione di carattere personale. Questa disposizione si applica pure ai funzionari di ruolo dichiarati dalla Santa Sede indispensabili, addetti in modo stabile e con stipendio fisso agli uffici della Santa Sede, nonché ai dicasteri ed agli uffici indicati appresso negli articoli 13, 14, 15 e 16, esistenti fuori della Città del Vaticano. Tali funzionari saranno indicati in altro elenco, da concordarsi come sopra è detto e che annualmente sarà aggiornato dalla Santa Sede. Gli ecclesiastici che, per ragione di ufficio, partecipano fuori della città del Vaticano all’emanazione degli atti della Santa Sede, non sono soggetti per cagione di essi a nessun impedimento, investigazione o molestia da parte delle autorità italiane. Ogni persona straniera investita di ufficio ecclesiastico in Roma gode delle garanzie personali competenti ai cittadini italiani in virtù delle leggi del Regno.
Art. 11
Gli enti centrali della Chiesa Cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane concernenti gli acquisti dei corpi morali), nonché dalla conversione nei riguardi dei beni immobili.
Art. 12
L’Italia riconosce alla Santa Sede il diritto di legazione attivo e passivo secondo le regole generali del diritto internazionale. Gli  inviati  dei  Governi  esteri  presso  la  Santa  Sede  continuano  a  godere  nel  Regno di tutte le prerogative ed immunità, che spettano agli agenti diplomatici secondo il diritto internazionale, e le loro sedi potranno continuare a rimanere nel territorio Italiano godendo delle immunità loro dovute a norma del diritto internazionale, anche se i loro Stati non abbiano rapporti diplomatici con l’Italia. Resta inteso che l’Italia si impegna a lasciare sempre ed in ogni caso libera la corrispondenza da tutti gli Stati, compresi i belligeranti, alla Santa Sede e viceversa, nonché il libero accesso dei Vescovi di tutto il mondo alla Sede Apostolica. Le Alte Parti contraenti si impegnano a stabilire fra loro normali rapporti diplomatici, mediante accreditamento di un Ambasciatore italiano presso la Santa Sede e di un Nunzio pontificio presso l’Italia, il quale sarà il Decano del Corpo Diplomatico, a termini del diritto consuetudinario riconosciuto dal Congresso di Vienna con atto del 9 giugno 1815. Per effetto della riconosciuta sovranità e senza pregiudizio di quanto è disposto nel successivo art. 19, i diplomatici della Santa Sede ed i corrieri spediti in nome del Sommo  Pontefice  godono  nel  territorio  italiano,  anche  in  tempo  di  guerra,  dello  stesso trattamento dovuto ai diplomatici ed ai corrieri di gabinetto degli altri Governi esteri, secondo le norme del diritto internazionale.
Art. 13
L’Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà delle Basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e di San Paolo, cogli edifici annessi (Alleg. II, 1, 2 e 3).
Lo Stato trasferisce alla Santa Sede la libera gestione ed amministrazione della detta Basilica di San Paolo e dell’annesso Monastero, versando altresì alla Santa Sede i capitali corrispondenti alle somme stanziate annualmente nel bilancio del Ministero della Pubblica Istruzione per la detta Basilica.
Resta del pari inteso che la Santa Sede è libera proprietaria del dipendente edificio di S. Callisto presso S. Maria in Trastevere (Alleg. II, 9).
Art. 14
L’Italia  riconosce  alla  Santa  Sede  la  piena  proprietà  del  palazzo  pontificio  di  Castel Gandolfo con tutte le dotazioni, attinenze e dipendenze (Alleg. II, 4), quali ora si trovano già in possesso della Santa Sede medesima, nonché si obbliga a cederLe, parimenti in piena proprietà, effettuandone la consegna entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente Trattato, la Villa Barberini in Castel Gandolfo con tutte le dotazioni, attinenze e dipendenze (Alleg. II, 5).
Per integrare la proprietà degli immobili siti nel lato nord del Colle Gianicolense appartenenti alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide e ad altri Istituti ecclesiastici e prospicienti verso i palazzi vaticani, lo Stato s’impegna a trasferire alla Santa Sede od agli enti che saranno da Essa indicati gli immobili di proprietà dello Stato o di terzi
esistenti in detta zona. Gli immobili appartenenti alla detta Congregazione e ad altri Istituti e quelli da trasferire sono indicati nell’allegata Pianta (Alleg. II, 12).
L’Italia, infine, trasferisce alla Santa Sede in piena e libera proprietà gli edifici ex-conventuali in Roma annessi alla Basilica dei Santi XII Apostoli ed alle chiese di Sant’Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari, con tutti gli annessi e dipendenze (Alleg.III, 3, 4 e 5), e da consegnarsi liberi da occupatori entro un anno dall’entrata in vigore
del presente Trattato.
Art. 15
Gli immobili indicati nell’art. 13 e negli alinea primo e secondo dell’art. 14, nonché i palazzi della Datarìa, della Cancelleria, di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, il palazzo del Sant’Offizio ed adiacenze, quello dei Convertendi (ora Congregazione per la Chiesa Orientale) in piazza Scossacavalli, il palazzo del Vicariato (Alleg. II, 6, 7, 8, 10 e 11), e gli altri edifici nei quali la Santa Sede in avvenire crederà di sistemare altri suoi Dicasteri, benché facenti parte del territorio dello Stato italiano, godranno delle immunità riconosciute dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri.
Le stesse immunità si applicano pure nei riguardi delle altre Chiese, anche fuori di Roma, durante il tempo in cui vengano nelle medesime, senza essere aperte al pubblico, celebrate funzioni coll’intervento del Sommo Pontefice.
Art. 16
Gli immobili indicati nei tre articoli precedenti, nonché quelli adibiti a sedi dei seguenti istituti pontifici: Università Gregoriana, Istituto Biblico, Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant’Apollinare e la Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo (Alleg. III, 1, 1 bis, 2, 6, 7, 8), non saranno mai assoggettati a vincoli o ad espropriazioni per causa di pubblica utilità, se non previo accordo con la Santa Sede, e saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente.
È in facoltà della Santa Sede di dare a tutti i suddetti immobili, indicati nel presente articolo e nei tre articoli precedenti, l’assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali o comunali italiane, le quali possono all’uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili tradizioni artistiche che vanta
la Chiesa Cattolica.
Art. 17
Le retribuzioni, di qualsiasi natura, dovute dalla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa Cattolica e dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede anche fuori di Roma, a dignitari, impiegati e salariati, anche non stabili, saranno nel territorio italiano esenti, a decorrere dal 1° gennaio 1929, da qualsiasi tributo tanto verso lo Stato quanto verso ogni altro ente.
Art. 18
I tesori d’arte e di scienza esistenti nella Città del Vaticano e nel Palazzo Lateranense rimarranno visibili agli studiosi ed ai visitatori, pur essendo riservata alla Santa Sede piena libertà di regolare l’accesso del pubblico.
Art. 19
I diplomatici e gli inviati della Santa Sede, i diplomatici e gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede e i dignitari della Chiesa provenienti dall’estero diretti alla Città del Vaticano e muniti di passaporti degli Stati di provenienza, vistati dai rappresentanti pontifici all’estero, potranno senz’altra formalità accedere alla medesima attraverso il territorio italiano. Altrettanto dicasi per le suddette persone, le quali munite di regolare passaporto pontificio si recheranno dalla Città del Vaticano all’estero.
Art. 20
Le merci provenienti dall’estero e dirette alla Città del Vaticano, o, fuori della medesima, ad istituzioni od uffici della Santa Sede, saranno sempre ammesse da qualunque punto del confine italiano ed in qualunque porto del Regno al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari.
Art. 21
Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue; quelli residenti in Roma, anche fuori della Città del Vaticano, sono a tutti gli effetti cittadini della medesima.
Durante la vacanza della Sede Pontificia, l’Italia provvede in modo speciale a che non sia ostacolato il libero transito ed accesso dei Cardinali attraverso il territorio italiano al Vaticano, e che non si ponga impedimento o limitazione alla libertà personale dei medesimi.
Cura,  inoltre,  l’Italia  che  nel  suo  territorio  all’intorno  della  Città  del  Vaticano  non vengano commessi atti, che comunque possano turbare le adunanze del Conclave.
Le dette norme valgono anche per i Conclavi che si tenessero fuori della Città del Vaticano, nonché per i Concilii presieduti dal Sommo Pontefice o dai suoi Legati e nei riguardi dei Vescovi chiamati a parteciparvi.
Art. 22
A richiesta della Santa Sede e per delegazione che potrà essere data dalla medesima o nei singoli casi o in modo permanente, l’Italia provvederà nel suo territorio alla punizione dei delitti che venissero commessi nella Città del Vaticano, salvo quando l’autore del delitto si sia rifugiato nel territorio italiano, nel qual caso si procederà senz’altro contro di lui a norma delle leggi italiane.
La Santa Sede consegnerà allo Stato italiano le persone, che si fossero rifugiate nella Città del Vaticano, imputate di atti, commessi nel territorio italiano, che siano ritenuti delittuosi dalle leggi di ambedue gli Stati.

Analogamente si provvederà per le persone imputate di delitti, che si fossero rifugiate
negli immobili dichiarati immuni nell’art. 15, a meno che i preposti ai detti immobili
preferiscano invitare gli agenti italiani ad entrarvi per arrestarle.
Art. 23
Per  l’esecuzione  nel  Regno  [Repubblica]  delle  sentenze  emanate  dai  tribunali  della Città del Vaticano si applicheranno le norme del diritto internazionale.
Avranno invece senz’altro piena efficacia giuridica, anche a tutti gli effetti civili, in Italia le sentenze ed i provvedimenti emanati da autorità ecclesiastiche ed ufficialmente comunicati alle autorità civili, circa persone ecclesiastiche o religiose e concernenti materie spirituali o disciplinari.
Art. 24
La Santa Sede, in relazione alla sovranità che le compete anche nel campo internazionale, dichiara che Essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri Stati ed ai Congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la sua potestà morale e spirituale.
In conseguenza di ciò la Città del Vaticano sarà sempre ed in ogni caso considerata territorio neutrale ed inviolabile.
Art. 25
Con speciale convenzione sottoscritta unitamente al presente Trattato, la quale costituisce l’Allegato IV al medesimo e ne forma parte integrante, si provvede alla liquidazione dei crediti della Santa Sede verso l’Italia.
Art. 26
La Santa Sede ritiene che con gli accordi, i quali sono oggi sottoscritti, Le viene assicurato adeguatamente quanto Le occorre per provvedere con la dovuta libertà ed indipendenza al governo pastorale della Diocesi di Roma e della Chiesa Cattolica in  Italia e nel mondo; dichiara definitivamente ed irrevocabilmente composta e quindi eliminata la « questione romana » e riconosce il Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia con Roma capitale dello Stato italiano.
Art. 27
Il  presente  Trattato,  non  oltre  quattro  mesi  dalla  firma,  sarà  sottoposto  alla  ratifica el Sommo Pontefice e del Re d’Italia ed entrerà in vigore all’atto stesso dello scambio delle ratifiche.
Roma, undici febbraio millenovecentoventinove.
Pietro Cardinale Gasparri, Benito Mussolini

1289

Il Trattato si compone anche di quattro allegati il primo è costituito dalla planimetria che identifica il territorio dello Stato della Città del Vaticano, il secondo le planimetrie degli immobili che godono di extraterritorialità e sono esenti da possibilità di esproprio e tassazioni e precisamente la:

– Basilica e Palazzo Apostolico Lateranense ed annessi e Scala Santa
– Basilica di S. Maria Maggiore con gli edifici annessi
– Basilica di S. Paolo con gli edifici annessi
– Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo
– Palazzo della Dataria
– Palazzo della Cancelleria
– Palazzo di Propaganda Fide
– Palazzo di S. Callisto in Trastevere
–  Palazzo  dei  Convertendi in  Piazza Scossacavalli.
– Palazzo del S. Offizio e adiacenze
– Palazzo del Vicariato in via della Pigna
– Immobili sul Gianicolo

il terzo allegato contiene le planimetrie degli edifici esenti da possibilità di esproprio e tassazioni e precisamente:

– Università Gregoriana
– Università Gregoriana della Pilotta
– Istituto Biblico
– Palazzo dei SS. XII Apostoli
– Palazzo annesso alla Chiesa di S. Andrea della Valle
– Palazzo annesso alla Chiesa di S. Carlo ai Catinari
– Istituto Archeologico

– Istituto Orientale

– Collegio Lombardo

– Collegio Russo
– Palazzi di S. Apollinare
– Casa di esercizi per il Clero in SS. Giovanni e Paolo

il quarto allegato contiene invece la Convenzione finanziaria


Convenzione finanziaria

Si premette:
Che la Santa Sede e l’Italia, a seguito della stipulazione del Trattato, col quale è stata definitivamente composta la « questione romana », hanno ritenuto necessario regolare con una convenzione distinta, ma formante parte integrante del medesimo, i loro rapporti finanziari;
Che  il  Sommo  Pontefice,  considerando  da  un  lato  i  danni  ingenti  subìti  dalla  Sede  Apostolica  per  la  perdita  del  patrimonio  di  San  Pietro,  costituito  dagli  antichi  Stati  Pontifici, e dei beni degli enti ecclesiastici, e dall’altro i bisogni sempre crescenti della Chiesa pur soltanto nella Città di Roma, e tuttavia avendo anche presente la situazione finanziaria dello Stato e le condizioni economiche del popolo italiano specialmente dopo la guerra, ha ritenuto di limitare allo stretto necessario la richiesta di indennizzo, domandando una somma, parte in contanti e parte in consolidato, la quale è in valore di molto inferiore a quella che a tutt’oggi lo Stato avrebbe dovuto sborsare alla S. Sede medesima anche solo in esecuzione dell’impegno assunto con la legge 13 maggio 1871;
Che lo Stato italiano, apprezzando i paterni sentimenti del Sommo Pontefice, ha creduto doveroso aderire alla richiesta del pagamento di detta somma;
Le due Alte Parti, rappresentate dai medesimi Plenipotenziari, hanno convenuto:
Art. 1
L’Italia  si  obbliga  a  versare,  allo  scambio  delle  ratifiche  del  Trattato,  alla  Santa  Sede  la somma di lire italiane 750.000.000 (settecento cinquanta milioni) ed a consegnare contemporaneamente alla medesima tanto Consolidato italiano 5% al portatore (col cupone scadente al 30 giugno p.v.) del valore nominale di lire italiane 1.000.000.000 (un miliardo).
Art. 2
La  Santa  Sede  dichiara  di  accettare  quanto  sopra  a  definitiva  sistemazione  dei  suoi  rapporti finanziari con l’Italia in dipendenza degli avvenimenti del 1870.
Art. 3
Tutti gli atti da compiere per l’esecuzione del Trattato, della presente Convenzione e del Concordato, saranno esenti da ogni tributo.
Roma, undici febbraio millenovecentoventinove.
Pietro Cardinale Gasparri, Benito Mussolini

——————————————————————————-

Legge del 27 maggio 1929, n. 810 in esecuzione del Trattato con i suoi quattro allegati e del Concordato sottoscritti a Roma tra la Santa Sede e l’Italia l’11 febbraio 1929.

Piena ed intera esecuzione é data al Trattato, ai quattro allegati annessi, e al Concordato, sottoscritti in Roma, fra la Santa Sede e l’Italia, l’11 febbraio 1929.

Le opere e le espropriazioni da compiersi in esecuzione del Trattato e del Concordato sono dichiarate di pubblica utilità.

Per le espropriazioni da compiersi entro i limiti del piano regolatore di Roma sono applicabili le norme vigenti per le espropriazioni dipendenti dall’esecuzione del piano stesso.

L’indennità dovuta agli esproprianti sarà determinata in base a stima redatta dai competenti uffici tecnici dell’amministrazione dei lavori pubblici ed approvata dal Ministro.

In caso di mancata accettazione della stima da parte dei proprietari, la indennità sarà fissata inappellabilmente da un collegio di tre membri, dei quali uno sarà nominato dal Ministro per i lavori pubblici, uno dall’interessato e il terzo dal primo presidente della Corte di appello di Roma.

Qualora l’interessato, dopo aver negata l’accettazione della indennità, ometta di designare il suo rappresentante entro un mese dalla avvenuta opposizione alla stima, questa s’intenderà definitivamente accettata.

Con regio decreto, su proposta del Ministro per le finanze, saranno adottati i provvedimenti finanziari occorrenti per l’esecuzione del Trattato e del Concordato, e saranno introdotte in bilancio le necessarie variazioni.

La presente legge entrerà in vigore con lo scambio delle ratifiche del Trattato, del Concordato.

TRATTATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA

(11 febbraio 1929)

In nome della Santissima Trinità

Premesso:

Che la Santa Sede e l’Italia hanno riconosciuto la convenienza di eliminare ogni ragione di dissidio fra loro esistente con l’addivenire ad una sistemazione definitiva dei reciproci rapporti, che sia conforme a giustizia ed alla dignità delle due Alte Parti, e che, assicurando alla Santa Sede in modo stabile una condizione di fatto e di diritto la quale Le garantisca l’assoluta indipendenza per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo, consenta alla Santa Sede stessa di riconoscere composta in modo definitivo e irrevocabile la «questione romana», sorta nel 1870 con l’annessione di Roma al regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia.

Che dovendosi, per assicurare alla Santa Sede l’assoluta e visibile indipendenza, garantirLe una sovranità indiscutibile pur nel campo internazionale, si è ravvisata la necessità di costruire, con particolari modalità, la Città del Vaticano, riconoscendo sulla medesima alla Santa Sede la piena proprietà e l’esclusiva ed assoluta potestà e giurisdizione sovrana.

Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, hanno risoluto di stipulare un Trattato, nominando a tale effetto due Plenipotenziari, cioè, per parte di Sua Santità, Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Pietro Gasparri, Suo Segretario di Stato, e per parte di Sua Maestà, Sua Eccellenza il signor Cavaliere Benito Mussolini, Primo Ministro e Capo del Governo; i quali scambiati i loro rispettivi pieni poteri e trovatili in buona e dovuta forma, hanno convenuto negli accordi seguenti:

L’Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell’articolo 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato.

L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo.

L’Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà e la esclusiva ed assoluta potestà e giurisdizione sovrana sul Vaticano, com’è attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e dotazioni, creandosi per tal modo la Città del Vaticano per gli speciali fini e con le modalità di cui al presente Trattato. I confini di detta Città sono indicati nella pianta che costituisce l’allegato I del presente Trattato, del quale forma parte integrante.

Resta peraltro inteso che la piazza di San Pietro, pur facendo parte della Città del Vaticano, continuerà ad essere normalmente aperta al pubblico e soggetta ai poteri di polizia delle autorità italiane; le quali si attesteranno ai piedi della scalinata della Basilica, sebbene questa continui ad essere destinata al culto pubblico, e si asterranno perciò dal montare ed accedere alla detta Basilica salvo che siano invitate ad intervenire dall’autorità competente.

Quando la Santa Sede in vista di particolari funzioni credesse di sottrarre temporaneamente la piazza di San Pietro al libero transito del pubblico, le autorità italiane, a meno che non fossero invitate dall’autorità competente a rimanere, si ritireranno al di là delle linee esterne del colonnato berniniano e del loro prolungamento.

La sovranità e la giurisdizione esclusiva, che l’Italia riconosce alla Santa Sede sulla Città del Vaticano importa che nella medesima non possa esplicarsi alcuna ingerenza da parte del Governo italiano e che non vi sia altra autorità che quella della Santa Sede.

Per l’esecuzione di quanto é stabilito nell’articolo precedente, prima dell’entrata in vigore del presente Trattato, il territorio costituente la Città del Vaticano dovrà essere, a cura del Governo italiano, reso libero da ogni vincolo e da eventuali occupatori.

La Santa Sede provvederà a chiuderne gli accessi recingendo le parti aperte tranne la piazza di San Pietro.

Resta per altro convenuto che, per quanto riflette gli immobili ivi esistenti, appartenenti ad istituti od enti religiosi, provvederà direttamente la Santa Sede a regolare i suoi rapporti con questi disinteressandosene lo Stato italiano.

L’Italia provvederà a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati che alla Città del Vaticano sia assicurata un’adeguata dotazione di acque in proprietà.

Provvederà, inoltre, alla comunicazione con le ferrovie dello Stato mediante la costruzione di una stazione ferroviaria nella Città del Vaticano, nella località indicata nell’allegata pianta (allegato I) e mediante la circolazione di veicoli propri del Vaticano sulle ferrovie italiane.

Provvederà altresì al collegamento, direttamente anche cogli altri Stati dei servizi telegrafici, telefonici, radiotelegrafici, radiotelefonici e postali nella Città del Vaticano.

Provvederà infine anche al coordinamento degli altri servizi pubblici.

A tutto quanto sopra si provvederà a spese dello Stato italiano e nel termine di un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato.

La Santa Sede provvederà, a sue spese, alla sistemazione degli accessi del Vaticano già esistenti e degli altri che in seguito credesse di aprire.

Saranno presi accordi tra la Santa Sede e lo Stato italiano per la circolazione nel territorio di quest’ultimo dei veicoli terrestri e degli aeromobili della Città del Vaticano.

Nel territorio intorno alla Città del Vaticano il Governo italiano si impegna a non permettere nuove costruzioni, che costituiscano introspetto, ed a provvedere, per lo stesso fine, alla parziale demolizione di quelle già esistenti da Porta Cavalleggeri e lungo la via Aurelia ed il viale Vaticano.

In conformità alle norme del diritto internazionale, é vietato agli aeromobili di qualsiasi specie di trasvolare sul territorio del Vaticano.

Nella piazza Rusticucci e nelle zone adiacenti al colonnato, ove non si estende la extraterritorialità di cui all’art. 15 qualsiasi mutamento edilizio o stradale, che possa interessare la Città del Vaticano, si farà di comune accordo.

L’Italia, considerando sacra ed inviolabile la persona del Sommo Pontefice, dichiara punibili l’attentato contro di esso e la provocazione a commetterlo con le stesse pene stabilite per l’attentato e la provocazione a commetterlo contro la persona del Re.

Le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio italiano contro la persona del Sommo Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti, sono punite come le offese e le ingiurie alla persona del Re.

In conformità alle norme del diritto internazionale sono soggette alla sovranità della Santa Sede tutte le persone aventi stabile residenza nella Città del Vaticano.

Tale residenza non si perde per il semplice fatto di una temporanea dimora altrove, non accompagnata dalla perdita dell’abitazione nella Città stessa o dalle altre circostanze comprovanti l’abbandono di detta residenza.

Cessando di essere soggette alla sovranità della Santa Sede le persone menzionate nel comma precedente, ove a termini della legge italiana, indipendentemente dalle circostanze di fatto sopra previste, non siano da ritenere munite di altra cittadinanza, saranno in Italia considerate senz’altro cittadini italiani.

Alle persone stesse, mentre sono soggette alla sovranità della Santa Sede, saranno applicabili nel territorio del regno d’Italia, anche nelle materie in cui deve essere osservata la legge personale (quando non siano regolate da norme emanate dalla Santa Sede), quelle della legislazione italiana, e, ove si tratti di persona che sia da ritenere munita di altra cittadinanza, quella dello Stato cui essa appartiene.

I dignitari della Chiesa e le persone appartenenti alla Corte Pontificia, che verranno indicati in un elenco da concordarsi fra le Alte Parti contraenti, anche quando non fossero cittadini del Vaticano, saranno sempre ed in ogni caso rispetto all’Italia esenti dal servizio militare, dalla giuria e da ogni prestazione di carattere personale.

Questa disposizione si applica pure ai funzionari di ruolo dichiarati dalla Santa Sede indispensabili, addetti in modo stabile e con stipendio fisso agli uffici della Santa Sede nonché ai dicasteri ed agli uffici indicati appresso negli artt. 13, 14, 15 e 16 esistenti fuori della Città del Vaticano. Tali funzionari saranno indicati, in altro elenco, da concordarsi come sopra e detto e che annualmente sarà aggiornato dalla Santa Sede.

Gli ecclesiastici che, per ragione di ufficio, partecipano fuori dalla Città del Vaticano all’emanazione degli atti della Santa Sede, non sono soggetti per cagione di essi a nessun impedimento, investigazione o molestia da parte delle autorità italiane.

Ogni persona straniera investita di ufficio ecclesiastico in Roma gode delle garanzie personali competenti ai cittadini italiani in virtù delle leggi del regno.

Gli enti centrali della Chiesa cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane concernenti gli acquisti dei corpi morali), nonché dalla conversione nei riguardi dei beni immobili.

L’Italia riconosce alla Santa Sede il diritto di legazione attivo e passivo secondo le regole generali del diritto internazionale.

Gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede continuano a godere nel regno di tutte le prerogative ed immunità che spettano agli agenti diplomatici secondo il diritto internazionale e le loro sedi potranno continuare a rimanere nel territorio italiano godendo delle immunità loro dovute a norma del diritto internazionale, anche se i loro Stati non abbiano rapporti diplomatici con l’Italia.

Resta inteso che l’Italia si impegna a lasciare sempre ed in ogni caso libera la corrispondenza da tutti gli Stati, compresi i belligeranti, alla Santa Sede e viceversa, nonché il libero accesso dei vescovi di tutto il mondo alla Sede apostolica.

Le Alte Parti contraenti si impegnano a stabilire fra loro normali rapporti diplomatici, mediante accreditamento di un Ambasciatore italiano presso la Santa Sede e di un Nunzio pontificio presso l’Italia, il quale sarà il decano del Corpo diplomatico, ai termini del diritto consuetudinario riconosciuto dal Congresso di Vienna con atto del 9 giugno 1815.

Per effetto della riconosciuta sovranità e senza pregiudizio di quanto é disposto nel successivo art. 19, i diplomatici della Santa Sede ed i corrieri spediti in nome del Sommo Pontefice godono nel territorio italiano, anche in tempo di guerra, dello stesso trattamento dovuto ai diplomatici ed ai corrieri di gabinetto degli altri Governi esteri, secondo le norme del diritto internazionale.

L’Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà delle Basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e di San Paolo, cogli edifici annessi (allegato II, 1, 2 e 3).

Lo Stato trasferisce alla Santa Sede la libera gestione ed amministrazione della detta Basilica San Paolo e dell’annesso monastero, versando altresì alla Santa Sede i capitali corrispondenti alle somme stanziate annualmente nel bilancio del Ministero della pubblica istruzione per la detta Basilica. Resta del pari inteso che la Santa Sede é libera proprietaria del dipendente edificio di San Callisto presso Santa Maria in Trastevere (allegato II, 9).

L’Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà del palazzo pontificio di Castel Gandolfo con tutte le dotazioni, attinenze e dipendenze (allegato II, 4), quali ora si trovano già in possesso della Santa Sede medesima, nonché si obbliga a cederLe, parimenti in piena proprietà, effettuandone la consegna entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente Trattato, la Villa Barberini in Castel Gandolfo con tutte le dotazioni e attinenze (allegato II, 5).

Per integrare la proprietà degli immobili siti nel lato nord del colle Gianicolense appartenenti alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide e ad altri istituti ecclesiastici e prospicienti verso i palazzi vaticani, lo Stato si impegna a trasferire alla Santa Sede od agli enti che saranno da Essa indicati gli immobili di proprietà dello Stato o di terzi esistenti in detta zona.

Gli immobili appartenenti alla detta Congregazione e ad altri istituti e quelli da trasferire sono indicati nell’allegata pianta (allegato II, 12).

L’Italia, infine, trasferisce alla Santa Sede in piena e libera proprietà gli edifici ex-conventuali in Roma annessi alla Basilica dei Santi XII Apostoli ed alle chiese di S. Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari, con tutti gli annessi e dipendenze (allegato III, 3, 4 e 5), e da consegnarsi liberi da occupanti entro un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato.

Gli immobili indicati nell’art. 13 e negli alinea primo e secondo dell’articolo 14, nonché i palazzi della Dataria, della Cancelleria, di Propaganda Fide in Piazza di Spagna il palazzo di Sant’Offizio ed adiacenze, quello dei Convertendi (ora Congregazione per la Chiesa Orientale) in piazza Scossacavalli, il palazzo del Vicario (allegato II, 6, 7, 8, 10 e 11) e gli altri edifici nei quali la Santa Sede in avvenire crederà di sistemare altri suoi Dicasteri, benché facenti parte del territorio dello Stato italiano, goderanno delle immunità riconosciute dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri.

Le stesse immunità si applicano pure nei riguardi delle altre chiese, anche fuori di Roma, durante il tempo in cui vengano nelle medesime, senza essere aperte al pubblico, celebrate funzioni coll’intervento del Sommo Pontefice.

Gli immobili indicati nei tre articoli precedenti, nonché quelli adibiti a sedi dei seguenti Istituti pontifici: Università Gregoriana, Istituto Biblico, Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant’Apollinare e la casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo (allegato III, 1, 1-bis, 2, 6, 7, 8), non saranno mai assoggettati a vincoli o ad espropriazioni per causa di pubblica utilità, se non previo accordo con la Santa Sede e saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso altro ente.

È in facoltà della Santa Sede di dare a tutti i suddetti immobili, indicati nel presente articolo e nei tre articoli precedenti, l’assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali o comunali italiane, le quali possono all’uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili tradizioni artistiche che vanta la Chiesa cattolica.

Le retribuzioni di qualsiasi natura, dovute dalla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa cattolica e dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede anche fuori di Roma, a dignitari, impiegati e salariati, anche non stabili, saranno nel territorio italiano esenti, a decorrere dal 1° gennaio 1929, da qualsiasi tributo tanto verso lo Stato quanto verso ogni altro ente.

I tesori d’arte e di scienza esistenti nella Città del Vaticano e nel Palazzo Lateranense rimarranno visibili agli studiosi ed ai visitatori, pur essendo riservata alla Santa Sede la piena libertà di regolare l’accesso del pubblico.

I diplomatici e gli inviati della Santa Sede, i diplomatici e gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede e i dignitari della Chiesa provenienti dall’estero diretti alla Città del Vaticano e muniti di passaporti degli Stati di provenienza, vistati dai rappresentati pontifici all’estero, potranno senz’altra formalità accedere alla medesima attraverso il territorio italiano.

Altrettanto dicasi per le suddette persone, le quali munite di regolare passaporto pontificio si recheranno dalla Città del Vaticano all’estero.

Le merci provenienti dall’estero e dirette alla Città del Vaticano, o, fuori dalla medesima, ad istituzioni ed uffici della Santa Sede, saranno sempre ammesse, da qualunque punto del confine italiano ed in qualunque porto del regno, al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari.

Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori dovuti ai principi del sangue: quelli residenti in Roma, anche fuori della Città del Vaticano, sono, a tutti gli effetti, cittadini della medesima.

Durante la vacanza della Sede Pontificia, l’Italia provvede in modo speciale a che non sia ostacolato il libero transito ed accesso dei Cardinali attraverso il territorio Italiano al Vaticano, e che non si ponga impedimento o limitazione alla libertà personale dei medesimi.

Cura inoltre, l’Italia che nel suo territorio all’interno della Città del Vaticano non vengano commessi atti che comunque possano turbare le adunanze del Conclave.

Le dette norme valgono anche per i conclavi che si tenessero fuori della Città del Vaticano, nonché per i Concilii presieduti dal Sommo Pontefice o dai suoi Legati e nei riguardi dei Vescovi chiamati a parteciparvi.

A richiesta della Santa Sede e per delegazione che potrà essere data dalla medesima o nei singoli casi o in modo permanente, l’Italia provvederà nel suo territorio alla punizione dei delitti che venissero commessi nella Città del Vaticano, salvo quando l’autore del delitto si sia rifugiato nel territorio italiano, nel qual caso si procederà senz’altro contro di lui a norma delle leggi italiane.

La Santa Sede consegnerà allo Stato italiano le persone, che si fossero rifugiate nella Città del Vaticano, imputate di tali atti, commessi nel territorio italiano, che siano ritenuti delittuosi dalle leggi di ambedue gli Stati.

Analogamente si provvederà per le persone imputate di delitti, che si fossero rifugiate negli immobili dichiarati immuni nell’art. 15, a meno che i preposti ai detti immobili preferiscano invitare gli agenti italiani ad entrarvi per arrestarle.

Per l’esecuzione nel regno delle sentenze emanate dai tribunali della Città del Vaticano si applicheranno le norme del diritto internazionale.

Avranno invece senz’altro piena efficacia giuridica, anche a tutti gli effetti civili, in Italia le sentenze ed i provvedimenti emanati da autorità ecclesiastiche ed ufficialmente comunicati alle autorità civili, circa persone ecclesiastiche o religiose e concernenti materie spirituali o disciplinari.

La Santa Sede, in relazione alla sovranità che le compete anche nel campo internazionale, dichiara che essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri Stati ed ai congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi, in ogni caso, di far valere la sua potestà morale e spirituale. In conseguenza di ciò la Città del Vaticano sarà sempre ed in ogni caso considerata territorio neutro ed inviolabile.

Con speciale convenzione sottoscritta unitamente al presente Trattato, la quale costituisce l’allegato IV al medesimo e ne forma parte integrante, si provvede alla liquidazione dei crediti della Santa Sede verso l’Italia.

La Santa Sede ritiene che con gli accordi i quali sono oggi sottoscritti, Le viene assicurato adeguatamente quanto Le occorre per provvedere con la dovuta libertà ed indipendenza al governo pastorale della Diocesi di Roma e della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo; dichiara definitivamente ed irrevocabilmente composta e quindi eliminata la «questione romana» e riconosce il regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia con Roma capitale dello Stato italiano.

A sua volta l’Italia riconosce lo Stato della Città del Vaticano sotto la sovranità del Sommo Pontefice. È abrogata la l. 13 maggio 1871, n. 214, e qualunque altra disposizione contraria al presente Trattato. 27.

Il presente Trattato, non oltre quattro mesi dalla firma sarà sottoposto alla ratifica del Sommo Pontefice e del Re d’Italia, ed entrerà in vigore all’atto stesso dello scambio delle ratifiche.

CONCORDATO TRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA

In nome della Santissima Trinità

Premesso:

Che fin dall’inizio delle trattative tra la Santa Sede e l’Italia per risolvere la «questione romana» la Santa Sede stessa ha proposto che il Trattato relativo a detta questione fosse accompagnato, per necessario complemento, da un Concordato, inteso a regolare le condizioni della religione e della Chiesa in Italia; che é stato conchiuso e firmato oggi stesso il Trattato per la soluzione della «questione romana»; Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, hanno risoluto di fare un Concordato, ed all’uopo hanno nominato gli stessi Plenipotenziari, delegati per la stipulazione del Trattato, cioé per parte di Sua Santità, Sua Eminenza Reverendissima il signor Cardinale Pietro Gasparri, Suo Segretario di Stato, e per parte di Sua Maestà, Sua Eccellenza il signor Cavaliere Benito Mussolini, Primo Ministro e Capo del Governo, i quali, scambiati i loro pieni poteri e trovatili in buona e dovuta forma, hanno convenuto negli articoli seguenti:

L’Italia, ai sensi dell’articolo 1 del Trattato, assicura alla Chiesa Cattolica il libero esercizio del potere spirituale, il libero e pubblico esercizio del culto, nonché della sua giurisdizione in materia ecclesiastica in conformità alle norme del presente Concordato; ove occorra, accorda agli ecclesiastici per gli atti del loro ministero spirituale la difesa da parte delle sue autorità.

In considerazione del carattere sacro della Città Eterna, sede vescovile del Sommo Pontefice, centro del mondo cattolico e meta di pellegrinaggi, il Governo italiano avrà cura di impedire in Roma tutto ciò che possa essere in contrasto col detto carattere.

La Santa Sede comunica e corrisponde liberamente con i Vescovi, col clero e con tutto il mondo cattolico senza alcuna ingerenza del Governo italiano. Parimenti, per tutto quanto si riferisce al ministero pastorale, i Vescovi comunicano e corrispondono liberamente col loro clero e con tutti i fedeli.

Tanto la Santa Sede quanto i Vescovi possono pubblicare liberamente ed anche affiggere nell’interno ed alle porte esterne degli edifici destinati al culto o ad uffici del loro ministero le istruzioni, ordinanze, lettere pastorali, bollettini diocesani ed altri atti riguardanti il governo spirituale dei fedeli, che crederanno di emanare nell’ambito della loro competenza. Tali pubblicazioni ed affissioni ed in genere tutti gli atti e documenti relativi al governo spirituale dei fedeli non sono soggetti ad oneri fiscali. Le dette pubblicazioni per quanto riguarda la Santa Sede possono essere fatte in qualunque lingua, quelle dei Vescovi sono fatte in lingua italiana o latina; ma, accanto al testo italiano, l’autorità ecclesiastica può aggiungere la traduzione in altre lingue.

Le autorità ecclesiastiche possono senza alcuna ingerenza delle autorità civili eseguire collette nell’interno ed all’ingresso delle chiese nonché negli edifici di loro proprietà.

Gli studenti di teologia, quelli degli ultimi due anni di propedeutica alla teologia avviati al sacerdozio ed i novizi degli istituti religiosi possono, a loro richiesta, rinviare, di anno in anno, fino al ventesimo-sesto anno di età, l’adempimento degli obblighi del servizio militare. I chierici ordinati in sacris ed i religiosi, che hanno emesso i voti, sono esenti dal servizio militare, salvo il caso di mobilitazione generale. In tale caso, i sacerdoti passano nelle forze armate dello Stato, ma é loro conservato l’abito ecclesiastico, affinché esercitino fra le truppe il sacro ministero sotto la giurisdizione ecclesiastica dell’Ordinario militare ai sensi dell’art. 14. Gli altri chierici o religiosi sono di preferenza destinati ai servizi sanitari.

Tuttavia anche se siasi disposta la mobilitazione generale, sono dispensati dal presentarsi alla chiamata i sacerdoti con cura di anime.

Si considerano tali gli ordinari, i parroci, i vice parroci o coadiutori, i vicari ed i sacerdoti stabilmente preposti a rettorie di chiese aperte al culto.

Gli ecclesiastici ed i religiosi sono esenti dall’ufficio di giurato.

Nessun ecclesiastico può essere assunto o rimanere in un impiego od ufficio dello Stato italiano o di enti pubblici dipendenti dal medesimo senza il nulla-osta dell’ordinario diocesano.

La revoca del nulla-osta priva l’ecclesiastico della capacità di continuare ad esercitare l’impiego o l’ufficio assunto. In ogni caso i sacerdoti apostati o irretiti da censura non potranno essere assunti né conservati in un insegnamento, in un ufficio od in un impiego, nei quali siano a contatto immediato col pubblico.

Gli stipendi e gli altri assegni, di cui godono gli ecclesiastici in ragione del loro ufficio, sono esenti da pignorabilità nella stessa misura in cui lo sono gli stipendi e gli assegni degli impiegati dello Stato.

Gli ecclesiastici non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità e dare informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero.

Nel caso di deferimento al magistrato penale di un ecclesiastico o di un religioso per delitto. il Procuratore del Re deve informare immediatamente l’ordinario della diocesi, nel cui territorio egli esercita giurisdizione; e deve sollecitamente trasmettere di ufficio al medesimo la decisione istruttoria o, ove abbia luogo, la sentenza terminativa del giudizio tanto in primo grado quanto in appello.

In caso di arresto, l’ecclesiastico o il religioso è trattato col riguardo dovuto al suo stato ed al suo grado gerarchico.

Nel caso di condanna di un ecclesiastico o di un religioso, la pena é scontata possibilmente in locali separati da quelli destinati ai laici, a meno che l’ordinario competente non abbia ridotto il condannato allo stato laicale.

Di regola, gli edifici aperti al culto sono esenti da requisizioni od occupazioni.

Occorrendo per gravi necessità pubbliche occupare un edificio aperto al culto, l’autorità che procede all’occupazione deve prendere previamente accordi con l’ordinario a meno che ragioni di assoluta urgenza a ciò si oppongano. In tale ipotesi l’autorità procedente deve informare immediatamente il medesimo.

Salvo i casi di urgente necessità, la forza pubblica non può entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica.

Non si potrà per qualsiasi causa procedere alla demolizione di edifici aperti al culto, se non previo accordo colla componente autorità ecclesiastica.

Lo Stato riconosce i giorni festivi stabiliti dalla Chiesa, che sono i seguenti:
tutte le domeniche;
il primo giorno dell’anno;
il giorno dell’epifania (6 gennaio);
il giorno della festa di San Giuseppe (19 marzo);
il giorno dell’Ascensione;
il giorno del Corpus domini;
il giorno della festa di SS. Apostoli Pietro e Paolo (29 giugno);
il giorno dell’Assunzione della B.V. Maria (15 agosto);
il giorno di Ognissanti (l° novembre);
il giorno della festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre);
il giorno di Natale (25 dicembre).
Nelle domeniche e nelle feste di precetto, nelle chiese in cui officia un Capitolo, il celebrante la Messa Conventuale canterà, secondo le norme della sacra liturgia, una preghiera per la prosperità del Re d’Italia e dello Stato italiano.

Il Governo italiano comunica alla Santa Sede la tabella organica del personale ecclesiastico di ruolo adibito al servizio dell’assistenza spirituale presso le forze militari dello Stato appena essa sia stata approvata nei modi di legge.

La designazione degli ecclesiastici, cui é commessa l’alta direzione del servizio di assistenza spirituale (ordinario militare, vicario ed ispettori), é fatta confidenzialmente dalla Santa Sede al Governo italiano.

Qualora il Governo italiano abbia ragioni da opporre alla fatta designazione, ne darà comunicazione alla Santa Sede, la quale procederà ad altra designazione.

L’ordinario militare sarà rivestito della dignità arcivescovile.

La nomina dei cappellani militari é fatta dalla competente autorità dello Stato italiano su designazione dell’ordinario militare.

Le truppe italiane di aria, di terra e di mare godono, nei riguardi dei doveri religiosi, dei privilegî e delle esenzioni consentite dal diritto canonico.

I cappellani militari hanno, riguardo alle dette truppe, competenze parrocchiali.

Essi esercitano il sacro ministero sotto la giurisdizione dell’ordinario militare, assistito dalla propria Curia.

L’ordinario militare ha giurisdizione anche sul personale religioso maschile e femminile, addetto agli ospedali militari.

L’arcivescovo ordinario militare é proposto al Capitolo della chiesa del Pantheon in Roma, costituendo con esso il clero, cui é affidato il servizio religioso di detta Basilica.

Tale clero è autorizzato a provvedere a tutte le funzioni religiose, anche fuori di Roma, che in conformità alle regole canoniche siano richieste dallo Stato o dalla Reale Casa.

La Santa Sede consente a conferire a tutti i canonici componenti il capitolo dal Pantheon la dignità di protonotari ad instar, durante munere.

La nomina di ciascuno di essi sarà fatta dal cardinale Vicario di Roma, dietro presentazione da parte di Sua maestà il Re d’Italia, previa confidenziale indicazione del presentando. La Santa Sede si riserva di trasferire ad altra chiesa la Diaconia.
(…)
(…)
Dovendosi, per disposizione dell’autorità ecclesiastica, raggruppare in via provvisoria o definitiva più parrocchie, sia affidandole ad un solo parroco assistito da uno o più vice parroci, sia riunendo in un solo presbiterio più sacerdoti, lo Stato manterrà inalterato il trattamento economico dovuto a dette parrocchie.

La scelta degli Arcivescovi e Vescovi appartiene alla Santa Sede.

Prima di procedere alla nomina di un Arcivescovo o di un Vescovo diocesano o di un coadiutore cum iure successioni, la Santa Sede comunicherà il nome della persona prescelta al Governo italiano per assicurarsi che il medesimo non abbia ragioni di carattere politico da sollevare contro la nomina.

Le pratiche relative si svolgeranno con la maggiore possibile sollecitudine e con ogni riservatezza, in modo che sia mantenuto il segreto sulla persona prescelta, finché non avvenga la nomina della medesima.

I Vescovi, prima di prendere possesso della loro diocesi, prestano nelle mani del Capo dello Stato un giuramento di fedeltà secondo la formula seguente: «Davanti a Dio e sui Santi Vangeli, io giuro e prometto, siccome si conviene ad un Vescovo, fedeltà allo Stato italiano. Io giuro e prometto di rispettare e di far rispettare dal mio clero il Re ed il Governo stabilito secondo le leggi costituzionali dello Stato. Io giuro e prometto inoltre che non parteciperò ad alcun accordo né assisterò ad alcun consiglio che possa recar danno allo Stato italiano ed all’ordine pubblico e che non permetterò al mio clero simili partecipazioni. Preoccupandomi del bene e dell’interesse dello Stato italiano, cercherò di evitare ogni danno che possa minacciarlo».

La provvista dei benefici ecclesiastici appartiene all’autorità ecclesiastica.

Le nomine degli investiti dei benefici parrocchiali sono dall’autorità ecclesiastica competente comunicate riservatamente al Governo italiano e non possono avere corso prima che siano passati trenta giorni dalla comunicazione.

In questo termine, il Governo italiano, ove gravi ragioni si oppongano alla nomina, può manifestarle riservatamente all’autorità ecclesiastica, la quale, permanendo il dissenso, deferirà il caso alla Santa Sede.

Sopraggiungendo gravi ragioni che rendano dannosa la permanenza di un ecclesiastico in un determinato beneficio parrocchiale, il Governo italiano comunicherà tali ragioni all’ordinario, che d’accordo col Governo prenderà entro tre mesi le misure appropriate.

In caso di divergenza tra l’ordinario ed il Governo, la Santa Sede affiderà la soluzione della questione a due ecclesiastici di sua scelta, i quali d’accordo con due delegati del Governo italiano prenderanno una decisione definitiva.

Non possono essere investiti di benefici esistenti in Italia ecclesiastici che non siano cittadini italiani.

I titolari delle diocesi e delle parrocchie devono inoltre parlare la lingua italiana.

Occorrendo, dovranno essere loro assegnati coadiutori che, oltre l’italiano, intendano e parlino anche la lingua localmente in uso, allo scopo di prestare l’assistenza religiosa nella lingua dei fedeli secondo le regole della Chiesa.

Le disposizioni degli artt. 16, 17, 19, 20, 21 e 22 non riguardano Roma e le diocesi suburbicarie.

Resta anche inteso che, qualora la Santa Sede procedesse ad un nuovo assetto di dette diocesi, rimarrebbero invariati gli assegni oggi corrisposti dallo Stato italiano sia alle mense sia alle altre istituzioni ecclesiastiche.

Sono aboliti l’exequatur, il regio placet, nonché ogni nomina cesarea o regia in materia di provvista di benefici od uffici ecclesiastici in tutta Italia, salve le eccezioni stabilite dall’art. 29, lettera g).

Lo Stato italiano rinuncia alla prerogativa sovrana del regio patronato sui benefici maggiori e minori.

È abolita la regalia sui benefici maggiori e minori.

È abolito anche il terzo pensionabile nelle Province dell’ex-regno delle due Sicilie.

Gli oneri relativi cessano di far carico allo Stato ed alle amministrazioni dipendenti.

La nomina degli investiti dei benefici maggiori e minori e di chi rappresenta temporaneamente la sede o il beneficio vacante ha effetto dalla data della provvista ecclesiastica, che sarà ufficialmente partecipata al Governo.

L’amministrazione ed il godimento delle rendite, durante la vacanza, sono disciplinati dalle norme del diritto canonico.

In caso di cattiva gestione, lo Stato italiano, presi accordi con l’autorità ecclesiastica, può procedere al sequestro delle temporalità del beneficio, devolvendone il reddito netto a favore dell’investito, o, in sua mancanza, a vantaggio del beneficio.

Le basiliche della Santa Casa di Loreto, di San Francesco in Assisi e di Sant’Antonio in Padova con gli edifici ed opere annesse, eccettuate quelle di carattere meramente laico, saranno cedute alla Santa Sede e la loro amministrazione spetterà liberamente alla medesima.

Saranno parimenti liberi da ogni ingerenza dello Stato e da conversione di altri enti di qualsiasi natura gestiti dalla Santa Sede in Italia nonché i Collegi di missioni.

Restano, tuttavia, in ogni caso applicabili le leggi italiane concernenti gli acquisti dei corpi morali.

Relativamente ai beni ora appartenenti ai detti Santuari, si procederà alla ripartizione a mezzo di commissione mista, avendo riguardo ai diritti dei terzi ed alle dotazioni necessarie alle dette opere meramente laiche.

Per gli altri Santuari, nei quali esistano amministrazioni civili, subentrerà la libera gestione dell’autorità ecclesiastica, salva, ove del caso, la ripartizione dei beni a norma del precedente capoverso.

Per tranquillizzare le coscienze, la Santa Sede accorderà piena condonazione a tutti coloro che, a seguito delle leggi italiane eversive del patrimonio ecclesiastico, si trovino in possesso di beni ecclesiastici.

A tale scopo la Santa Sede darà agli ordinari le opportune istruzioni.

Lo Stato italiano rivedrà la sua legislazione in quanto interessa la materia ecclesiastica, al fine di riformarla ed integrarla, per metterla in armonia colle direttive, alle quali si ispira il Trattato stipulato colla Santa Sede ed il presente Concordato.

Resta fin da ora convenuto fra le due Alte Parti contraenti quanto appresso:
Ferma restando la personalità giuridica degli enti ecclesiastici finora riconosciuti dalle leggi italiane (Santa Sede, diocesi, capitoli, seminari, parrocchie, ecc.), tale personalità sarà riconosciuta anche alle chiese pubbliche aperte al culto, che già non l’abbiano, comprese quelle già appartenenti agli enti ecclesiastici soppressi, con assegnazione, nei riguardi di queste ultime, della rendita che attualmente il Fondo per il culto destina a ciascuna di esse.

Salvo quanto é disposto nel precedente art. 27, i Consigli di amministrazione, dovunque esistano e qualunque sia la loro denominazione, anche se composti totalmente o in maggioranza di laici, non dovranno ingerirsi nei servizi di culto e la nomina dei componenti sarà fatta d’intesa con l’autorità ecclesiastica.

Sarà riconosciuta la personalità giuridica delle associazioni religiose, con o senza voti, approvate dalla Santa Sede, che abbiano la loro sede principale nel Regno, e siano ivi rappresentate, giuridicamente e di fatto, da persone che abbiano la cittadinanza italiana e siano in Italia domiciliate.

Sarà riconosciuta, inoltre, la personalità giuridica delle Province religiose italiane, nei limiti del territorio dello Stato e sue colonie, delle associazioni aventi la sede principale all’estero, quando concorrano le stesse condizioni.

Sarà riconosciuta altresì la personalità giuridica delle case, quando dalle regole particolari dei singoli ordini sia attribuita alle medesime la capacità di acquistare e possedere.

Sarà riconosciuta infine la personalità giuridica alle Case generalizie ed alle Procure delle associazioni, religiose, anche estere.

Le associazioni o le case religiose, le quali già abbiano la personalità giuridica, la conserveranno.

Gli atti relativi ai trasferimenti degli immobili, dei quali le associazioni sono già in possesso, dagli attuali intestatari alle associazioni stesse saranno esenti da ogni tributo.

Le confraternite aventi scopo esclusivo o prevalente di culto non sono soggette ad ulteriori trasformazioni nei fini, e dipendono dall’autorità ecclesiastica, per quanto riguarda il funzionamento e l’amministrazione.

Sono ammesse le fondazioni di culto di qualsiasi specie, purché consti che rispondano alle esigenze religiose della popolazione e non ne derivi alcun onere finanziario allo Stato.

Tale disposizione si applica anche alle fondazioni già esistenti di fatto.

Nelle amministrazioni civili del patrimonio ecclesiastico proveniente dalle leggi eversive i Consigli di amministrazione saranno formati per metà con membri designati dall’autorità ecclesiastica. Altrettanto dicasi per i Fondi di religione delle nuove Province.

Gli atti compiuti finora da enti ecclesiastici o religiosi senza l’osservanza delle leggi civili potranno essere riconosciuti e regolarizzati dallo Stato italiano, su domanda dell’ordinario da presentarsi entro tre anni dalla entrata in vigore del presente Concordato.

Lo Stato italiano rinunzia ai privilegi di esenzione giurisdizionale ecclesiastica del clero palatino in tutta Italia (salvo per quello addetto alle chiese della Santa Sindone di Torino, di Superga, del Sudario di Roma ed alle cappelle annesse ai palazzi di dimora dei Sovrani e dei Principi Reali), rientrando tutte le nomine e provviste di beneficî ed ufficî sotto le norme degli articoli precedenti.

Una apposita Commissione provvederà all’assegnazione ad ogni Basilica o Chiesa palatina di una congrua dotazione con i decreti indicati per i beni dei santuari nell’art. 27.

Ferme restando le agevolazioni tributarie già stabilite a favore degli enti ecclesiastici dalle leggi italiane fin qui vigenti, il fine di culto o di religione e, a tutti gli effetti tributari, equiparato ai fini di beneficenza e di istruzione.

È abolita la tassa straordinaria del 30 per cento imposta con l’art. 18 della l. 15 agosto 1867, n. 3848; la quota di concorso di cui agli artt. 31 della l. 7 luglio 1866, n. 3036 e 20 della l. 15 agosto 1867, n. 3848; nonché la tassa sul passaggio di usufrutto dei beni costituenti la dotazione di benefici ed altri enti ecclesiastici, stabilita dall’art. 1 del r.d. 30 dicembre 1923, n. 3270, rimanendo esclusa anche per l’avvenire l’istituzione di qualsiasi tributo speciale a carico dei beni della Chiesa.

Non saranno applicate ai ministri del culto per l’esercizio del ministero sacerdotale l’imposta sulle professioni e la tassa di patente, istituite con il r.d. 18 novembre 1923, n. 2538, in luogo della soppressa tassa di esercizio e rivendita, né qualsiasi altro tributo del genere.

L’uso dell’abito ecclesiastico o religioso da parte di secolari o da parte di ecclesiastici e di religiosi, ai quali sia interdetto con provvedimento definitivo della competente autorità ecclesiastica, che dovrà a questo fine essere ufficialmente comunicato al Governo italiano, é vietato e punito colle stesse sanzioni e pene, colle quali é vietato e punito l’uso abusivo della divisa militare.

La gestione ordinaria e straordinaria dei beni appartenenti a qualsiasi istituto ecclesiastico od associazione religiosa ha luogo sotto la vigilanza ed il controllo delle competenti autorità della Chiesa, escluso ogni intervento da parte dello Stato italiano, e senza obbligo di assoggettare a conversione i beni immobili.

Lo Stato italiano riconosce agli istituti ecclesiastici ed alle associazioni religiose la capacita di acquistare beni, salve le disposizioni delle leggi civili concernenti gli acquisti dei corpi morali.

Lo Stato italiano, finché con nuovi accordi non sarà stabilito diversamente, continuerà a supplire alle deficienze dei redditi dei benefici ecclesiastici con assegni da corrispondere in misura non inferiore al valore reale di quella stabilita dalle leggi attualmente in vigore: in considerazione di ciò, la gestione patrimoniale di detti benefici, per quanto concerne gli atti e contratti eccedenti la semplice amministrazione, avrà luogo con intervento da parte dello Stato italiano, ed in caso di vacanza la consegna dei beni sarà fatta colla presenza di un rappresentante del Governo, redigendosi analogo verbale.

Non sono soggetti all’intervento suddetto le mense vescovili delle diocesi suburbicarie ed i patrimoni dei capitoli e delle parrocchie di Roma e delle dette diocesi.

Agli effetti del supplemento di congrua, l’ammontare dei redditi che su dette mense e patrimoni sono corrisposti ai beneficiati, risulterà da una dichiarazione resa annualmente sotto la propria responsabilità dal Vescovo suburbicario per le diocesi e dal Cardinale Vicario per la città di Roma.

L’erezione di nuovi enti ecclesiastici od associazioni religiose sarà fatta dall’autorità ecclesiastica secondo le norme del diritto canonico: il loro riconoscimento agli effetti civili sarà fatto dalle autorità civili.

I riconoscimenti e le autorizzazioni previste nelle disposizioni del presente Concordato e del Trattato avranno luogo con le norme stabilite dalle leggi civili, che dovranno essere poste in armonia con le disposizioni del Concordato medesimo e del Trattato.

È riservata alla Santa Sede la disponibilità delle catacombe esistenti nel suolo di Roma e della altre parti del territorio del Regno, con l’onere conseguente della custodia, della manutenzione e della conservazione.

Essa può quindi, con l’osservanza delle leggi dello Stato e con la salvezza degli eventuali diritti di terzi, procedere alle occorrenti escavazioni ed al trasferimento dei corpi santi.

Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che é a base della famiglia, dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili.

Le pubblicazioni del matrimonio come sopra saranno effettuate, oltre che nella chiesa parrocchiale, anche nella casa comunale.

Subito dopo la celebrazione il parroco spiegherà ai coniugi gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile riguardanti i diritti ed i doveri dei coniugi, e redigerà l’atto di matrimonio, del quale entro cinque giorni trasmetterà copia integrale al Comune, affinché venga trascritto nei registri dello stato civile.

Le cause concernenti la nullità del matrimonio e la dispensa dal matrimonio rato e non consumato sono riservate alla competenza dei tribunali e dei dicasteri ecclesiastici.

I provvedimenti e le sentenze relative, quando siano divenute definitive, saranno portate al Supremo Tribunale della Segnatura, il quale controllerà se siano state rispettate le norme del diritto canonico relative alla competenza del giudice, alla citazione ed alla legittima rappresentanza o contumacia delle parti.

I detti provvedimenti e sentenze definitive coi relativi decreti del Supremo Tribunale della Segnatura saranno trasmessi alla Corte di appello dello Stato competente per territorio, la quale, con ordinanze emesse in camera di consiglio, li renderà esecutivi agli effetti civili ed ordinerà che siano annotati nei registri dello stato civile a margine dell’atto di matrimonio.

Quanto alle cause di separazione personale, la Santa Sede consente che siano giudicate dall’autorità giudiziaria civile.

Per le scuole di istruzione media tenute da enti ecclesiastici o religiosi rimane fermo l’istituto dell’esame di Stato ad effettiva parità di condizioni per candidati di istituti governativi e candidati di dette scuole.

L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica e perciò consente che l’insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d’accordo tra la Santa Sede e lo Stato.

Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti e religiosi approvati dall’autorità ecclesiastica, e sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall’ordinario diocesano.

La revoca del certificato da parte dell’ordinario priva senz’altro l’insegnante della capacità di insegnare.

Per detto insegnamento religioso nelle scuole pubbliche non saranno adottati che i libri di testo approvati dalla autorità ecclesiastica.

I dirigenti delle associazioni statali per L’educazione fisica, per L’istruzione preliminare, degli Avanguardisti e dei Balilla, per rendere possibile l’istruzione e l’assistenza religiosa della gioventù loro affidata, disporranno gli orari in modo da non impedire nelle domeniche e nelle feste di precetto l’adempimento dei doveri religiosi. Altrettanto disporranno i dirigenti delle scuole pubbliche nelle eventuali adunanze degli alunni nei detti giorni festivi.

Le nomine dei professori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del dipendente Istituto di Magistero Maria Immacolata sono subordinate al nulla osta da parte della Santa Sede diretto ad assicurare che non vi sia alcunché da eccepire dal punto di vista morale e religioso.

Le università, i seminari maggiori e minori, sia diocesani, sia interdiocesani, sia regionali, le accademie, i collegi e gli altri istituti cattolici per la formazione e la cultura degli ecclesiastici continueranno a dipendere unicamente dalla Santa Sede, senza alcuna ingerenza delle autorità scolastiche del regno.

Le lauree in sacra teologia date dalle facoltà approvate dalla Santa Sede saranno riconosciute dallo Stato italiano.

Saranno parimenti riconosciuti i diplomi, che si conseguono nelle scuole di paleografia, archivista e diplomatica documentaria erette presso la biblioteca e l’archivio nella Città del Vaticano.

L’Italia autorizza l’uso nel Regno e nelle sue colonie delle onorificenze cavalleresche pontificie mediante registrazione del breve di nomina, da farsi su presentazione del breve stesso e domanda scritta dell’interessato.

L’Italia ammetterà il riconoscimento, mediante decreto reale dei titoli nobiliari conferiti dai Sommi Pontefici anche dopo il 1870 e di quelli che saranno conferiti in avvenire. Saranno stabiliti casi nei quali il detto riconoscimento non e soggetto in Italia al pagamento di tassa.

Lo Stato italiano riconosce le organizzazioni dipendenti dall’Azione Cattolica Italiana, in quanto esse, siccome la Santa Sede ha disposto, svolgano la loro attività al di fuori di ogni partito politico e sotto l’immediata dipendenza della gerarchia della Chiesa per la diffusione e l’attuazione dei principi cattolici.

La Santa Sede prende occasione dalla stipulazione del presente Concordato per rinnovare a tutti gli ecclesiastici e religiosi d’Italia il divieto di iscriversi e militare in qualsiasi partito politico.

Se in avvenire sorgesse qualche difficoltà sull’interpretazione del presente Concordato, la Santa Sede e l’Italia procederanno di comune intelligenza ad una amichevole soluzione.

Il presente Concordato entrerà in vigore allo scambio delle ratifiche, contemporaneamente al Trattato, stipulato fra le stesse Alte Parti, che elimina la «questione romana».

Con l’entrata in vigore del presente Concordato, cesseranno di applicarsi in Italia le disposizioni dei Concordati decaduti degli ex-Stati italiani. Le leggi austriache, le leggi, i regolamenti, le ordinanze e i decreti dello Stato italiano attualmente vigenti, in quanto siano in contrasto colle disposizioni del presente Concordato, si intendono abrogati con l’entrata in vigore del medesimo.

Per predisporre la esecuzione del presente Concordato sarà nominata subito dopo la firma del medesimo, una Commissione composta da persone designate da ambedue le Alte Parti.

Roma, undici febbraio millenovecentoventinove.

Pietro Cardinale Gasparri, Benito Mussolini